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Modena, la mostra. Ritratto di un eroe l’omaggio di Vaccari alla figura di Ciro Menotti

Alla Cantore Galleria Antiquaria mostra dedicata al rivoluzionario oltre alla tela dell’artista modenese anche le grida e opere del tempo 

Michele Fuoco

La libertà è tanto cara che per essa si può rinunciare anche alla vita. E figura esemplare è Ciro Menotti che Cantore Galleria Antiquaria ricorderà da oggi con una mostra, a 190 anni dallo sfortunato tentativo rivoluzionario che portò, il 26 maggio 1831, alla sua impiccagione e a quella di Vincenzo Borelli. Una mostra che pone al centro il dipinto (cm 80x65) che Wainer Vaccari ha realizzato ad olio per questa occasione. Non è stato semplice per l’artista a determinare la figura dell’eroe. «Mi sono informato, rintracciando – spiega Vaccari - stampe, disegni, riproduzioni di Menotti in possesso di amici, in particolare tutto ciò che esiste dell’eroe messo a disposizione dell’avvocato Giusti, che abita nel palazzo Menotti. In verità, non esiste molto su di lui e c’è molta disparità di somiglianza tra un ritratto e l’altro. Ho cercato di capire chi potesse essere. E, alla fine, la scultura in piazza Roma è, secondo me, la più attendibile. Invece, il ritratto di Malatesta non assomiglia a nessuno di quelli in giro».


Vaccari è partito dalla scultura di Cesare Sighinolfi (1880), vedendo la posizione di Menotti con la bandiera in mano e lo sguardo rivolto al Palazzo Ducale e ha mantenuto la struttura, per poi allontanarsi. «Il volto è neoclassico e ho cercato di renderlo in carne e ossa, immaginandolo in base a discrete tracce che sono riuscito a dare al patriota, disegnandolo e ridisegnandolo. E il mio ritratto, che si avvicina di più, potrebbe essere l’unico ritratto credibile di Menotti. Gli ho dato una impronta iconografia romantica, rifacendomi alla ritrattistica dell’800. E per quanto riguarda la bandiera, ho seguito le tracce della scultura per il verde, ci sono poi nel quadro il fazzoletto rosso e la camicia bianca». Si può parlare di un ritratto verosimile. «Un fantasma che è tornato?», si chiede, con ironia, l’artista. Il ritratto è in vetrina con, accanto, una riflessione “filosofica” di Stefano Bonaga sulla libertà: «Di solito si pensa che la libertà sia la condizione necessaria della nostra potenza. Dobbiamo invece pensare di definire libero ciò che noi possiamo. Di fatto ciascuno esperimenta la libertà della propria potenza». Bonaga sarà presente oggi, alle 19, all’inaugurazione della mostra. «La mostra non si ferma – dice Pietro Cantore, curatore della mostra “Ciro Menotti e il Duca. Una battaglia di libertà”, nata da un’idea di Leonardo Piccinini - al ritratto che Vaccari fa del grande eroe, giovane leone (aveva 33 anni) del liberalismo, mito per ogni rivoluzionario, tanto che lo stesso Garibaldi chiamerà il primogenito Menotti. Esposti anche i ritratti (dipinti e sculture) di protagonisti di quel drammatico momento storico”. Dal prestito delle Gallerie Estensi: un dipinto raffigurante “Il ritratto della Duchessa di Modena, Maria Beatrice Vittoria di Savoia”, opera di Adeodato Malatesta, in deposito presso l’Accademia Militare. Di Malatesta anche il ritratto di Massimiliano Giuseppe d’Asburgo. Singolare il tricolore di casa Rangoni Machiavelli cucito nel 1831 per Ciro Menotti dalla contessa Rosa Testi Rangoni, poi condannata dal duca Francesco IV. Numerose le sculture: Il ritratto di Giuseppe Molza eseguito da Pietro Tenerani; il ritratto di Carlo Pisa Falloppia di Alessandro Cavazza e il ritratto di Francesco V all’età di 16 anni per mano di Giuseppe Obici. Inoltre due busti in marmo: il ritratto del duca Francesco IV ad opera di Giuseppe Pisani, il ritratto del Duca Francesco V di Giovanni Cappelli. In mostra anche le grida, comprese quelle della condanna a morte di Menotti. «E’ – evidenzia Cantore - una mostra a Km 0, con opere provenienti dall’Accademia Militare, Palazzo Rangoni Machiavelli, Raccolta Assicoop e Galleria Cantore. C’è pure un pannello, con un omaggio alla Libertà, scolpita da Marino Quartieri nel 1972 per il monumento di piazza S.Domenico, dove c’era il monumento, del 1889, di Barberini (1854-1916), dedicato ai martiri del 1821/31. Una scultura rimossa nel 1942 perché fusa per esigenze belliche».