Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Robert Capa, il fotografo di “rivelazioni” Indagata pure l’alta società del postguerra

Nelle sale delle Gallerie Estensi, immagini a colori scoprono il lavoro del grande artista: sulla scena attori, scrittorI e la guerra in Indocina, dovemorì nel 1954 

Modena. E' ritenuto il più famoso fotografo di guerra per aver documentato diversi conflitti e il suo nome è legato alle foto, diventate delle icone delle brutalità e della violenza, tra cui spicca quella che raffigura “il miliziano colpito a morte”, durante la guerra civile spagnola (1936-1939). Ma di Robert Capa, nato a Budapest nel 1913, (il vero nome era Endre Friedman cambiato in un periodo di clandestinità in Francia) in mostra alle Gallerie Estensi, da oggi al 13 febbraio, si indaga sulle sue immagini a colori (oltre 150), che offrono un ritratto dell’alta società del dopoguerra, fino alla prima guerra di Indocina nel 1954, dove viene ucciso da una mina.

Modena, alle Gallerie Estensi il mondo di Robert Capa a colori

Una mostra di opere, soprattutto inedite, che raffigurano stazioni sciistiche delle Alpi svizzere, austriache e francesi, le confortevoli spiagge francesi di Biarritz e Deauville frequentate da turisti dell’agiata società. Sue anche fotografie di moda, lungo le banchine della Senna e in Place Vandome, le immagini di attori e registi sui set cinematografici: Ingrid Bergman nel film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, Orson Welles in “Black Rose” e John Huston in “Moulin Rouge”. E’ il periodo anche dei ritratti di Pablo Picasso, con il figlio Claude sulla spiaggia, di Giacometti nel suo atelier a Parigi. Il colore conferisce alle immagini luminosità e vivacità: una operazione che ben piaceva al pubblico di allora.

Così l’artista ungherese, naturalizzato cittadino americano, che aveva fatto cose egregie anche con la fotografia in bianco e nero, si rivela mirabile anche nel colore . «La mostra “Capa in color” – sostiene Martina Bagnoli, direttrice della Gallerie Estensi – ci fa vedere un lato meno noto dell’artista, grande fotografo di guerra. Un aspetto meno conosciuto che possiamo goderci dopo un lungo e accurato restauro delle pellicole a colori che Capa utilizzò fin dal 1938, cioè dall’inizio della stampa a colori. Sono state meno conosciute prima perche si andavano deteriorando. Capa fa vedere immagini di viaggi per reportage sulle riviste, come Holiday, aspetti di una vita, meno cruenta della guerra, foto della rinascita dopo il periodo bellico, foto glamour, come le piste da sci, la bella società. Ci piacciono in questo momento perché sono foto a colori: stiamo per stabilire il colore dopo il bianco e nero della pandemia. In esse c’è tantissima energia e forza di vivere. Si trovano aspetti bellissimi del mondo di Hollywood, ma anche della rinascita della Russia, come nel reportage del 1947 con lo scrittore John Steinbeck, la vita dei primi coloni in Israele nel 1949-50. La fotografia è una forma artistica, molto cara a Modena. Per noi la mostra è importante, perché accoglie foto storiche».

Una vera sorpresa, quindi per Modena, e non solo, che potrà godere di una rassegna straordinaria, nata da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione di Robert Capa al centro di internazionale di fotografia di New York. Una mostra in linea con quelle che le Gallerie Estensi hanno dedicato a Steve McCurry e William Fox Talbot. In essa si scoprono le foto di Hamingway nella sua casa a Sun Valley, di Ava Gardner su set del film “La contessa scalza”, Anna Magnani, la modella e attrice Capucine affacciata a un balcone a Roma, immagini del progetto Generazione X che riguardano la vita e i sogni delle generazioni prima della guerra.

Da vagliare le immagini della guerra in Indocina, che sembrano anticipare quelle che poi si vedranno nel Vietnam, negli anni ’60. E’ tutta da apprezzare questa mostra prodotta dalla Società Ares con le Gallerie Estensi e Edoardo Accattino, organizzatore dell’esposizione, nonché amministratore di Ares, spiega come “Capa cerchi di fare “foto rubate”, non in posa, come quelle di attori e registi, nelle pause delle riprese. Si vedono a Parigi modelle con gli abiti dell’ultima collezione Dior, insieme a persone comuni. Questi contrasti rappresentano anche la sua forma artistica. Ha un visione completamente diversa nelle foto a colori, ma in esse si manifesta sempre la sua grande abilità. Nel 1941 racconta, in una lettera al fratello, (in mostra anche lettere personali) la difficoltà di fare foto a colori, perché occorrono molti giorni per svilupparle. È un po’ deluso perché non verranno mai usate dai giornali.