Hacker, guerre e caos Il romanzo d’esordio di Natalia Guerrieri che parla del presente

La trama, tra fantasy e thriller, pare ispirata dalla cronaca «È una storia in cui ho voluto mescolare generi e stili»

Cristiana Minelli

«Non muoiono le api», Moscabianca edizioni (464 pagine, 14,90 euro) è il romanzo di esordio di Natalia Guerrieri, scrittrice e docente modenese, classe 1991. Che un giorno ha deciso di andare alla guerra, un conflitto scatenato da un attacco hacker capace di gettare un paese intero nel caos e di scompaginare una vita perfetta: quella di Anna, che ha lavoro, famiglia e una casa con giardino dove sua figlia Andrea osserva le api. E quella di Leonard che vive nella bolla del suo lussuoso appartamento in attesa di diventare giornalista.


È una storia originale, che non può essere etichettata. Che parla di morte e di fantasmi. Che ibrida fantascienza, distopia e sovrannaturale, dove aleggia un’entità padrona e dove le api hanno un ruolo preciso.

Qual è?

«Le api sono un simbolo di vita, una speranza fragile e alata che si fa strada, nel buio».

Sullo sfondo una serie di attacchi terroristici online. Un sistema collassato e finito sotto attacco. Quanto ha inciso la pandemia su questa storia?

«La prima idea del romanzo è del 2016 e fa riferimento a un certo senso di chiusura, anche autobiografico, che poi, incredibilmente, è toccato a tutti vivere da vicino. Ci sono tracce della pandemia anche se non si parla mai di Covid, ci sono attacchi terroristici anche se non si fa esplicito riferimento agli attentati di Parigi del 2015. Presenti pure disuguaglianza sociale e tecnologia pervasiva, attraverso cui si esercita sia il potere economico che quello politico. Penso che un libro debba saper interpretare il presente, coglierne gli aspetti salienti e narrarli in chiave universale».

Reclutata insieme a tutta la popolazione adulta, Anna finisce nei centri di mobilitazione allestiti dagli alleati per formare un nuovo esercito. La piccola Andrea sfugge all’arruolamento, ma deve sopravvivere nascosta in casa insieme alla nonna. E intanto Leonard scopre che il privilegio non vale nulla senza la conoscenza.

Cosa significa vivere in un’epoca che ha rinunciato alla propria memoria storica?

«Il tema della memoria storica è uno dei più importanti all’interno del libro. L’incapacità di cogliere connessioni tra passato e presente non può che portare l’umanità a ripetere sempre gli stessi errori. I “centri di mobilitazione” del testo richiamano, per alcuni tratti, l’orrore che ha segnato il Novecento. Anche ora, a pochi chilometri dall’Italia, esistono centri di prigionia e tortura in cui vengono violati tutti i diritti fondamentali sotto i nostri occhi».

I protagonisti cercano la forza per lottare, per costruire un mondo in cui le api vivono ancora. Una trama fantasy – e thriller – un dramma bellico e una favola filosofica.

Qual è stata la fonte di ispirazione?

«La natura del romanzo è multiforme e lo rende adatto a un ampio pubblico. Tra le fonti di ispirazione Ágota Kristóf, Stephen King, Shirley Jackson e, per l’Italia, Nicoletta Vallorani».

I personaggi sono, comunque, sempre al centro del narrato, così come i loro sentimenti.

«Esatto. Il cuore della narrazione è rappresentato dalle relazioni tra i personaggi, legami fortissimi di affetto o amore, capaci di trascendere non solo la lontananza geografica, ma addirittura la barriera tra la vita e la morte».

Sottotraccia, ma davvero in primo piano, la voce dei bambini…

«Dare voce ad Andrea è stata una sfida perché ho dovuto immedesimarmi in una bambina di cinque anni. Questo mi ha regalato nuovo stupore e la capacità di narrare i legami attraverso un sentimento d’amore semplice e potentissimo».

Laureata in Italianistica e diplomata presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Natalia Guerrieri è anche autrice di cinema e teatro.

Quanto ha influenzato questo percorso nel suo romanzo d’esordio?

«Mi ha aiutata a padroneggiare con più facilità gli strumenti narrativi. Nel cinema, e ancora di più nella serialità prodotta soprattutto all’estero, si mescolano liberamente generi e stili e questo mi ha incoraggiata a scrivere il libro che volevo scrivere con grande libertà espressiva». —