Contenuto riservato agli abbonati

Cortile del Melograno. «La mia Carmen essenziale che va oltre i toreri e Bizet» «La mia Carmen essenziale che va oltre i toreri e Bizet»

Paola Ducci

Oggi alle 21 ultimo appuntamento di “Musiche sotto il cielo”, rassegna organizzata dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena nel Cortile del Melograno, in Via dei Servi 21. In scena “Carmen”, uno dei soggetti più amati dalla danza classica e contemporanea qui rivisitato da Mauro Bigonzetti per Camilla Colella e Octavio De La Roza, danzatore che firma anche le musiche originali pop create per lo spettacolo.


Due ballerini eccezionali, un coreografo di fama internazionale che dal 1997 al 2007 è stato direttore artistico di Aterballetto e nel 2016 è stato direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala oltre ad aver collaborato con le maggiori compagnie al mondo, fra le quali English National Ballet, Stuttgart Ballet, N.Y.C Ballet, Alvin Ailey American Dance Theater e tantissimi altri.

«La musica, il canto, i colori, i personaggi e le atmosfere fanno di quest'opera un punto fermo della storia del teatro- spiega Bigonzetti - Sono convinto che tutti i coreografi abbiano pensato almeno una volta di mettere in scena questa bellissima storia in danza».

E allora perché affrontare il progetto di una nuova Carmen?

«Tutto nasce dall'incontro con due artisti-danzatori meravigliosi come Camilla e Octavio, pieni di un’energia unica, capaci e desiderosi di sperimentare qualcosa di nuovo e di diverso. Le musiche composte da Octavio per lo spettacolo sono una prova ulteriore delle straordinarie capacità di questi artisti. Loro sono una coppia sia nella vita che sulla scena e svelano così questa complicità in un gioco amoroso e inquietante, pericoloso e magnetico che io ho trovato interessantissimo e unico per l’idea di Carmen che volevo mettere in scena».

Qual è questa idea?

«Quella di togliere dalla composizione coreografica tutti quegli orpelli che fanno di Carmen l’opera che conosciamo. Ho voluto asciugarla al massimo, portandola alla sua essenzialità estrema . Allora via i toreri, via la musica di Bizet, via tutti quegli elementi per cui abitualmente si identifica l’opera, facendo emergere quelli che sono i veri punti di forza della novella di Prosper Mérimée, pubblicata nel 1845 ma ancora così attuale: l’amore, la passione, il tradimento e la morte facendoli danzare sul palcoscenico grazie a Carmen e Don José, i protagonisti dell’opera che ho voluto mantenere intatti. E allora ecco che ombre e luci si fondono in questo passo a due, che vuol essere un vero e proprio inno alla forza dei sentimenti le cui conseguenze possono essere imprevedibili».

Si sta riprendendo il settore della danza?

«Il Covid ha annientato la danza. Abbiamo ripreso a lavorare, ma con grandissime difficoltà. Sono sincero e franco: l’unica vera speranza, affinché la danza possa davvero ripartire con tutte le sue potenzialità, si ripone nel miglioramento della situazione epidemiologica. Nel frattempo però il Covid ha messo in evidenza tutte le problematiche del comparto della cultura e dello spettacolo. Peccato che mi sembra di vedere che ancora si stia continuando a ragionare sul tamponare le situazioni più tragiche quando sarebbe necessaria una vera e propria riforma di cambiamento». —