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Modena. «Canto per dire a tutti che ce la possono fare» La lezione di Michielin tra poesia e musica

L’artista sarà ospite della rassegna “Cantautori su Marte” «Oggi manca l’empatia, mi spaventa l’odio sui social»

MODENA Stasera alle 21 alla Tenda in viale Monte Kosica a Modena si terrà il secondo appuntamento di “Cantautori su Marte - Incontri senza gravità sulla canzone d’autore”, rassegna promossa dal Centro musica di Modena con la direzione artistica di Corrado Nuccini, che ospiterà Francesca Michielin in dialogo con il giornalista Francesco Locane. La serata prevede già il tutto esaurito per la cantautrice e polistrumentista originaria di Bassano del Grappa che abbiamo intervistato per l’occasione; Michielin debutta nel 2011 vincendo la quinta edizione di X-Factor, prima tappa di una carriera fatta di dischi d’oro e traguardi importanti come il secondo posto a Sanremo nel 2016 con “Nessun grado di separazione”, la partecipazione all’Eurovision song contest nello stesso anno e la presenza al Festival di Sanremo 2021 insieme a Fedez col brano “Chiamami per nome”.

Francesca, cosa ne pensi delle nuove strade che ha preso il cantautorato italiano in questi anni? Ti piacerebbe insegnare musica, magari essere giudice e coach in qualche talent?


«Il cantautorato ha preso una strada da una parte estremamente interessante e innovativa e di rottura con i mostri sacri del passato, penso ad esempio a Vasco Brondi, Calcutta e a modo loro anche ai Coma Cose. Dall’altra parte, però, ci sono artisti che su queste grandi rivoluzioni, in un qualche modo, sfruttano un po’ un movimento per strizzarci troppo l’occhio. Da una parte l’indie ha creato delle cose incredibili e dall’altra ha creato la degenerazione stessa di queste cose ma è normale, succede in tutte le rivoluzioni. Mi piacerebbe molto insegnare musica, ho anche ricevuto delle proposte. Più che insegnare mi piacerebbe sostenere le persone che vogliono intraprendere questo lavoro, aiutarle nella loro formazione a 360°, introdurle al mondo della musica pop. Spesso, tra chi fa pop, c’è questo atteggiamento terribile nei confronti dei più giovani della serie “solo se hai talento ce la fai, solo se ti impegni ce la fai”. È vero ma io credo anche molto nella perseveranza e nel fatto che le persone vadano sostenute, non blastate».

Spesso si accosta erroneamente la forma canzone alla forma poesia. Che rapporto hai con la poesia? Hai un poeta preferito?

«Ho iniziato scrivendo poesie e tutt’oggi è la forma che mi fa sentire più a mio agio. Io di base sono musicista e nella forma poesia trovo una certa musicalità indipendente. Il mio problema è quindi uscire dalla forma poesia per andare verso la forma canzone, perché di lavoro faccio quello. Ho fatto anche concorsi poetici quando ero preadolescente, di poeti preferiti ne avrei mille, su tutti Mariangela Gualtieri perché con la sua scrittura riesce a toccare le corde della mia anima».

Sei molto sensibile alle tematiche di genere, sociali e ambientali e questo lo ritroviamo naturalmente anche nelle tue canzoni. Come è nata l’idea del podcast “Maschiacci” da te ideato e condotto, e come ti senti in veste di intervistatrice?

«Maschiacci” nasce dalla volontà di dare spazio e voce a persone che non potrebbero averla o a tematiche che non potrebbero averla facilmente, è un luogo dove la conversazione non si inquina a differenza di quello che purtroppo può capitare e capita sui social. Mi è sempre piaciuta l’idea di andare a fondo nelle cose, da piccola volevo anche studiare giornalismo, mi piace porre domande e ascoltare: per una volta che non devo parlare io ma ascoltare gli altri sono solo contenta».

A breve, sarai protagonista di un nuovo programma su Sky Nature che ti porterà ad incontrare esperti e scienziati per scoprire come salvaguardare ed amare di più il nostro pianeta. Pronta per questa nuova avventura?

«Non vedo l’ora! Inizieremo a registrare alla fine dell’estate e ne sono davvero felice perché è importante sensibilizzare sulle azioni quotidiane che possiamo fare tutti per la nostra terra».

Nell’era del distanziamento, porti in giro un album, “Feat (Stato di Natura)”, che è un inno alla condivisione e alla collaborazione. Come è stato per te collaborare con artisti così diversi? Qual è l’insegnamento più prezioso che ne hai tratto?

«Ho potuto lavorare davvero con tanti produttori e artisti differenti e questo mi ha dato una visione di insieme incredibile. Ho imparato molto, una bella palestra di ascolto e confronto».

Se avessi la possibilità di collaborare con un artista del passato, chi sceglieresti?

«Amy Winehouse: ho iniziato a fare musica grazie a lei, è stata lei che più ha rivoluzionato la musica della mia generazione».

Questa tua tendenza alla condivisione si è vista anche nella tua adesione alla campagna di raccolta fondi della Croce Rossa Italiana durante il lockdown piuttosto che nel tuo sostegno al Wwf. Sostieni qualche altro progetto in particolare?

«Si, da anni sostengo il progetto “Più ponti meno muri” che offre supporto ai braccianti sfruttati nei campi di pomodori in Puglia e poter dare una mano è una delle cose che mi da più gioia».

Cosa ti spaventa di più di questo periodo storico e cosa invece ti da speranza?

«Vedo un tale odio sui social che mi spaventa molto. Manca l’empatia tra le persone, e questa cosa mi devasta. Mi da invece speranza vedere le persone felici ai concerti, che mi ringraziano perché finalmente possono respirare un po’ di normalità. Per la musica dal vivo c’è ancora tanto amore». —

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