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Ert, stagione vera tra classici e contemporaneo: «Mai come oggi il teatro dà senso alla vita»

Valter Malosti ha presentato il cartellone delle produzioni che saranno proposti nei teatri modenesi 

La notizia è che Emilia Romagna Teatro ha presentato, ieri, a Bologna, la sua nuova stagione; una stagione vera, nei teatri, col pubblico (per quanto contingentato, e di questo bisognerà parlare ancora), non fatta di video, streaming e così via. Quello che dovrebbe essere di routine si è trasformato in evento, di questi tempi, ma intanto raccogliamo la cosa come un segnale importante, come è stato sottolineato da un po’ tutte le autorità intervenute, dal presidente Giuliano Barbolini all’assessore regionale Mauro Felicori, da Giorgia Boldrini del Comune di Bologna ad Andrea Bortolamasi di quello di Modena, poi Carlo Verona di Cesena, Emilia Muratori di Vignola, Leonardo Pastore di Catelfranco Emilia, ed infine a Paolo Cavicchioli presidente della Fondazione di Modena.

Una stagione, peraltro, segnata da un altro passaggio fondamentale, perché è la prima del nuovo direttore, Valter Malosti, e i mutamenti si sono già percepiti. Non tanto perché la conferenza stampa, assolte le necessità di rito, invece della solita presentazione dei diversi cartelloni si è rivelata una intrigante performance di Malosti sul valore della cultura, delle arti performative, quanto perché le novità dei contenuti appaiono già alquanto evidenti, nonostante i programmi abbiamo fatto fronte, con grande senso di responsabilità, agli obblighi contrattuali stipulati prima o durante il Covid. Ert deve perseguire la qualità, ha detto Felicori (dopo avere, per la verità, invocato un maggior equilibrio nella gestione politica nazionale delle attività di spettacolo): Malosti lo ha preso in parola, giungendo a proporre, ad esempio, per il teatro Storchi, un calendario che parte l’1 ottobre con Fabrizio Gifuni in “Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia di Aldo Moro”, primo di ventisei spettacoli che porteranno sul palcoscenico modenese, fra gli altri, Umberto Orsini assieme a Franco Branciaroli in “Pour un oui ou pour un non” di N. Sarraute, Carlo Cecchi in un dittico eduardiano, Anna Della Rosa in “Cleopatràs” di Testori diretto da Malosti, lo stesso Malosti in “Se questo è un uomo” da Primo Levi, Sandro Lombardi nel “Purgatorio. La notte lava la mente” diretto da Federico Tiezzi. Poi, spettacoli come “Il filo di mezzogiorno” di Mario Martone, “Sorelle” di Pascal Rambert, il “Macbeth, le cose nascoste” di Carmelo Rifici, “Amore” di Pippo Delbono, per una sfida che parrebbe già vinta sul piano della qualità.


E quel che resta continua a viaggiare tra classico e contemporaneo per una proposta che possa avvicinare un pubblico eterogeneo, visto che si va dalle “Troiane” con Elisabetta Pozzi all’”Oz” di Fanny e Alexander, dal goldoniano “Due gemelli veneziani” ancora diretto da Malosti a “Catarina e a beleza de matar fascistas” di Tiago Rodrigues, da “Le sedie” di Ionesco diretto da Valerio Binasco a “L’attesa” di Remo Binosi con Anna Foglietta e la regia di Michela Cescon, e poi “Figli di un Dio ubriaco” di Michela Lucenti, “Il Grande Inquisitore e altre parabola” omaggio a Dostojevski di Fabrizio Sinisi con la regia di Silvia Rigon, “Piazza degli eroi” di T. Bernhard con Renato Carpenteri Silvio Orlando ne “La vita davanti a sé”, “Padri e figli” di Turgenev diretto da Fausto Russo Alesi, “Don Juan in Soho” di Patrick Marber del Teatro Bellini di Napoli, “Antonio e Cleopatra” ancora di Tiago Rodrigues, “Nella solitudine dei campi di cotone” di B.M Koltès diretto da Andrea De Rosa, e “un “Piccolo principe” diretto da Riccardi Frati.

Da segnalare un “anticipo” di quello che dovrebbe essere il prossimo Vie Festival, “Artemis: overture” di Pauchi Sasaki dal 28 al 31 ottobre. Tutto ciò, avendo in cantiere progetti e rassegne come le personali dedicate a Emma Dante e Chiara Guidi (destinate però a Cesena e Bologna) e la prosecuzione del progetto Prospero, che da anni ha proiettato Ert e Modena in un network europeo di straordinaria qualità culturale.

Rimane, invece, tuttora misteriosa la sorte del nuovo Teatro delle Passioni, a suo tempo promesso dal Comune per questo autunno, che blocca un po’ una significativa dimensione della proposta teatrale modenese, mentre Castelfranco, alle prese con la ristrutturazione del Dadà che dovrebbe completarsi alla fine della prossima primavera, cercherà di proporre eventi i spazi alternativi, come già ha fatto questa estate.

Controversa è infine la situazione vignolese e del suo Teatro Fabbri: a fronte di un aumento di impegno da parte del Comune, che ha permesso la realizzazione di una nuova stagione di assoluto interesse (si parte con le “Metamorfosi” di Matthew Lenton il 20 ottobre e “Il Grigio” di Gaber interpretato da Elio il 16 novembre, più altri otto spettacoli fra cui l’imperdibile “Earthbound, ovvero la storia delle Camille” di Marta Cuscunà, “Samusà” con Virginia Raffaele, il goldoniano “Due gemelli veneziani” diretto da Malosti, le “Troiane” con Elisabetta Pozzi e un’operetta diretta da Corrado Abbati) si registra una riduzione significativa del sostegno della Fondazione locale che preoccupa e lascia interrogativi sulle scelte culturali di quest’ultima. Si sa, sono tempi duri, ma è proprio in questi momenti che emerge la qualità degli interventi e dei discernimenti. Scriveva già a suo tempo Leo De Berardinis «Oggi più che mai si ha bisogno di un Teatro», proponendo l'arte teatrale alla pari della sanità, un vero e proprio bene pubblico. Perché, come dice Malosti, «rende vivo, cosciente, ciò che siamo, dà senso alla vita».