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Modena Chiesi celebra la potenza della naturanel restaurato complesso San Paolo

I suoi lavori, anche su carta, dal 18 giugno, in dialogo con la sacralità della Chiesa e dell’ex Oratorio 

Michele Fuoco

La natura vince. Sempre. Non conosce ostacoli. Ha una forza tale da riuscire a rigenerarsi nei luoghi più impervi, tra le macerie, nella desolazione di fabbriche in disuso e capannoni abbandonati. Lo sa bene Andrea Chiesi che ha familiarità con queste realtà che hanno costituito ricerca del suo percorso creativo. Una ricerca in cui l’artista è guidato essenzialmente dal piacere della scoperta, mantenendo intatte l’operosità e la qualità del lavoro. Come mette in luce la mostra “Natura vincit”, a cura di Fulvio Chimento, che apre al pubblico, il 18 giugno, dalle 17 alle 21, all’interno dell’ex Oratorio (la cosiddetta Sala delle Monache), e della chiesa sconsacrata di San Paolo, in via Selmi. Luoghi, di recente ristrutturati, con rafforzamento sismico, che consentono l’ascolto di quanto attiene alla dimensione del sacro e di coltivare il desiderio di recuperare l’eden della purezza che le immagini naturalistiche di Chiesi esprimono. Ben articolato il progetto che pone, nella prima sala, la Chiesa di San Paolo, i dipinti ad olio che riguardano strutture di archeologia industriale, di ex luoghi di lavoro, ora di solitudine e di degrado, di architettura silente, che recano la memoria di fatiche, di disagi individuali e collettivi, di disastri ambientali, ma anche, in tempi recenti, di cultura alternativa. “Abbiamo esposto – dice l’artista – opere note degli ultimi 10 anni di attività. Qualcuna, di nuova produzione, presenta anticipazioni della seconda sala, con la vegetazione, le piante che crescono negli spazi abbandonati. Questa sezione va sotto il nome di Eschatos (“luoghi ultimi”), dedicata al ciclo industriale, alle fonderie, ferriere di Modena, luoghi classici che ho dipinto più volte. Ma ci sono anche dipinti che richiamano le mie esperienze a Berlino e New York”.


“Anastasis”, cioè resurrezione, è, invece, denominata la seconda parte della mostra nella Sala delle Monache che è dotata di una imponente Crocifissione e di affreschi. Qui si impone il ciclo della natura che non conosce barriere. “Lo sguardo del visitatore - sostiene Chiesi – passa dal’architettura alle piante “pionieri” che si riproducono nonostante gli ostacoli. Ho esposto anche delle teste di argilla che creano un legame con le figure dei “taccuini”, con cui sono nato artista, lavorando tanto tempo sul corpo umano”. Sono tutti lavori su carta a tecnica mista, inchiostro a china e pennarello con venature successive di verde e blu. Raffigurano l’ex Cinema Estivo dell’AMCM, fabbriche in disuso, lo studio dell’artista, il Secchia al tempo dell’alluvione, una nicchia, come una sorta di rinascita, vicino a Cristo in croce. “E’ sempre presente il concetto di rinascita, come attraversamento della vita. Questi disegni, realizzati negli ultimi tre anni, con la nuova tecnica, li abbiamo montati su grandi travi, per mantenere una sospensione e riprendere la croce di Cristo, con i temi di morte e rinascita. E’ il ciclo vitale – continua Chiesi - che asseconda l’ampiezza della sala e la sacralità del luogo, nel rispetto anche degli affreschi dai diversi soggetti”. Da segnalare che una serie di disegni su carta e i taccuini sono disposti all’interno di tavoli di vetro, nei quali l’artista costruisce un’affascinante narrazione in progress della città di Modena, con riferimento a luoghi topici. E’ una terza sezione, definita Insulae (“isole”), termine utilizzato in urbanistica per designare luoghi simbolici dall’alto valore artistico e “umano”, che sono stati dimenticati dal tempo, ma che sono carichi di fascino e di storia.

Per il critico Chimento l’aspetto più interessante della mostra è l’adattamento del lavoro prettamente pittorico all’interno dello spazio, grazie anche alla collaborazione di due scenografi, Saggion-Paganello. “Si è voluto realizzare una mostra installativa. Andrea, essendo un pittore puro che vive all’interno il suo studio e si concentra con impegno su ciò che crea, ha concepito i dipinti come “ambientati” in questo luogo. La cifra stilistica è quella di trovare sempre una relazione con lo spazio. Un luogo importante, di cui dispone l’assessorato alla cultura che potrà coinvolgere artisti non solo del territorio”.

La mostra, aperta fino al 19 settembre, sarà accompagnata da un bel catalogo (con un inserto di 16 pagine dedicate alle opere fotografate all’interno dello spazio), a cura di Andrea Losavio che evidenzia “come Chiesi con i nuovi disegni su carta avveri una rinascita del suo lavoro dal punto di vista tecnico: un fraseggio di tante linee che vengono arricchite da sfumature cromatiche. Splendide le sale e spero che restino come spazio espositivo. Possono essere un polo molto interessante, come alternativa, con un diverso tipo di mostre, a quelli della Fondazione Modena Arti Visive”. Certo, si è iniziato bene con Chiesi, tra i più noti pittori italiani, apprezzato all’estero. Bisogna evitare che questo spazio venga preso d’assalto dalle richieste di dilettanti. —

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