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Il Modena Jazz club compie 70 anni. Il ritorno della New Emily Jazz Band «Omaggio ai musicisti di questa città»

Dai pionieri degli anni Cinquanta a oggi. I concerti al Teatro Tempio e ai Giardini Ducali. Lunedì il via con i “Triplets”

MODENA. “Modena Jazz Festival” compie settant’anni e a partire da lunedì si festeggerà con concerti speciali sul palco dei Giardini Ducali e nel suggestivo cortile del Teatro Tempio.

«Il festival propone un cartellone variegato», spiega Giulio Vannini, presidente dell’associazione “Amici del Jazz”, promotrice come ogni anno della rassegna estiva e dei tanti eventi e workshop che vengono proposti durante l’anno, e aggiunge: «Faremo un viaggio dal jazz delle origini all’hip hop attraverso un programma che ripercorre le origini, la storia e i protagonisti di settant’anni di questo genere musicale a Modena. Il calendario di concerti proseguirà fino ad agosto con nomi illustri di carattera internazionale e locale».


Ripercorrendo la storia di questi settant’anni, nel 1953, dopo i primi concerti organizzati dove capitava, Romolo Grande e Giorgio Messerotti fondarono a Modena la New Emily Jazz Band che divenne una realtà consolidata a livello nazionale, creando un movimento culturale che, esulando dalla musica, sconfinava nella pittura e nelle arti visive.

«Nella nostra città si voleva solo suonare – ricorda Vannini- e nel corso dei decenni si sono esibiti artisti di caratura internazionale mentre, allo stesso tempo, Modena diveniva fucina di validissimi musicisti che hanno continuato a proporre musica in teatri, club e circoli, che si sono distinti con proposte originali e artisticamente notevoli».

È così che l’edizione 2021 del Modena Jazz Festival celebra l’anniversario di un genere musicale che, giungendo da lontano, ha trovato casa in città e qui ha saputo amalgamarsi al meglio con le esperienze già presenti, facendo da apripista agli innovatori dei decenni successivi: il rock e i cantautori.

Il debutto del Modena Jazz Festival sarà nel cortile del Teatro del Tempio, lunedì alle 21 con “Triplets”, il trio composto da Amedeo Adriano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Francesca Tandoi a pianoforte e voce. “Triplets” è un trio frizzante che unisce l’esperienza di due musicisti, Ariano e Bulgarelli, che suonano insieme da oltre vent’anni, al giovane talento di Tandoi, pianista romana, ma olandese di adozione. L’intesa tra i tre musicisti diventa, infatti, una delle caratteristiche predominanti di Triplets. Un viaggio musicale che parte dalla tradizione per arrivare alla modernità, con uno spirito divertente e voglia di trasmettere tante emozioni, dolci e a tratti amare, come nella vita, ma sempre “swinganti” e brillanti.

Nella stessa collocazione sono previsti altri quattro concerti (il programma completo sul sito dell’associazione Amici del Jazz e del Comune di Modena).

Il palco dei “Giardini d’estate” sarà invece dedicato ai concerti che ripercorrono la storia del jazz modenese: si comincia l’8 luglio con una serata dedicata alle “jam session del lunedì” che si svolsero dal 1998 alla Contrada della Scimmia, divenuta poi Pernilla e, dal 2006, negli stessi Giardini Ducali. La sera successiva, 9 luglio, il “Lorenzo Conte Quartet” rivisita il repertorio degli standard del jazz e propone proprie composizioni originali. Il programma dei Giardini d’Estate si conclude il 21 agosto con il concerto dei Route 9, eredi della New Emily Jazz Band, l’orchestra forse più longeva del jazz italiano.

Il gruppo Route 9 conserva quasi tutti i componenti della storica band, dalla quale prende spunto anche per il nome, Route 9, infatti, sta per Strada Statale 9, ovvero la via Emilia. «Questi settant’anni meritano una celebrazione adeguata – ha commentato l’assessore comunale Bortolamasi- Risuoneranno di musica due luoghi centrali come i Giardini Ducali e il Tempio grazie anche all’ospitalità dell’associazione che gestisce lo spazio guidata da Angelo Santimone e alle proposte di qualità grazie al lavoro degli Amici del Jazz, uno dei riferimenti culturali in città. L’impegno da parte nostra come amministrazione – ha proseguito – è duplice: da un lato, continuare a investire nelle professioni culturali e verso chi nella cultura si è costruito un percorso di lavoro, dall’altro continuare a costruire, grazie agli eventi culturali, quelle condizioni di incontro, socialità e relazioni che la pandemia ha interrotto».

Ha concluso Giulio Vannini: «Vogliamo che questa celebrazione sia un omaggio ai lungimiranti pionieri di quegli anni, che ancora suonano a dimostrazione del loro amore per la musica, ma anche un auspicio per continuare a investire nella cultura della musica, fondante dell’anima di tutti gli uomini». —