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Carpi. «Vi racconto la forza e l’ironia di Falcone e Borsellino»

Dario Leone parla del suo monologo in programma al Parco Berlinguer

Gabriele Farina

CARPI Trasmettere l’ironia di Falcone e Borsellino. Il regista Dario Leone affronta una sfida non semplice. Grazie a Libera, Leone porterà al Parco Berlinguer “Bum ha i piedi bruciati” alle 21 di oggi. Lo spettacolo è un monologo sulla vita di Giovanni Falcone in cui il magistrato ucciso dalla mafia non è il protagonista.


Come nasce tale scelta?

«Un personaggio come Giovanni Falcone è più interessante da raccontare “di fianco”. La chiave di lettura non è narrare i fatti del 23 maggio 1992, ma descrivere il carattere di Falcone: una persona allegra e ironica, come Paolo Borsellino. Il racconto parte dalle parole di un genitore che racconta al figlio quanto accadde, a partire da quando è nato Falcone».

Il messaggio di Falcone resta attuale?

«Assolutamente sì. La sorella Maria Falcone, presidente della Fondazione dedicata al fratello, ci ha dato il patrocinio ed è molto contenta ci siano iniziative per adulti e tantissimi ragazzi. Le prevaricazioni e le prepotenze ci sono sempre. Da essere nascono i comportamenti mafiosi e para-mafiosi. Purtroppo, la mafia c’è, anche al nord».

Quanto è importante il teatro per la legalità?

«Il teatro è sempre stato uno strumento di analisi e racconto della società. Con esso si entra negli argomenti con una chiave empatica, allargando gli interessi del pubblico».

E l’ironia?

«Ha un valore assoluto nel quotidiano. Tanti messaggi passano di più se usati con l’ironia. Nello spettacolo non ci si dimentica la drammaticità e la tragicità, ma c’è sempre lo spazio per ridere e per sorridere».

Tra le repliche, ci sono stati episodi che l’hanno fatta riflettere?

«Ne abbiamo tenute a centinaia in giro per l’Italia e l’Europa. Ricordo quando Salvatore Borsellino s’è seduto in prima fila in uno spettacolo. Sono entrato in scena e l’ho riconosciuto subito. Un altro momento è stato quando sono entrato in contatto con Maria Falcone. Racconto la storia di tutti noi, ma per loro è la storia dei fratelli. Quando Borsellino è salito sul parco e mi ha abbracciato, l’abbraccio sembrava infinito. In Belgio un gruppo di alunni delle elementari sono stati attentissimi e hanno fatto anche belle domande. Il giorno dopo, ho ricevuto lettere della serie “Le promettiamo di essere sempre dalla parte del giusto” o “Sono Giovanni e sono orgoglioso di chiamarmi così”».

Belle soddisfazioni.

«Il pubblico è molto coinvolto e commosso: così si ripaga tutto il lavoro».

E così trasmettete anche la memoria.

«Sì, con tutta umiltà e rispetto. Spesso le domande sono così dettagliate che devo rispondere di non essere un magistrato, però ti senti una specie di passaparola». —