Cannes si inchina a Marco Bellocchio Palma d’oro a un vero maestro

Il regista ritirerà il premio e presenterà “Marx può aspettare”  Il documentario che ha realizzato sul suicidio del gemello 

ROMA. A luglio a Cannes, Marco Bellocchio – regista, sceneggiatore, docente nato oltre 80 anni fa a Bobbio, profonda provincia di Piacenza – riceverà la Palma d’oro d’onore. E negli stessi giorni, il 15, presenterà il documentario più difficile della sua vita: “ Marx può aspettare”, una frase detta a Camillo, fratello gemello, morto suicida a 29 anni.

Non ha mai fatto sconti a nessuno il cinema di Bellocchio, già Nastro d’Argento, Leone d’oro alla carriera, premio Mario Monicelli e ora, appunto, anche Palma d’oro d’onore a Cannes (festival in programma dal 4 al 16 luglio).


Non ne fa, neppure a se stesso in questo ultimo lavoro nel quale, come spesso accade, storia personale ed eventi storici si intrecciano, per diventare narrazione universale. Non nel senso di pretenziosa. Piuttosto popolare: una storia nella quale tutti, in quale modo si possano riconoscere.

«Il 16 dicembre 2016 Letizia, Pier Giorgio, Maria Luisa, Alberto ed io – racconta il regista – le sorelle e i fratelli Bellocchio superstiti ci riunimmo, con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni. Io avevo organizzato il pranzo con l’idea di fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volevo esattamente fare. In realtà lo scopo era un altro.

Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia. “Marx può aspettare” racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi: una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia». E attraverso la storia di suo fratello, Bellocchio con questo docu-film ricostruisce anche un’epoca.

C’è molta attesa per questo documentario ch ha avuto una gestazione di cinque anni.

Uscirà in contemporanea in Italia e a Cannes, dove Bellocchio era già stato in concorso nel 2019 con il film “Il traditore”, una ricostruzione del rapporto fra Tommaso Buscetta e Giovanni Falcone, molto incentrato sul concetto del killer di mafia di non essersi mai considerato un “pentito”. «Marco ha sempre messo in discussione istituzioni, tradizioni, storia intima e collettiva.

Con ognuna delle sue opere, quasi involontariamente, almeno il più naturalmente possibile, ha rivoluzionato l'ordine stabilito» osserva Thierry Frémaux, direttore del festival di Cannes. Che aggiunge: «Dopo i suoi amici registi Bernardo Bertolucci, Manoel de Oliveira o Agnès Varda, siamo orgogliosi di premiare uno dei grandi maestri del cinema italiano.

È un regista, un autore e un poeta. Onorarlo con una Palma d'onore è inevitabile, un gioco da ragazzi per tutti coloro che ammirano il suo lavoro». Un lavoro articolato con molte incursioni nella regia teatrale e d’opera: il 4 e il 5 settembre 2010 dirige in diretta televisiva il Rigoletto a Mantova (con Placido Domingo) prodotto dalla Rai e trasmesso in mondovisione in 148 paesi.

Nel 2019, la giuria del premio Viareggio Repaci lo ha insignito del premio Internazionale perché « con il coraggioso anticonformismo e la provocatoria dissacrazione borghese di film divenuti oggetti di culto, come I pugni i tasca e La Cina è vicina, ha portato avanti un suo coerente quanto sempre problematico discorso volto ad affrontare i nodi dolenti e contraddittori della contemporaneità». —