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Omaggio a Lucio Dalla «Era un vero profeta I suoi capolavori riletti a ritmo latino»

Domani sera il concerto “L’anno che verrà” con i musicisti Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite

 a reciproca. Ho sempre amato la sua poesia nel comunicare attraverso i testi. Sapendo che io e Natalio Mangalavite siamo argentini, Lucio ci ha raccontato tanti aneddoti dei suoi periodi in Argentina, tra cui un atterraggio di emergenza in mezzo alla pampa con tanti svolgimenti comici. Dalla era davvero molto simpatico e alla mano, con tante storie ed esperienze da raccontare».

“L’anno che verrà” è il titolo del vostro disco appena uscito che conta diciannove tracce e anche del concerto che state portando in giro per l’Italia per promuoverlo. Come avete voluto omaggiare Dalla con questo lavoro?


«Si tratta di un viaggio attraverso i suoi capolavori. Cercavamo un autore che ci piacesse, da omaggiare; nei tre dischi precedenti abbiamo fatto musica nostra e durante il lockdown si è concretizzata la possibilità di lavorare a questo progetto. Abbiamo rivisitato il suo repertorio in modo più latino, rispettando la sua struttura di canzone ma aggiungendo i nostri ritmi, più sudamericani, aggiungendo più tango e cose folcloristiche. I brani iniziano con parti musicali totalmente sconosciute al pubblico. Lucio Dalla sapeva indagare il futuro con le sue canzoni da profeta, ha sempre intercettato il comune sentire traducendolo in forma poetica e popolare, e le sue grandi doti di interprete hanno contribuito non poco a ciò. A noi, il tentativo di rileggere i suoi brani tenendo conto di tutto questo, sperando di indagare e ritrovare nella sua scrittura la capacità di fare della canzone un segnale imprescindibile del nostro cercare la vita, del fare poesia».

Nel titolo che avete scelto c’è anche un augurio di speranza da condividere con la collettività...

« “L’anno che verrà” ci sembrava il titolo più indicato, visto l'anno che abbiamo passato e ci auguriamo davvero che sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno, per tutti. E siamo felici di portare questo augurio anche nel territorio modenese e in particolare a Mirandola, dove sono venuto già diverse volte, anche prima del terremoto, e di cui non ho che bei ricordi».

Qual è la sua opinione sul panorama musicale italiano contemporaneo, con particolare riguardo al jazz?

«Ho sempre stimato l’Italia per l’ottimo livello dei musicisti. A volte si casca troppo nel tecnicismo e continuiamo ad avere un pubblico sempre meno preparato a cose complicate, non per colpa sua. Ci vorrebbe più informazione per far crescere la cultura musicale nella gente. Io da parte mia sono un fanatico della melodia che accumuna tutti, intenditori e non. Nel jazz a volte si pecca di mancanza di quelle cose semplici che possono capire tutti».

Il suo gruppo storico, Aires Tango, esiste ormai da 27 anni e quello con Servillo e Mangalavite da oltre 15. Come vi siete conosciuti?

«Il trio nasce da una mia idea. Con Peppe abbiamo iniziato a collaborare insieme negli anni Novanta, fui subito molto colpito dal suo modo di interpretare le canzoni. Abbiamo cominciato a fare tournée insieme al mio gruppo Aires Tango che rappresenta un po’ quel genere musicale contaminato tra il jazz e la musica argentina. Volevo fare una cosa più latina e così ho coinvolto Natalio con cui condivido codici musicali ben precisi, componendo musica argentina con testi in italiano».

Per infoemazioni e prenotazioni sulla serata di domani : mirandola@ater.emr.it - 0535 22455 —