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Brahmino: «Così porto alla ribalta l’arte custodita dalle imprese italiane»

Il fotografo di Finale racconta il percorso del progetto “Nel Tempo Di Una Storia” che approda a Modena

Laura Solieri

FINALE Arriva in provincia di Modena il progetto “Nel Tempo Di Una Storia”, dedicato ai musei e agli archivi d’impresa italiani, promosso da Museimpresa (l’Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa) e Assolombarda e realizzato in collaborazione con il fotografo originario di Finale Emilia Simone Bramante, in arte Brahmino. I protagonisti della tappa modenese sono “La Galleria. Collezione e Archivio Storico”, il progetto culturale di BPER Banca e il Museo Storico Iris Ceramica Group. Si tratta di un viaggio lungo tutta l’Italia attraverso territori, città e borghi dove sono presenti i soci di Museimpresa, alla scoperta di storie di impresa, di persone, lavoro, eccellenza, ricerca e innovazione. Ogni settimana Brahmino racconta le imprese italiane attraverso stories dal profilo Instagram del suo blog “What Italy Is”; con le sue visite viene creata una vera e propria guida, composta da video e scatti d’autore, per coinvolgere i follower in un progetto di cultura partecipata digitale. L’obiettivo è avvicinare i giovani e non solo al mondo imprenditoriale italiano, tramite i racconti di musei e archivi di impresa, vere e proprie destinazioni turistiche all’interno di itinerari alla scoperta dell’Italia dei borghi. Il progetto ha preso il via nel corso del mese di marzo 2021, quando il celebre fotografo ha presentato le prime tappe lombarde per poi proseguire alla scoperta dei musei e degli archivi d’impresa piemontesi e liguri. Per la seconda metà del mese di agosto e i primi giorni di settembre, i protagonisti di questo viaggio saranno i soci emiliani di Museimpresa, un tour tra le province di Bologna, Modena e Parma.


Bramante, in base al lavoro che sta svolgendo, cosa non si conosce ancora abbastanza dei musei e archivi di impresa italiani?

«Quanto l’ingegno, l’idea, la visione possano portare a un processo fatto di piccoli passi che durano nel tempo. Il valore di tutti i musei e archivi che ho visitato sta nella memoria, che porterà avanti, nel futuro, quanto è stato fatto anche centinaia di anni prima. Questa è una certezza perché c’è stato un lavoro consapevole di ricostruzione della memoria e, nel caso degli archivi storici, anche il voler raccontare quanto le persone che hanno costruito quella memoria siano realmente esistite e siano state tutte presenze fondamentali. Dentro la memoria c’è il lavoro dell’ingegno, della cura del prodotto e il fatto di voler costruire una realtà che tramandi i valori sia della visione imprenditoriale che di quello che c’è dietro, legato a tutte le persone che hanno composto una data azienda nel corso dei decenni, fa sì che ci sia un’esperienza anche di ispirazione, nel mio caso, di come le idee possono venire costruite».

In questi luoghi sono contenute storie straordinarie, di donne e uomini che hanno inventato, sperimentato, prodotto, costruito lavoro, bellezza e relazioni sociali. C’è una realtà, una storia che l’ha colpita particolarmente in questo suo viaggio tra memoria e futuro?

«Una riguarda ilCartastorie, Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, basato su dei faldoni di entrata e uscita dei prestiti dal Settecento/Ottocento fino a inizio del Novecento, un archivio di carta con tante storie di persone ricostruite attraverso le causali dei prestiti che raccontano quello che serviva dal punto di vista di acquisto o di prodotti e investimenti. A questo si affianca un grande lavoro di videoproiezioni interattive attraverso cui si ricostruisce la storia della città nei suoi principali avvenimenti e momenti storici. L’altra realtà che richiamo è quella del Museo Strega, dedicato alla storia del famoso brand Strega Alberti dal 1860. In questo caso, con i miei collaboratori, ci siamo focalizzati sul prodotto del Liquore Strega e su quanto esso sia stato copiato nel corso dei decenni: si va dal liquore Streghetta al Fata, tutte declinazioni di bottiglie con un liquido giallo dentro e un’etichetta più o meno simile, quando ovviamente la fattura del prodotto è diversa».

Cos’è per lei la cultura d’impresa?

«Un insieme di visioni che, nel corso del tempo, si sono concretizzate e che hanno influenzato e cambiato la società. Attraverso il registro narrativo dei social media, un linguaggio che fa leva sul potere delle immagini e dei video per avvicinare un pubblico nuovo al mondo della cultura d’impresa, l’obiettivo è raccontare l’enorme tesoro custodito in questi luoghi».

È cresciuto a Finale Emilia. Il territorio modenese è stato fonte di ispirazione per la sua professione?

«Sì, il territorio mi ha aiutato a sensibilizzarmi sulle arti visive grazie a varie attività proposte in un luogo così lontano da tutto come Finale. Anche Carpi è stato un ottimo centro di ispirazione, ho trovato un terreno fertile».

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