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L’abito nella storia Una mostra racconta i capi diventati icona e la libertà conquistata

Rimarrà aperta fino al 6 marzo Habitus ai Musei di Palazzo Pio a Carpi  Immagini e indumenti divenuti leggenda con immagini di varie epoche  

Dalla minigonna ai bikini, alla giacca destrutturata di Giorgio Armani, senza dimenticare gli hot pants e gli intramontabili jeans.

Ogni capo d’abbigliamento racconta molto di più di del tessuto di cui è composto: è intriso di emozione, storia ed è testimone dei cambiamenti epocali.


Questa la sensazione che si assapora attraversando le stanze dei Musei di Palazzo Pio a Carpi, ulteriormente impreziosite dalla mostra “Habitus”, indossare la libertà, iniziata ieri, visitabile fino al 6 marzo del prossimo anno.

Non è un caso che la mostra sia ambientata a Carpi, dove le radici della moda sono profondamente intrise di quella maglieria che, una volta, era possibile scorgere in numerosi garage, da cui sono nati anche marchi del fashion importanti.

L’esposizione, curata da Manuela Rossi, Alberto Caselli Manzini e Luca Panaro, ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio, col contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e Assicoop Unipol Assicurazioni, presenta una serie di indumenti iconici, come abiti ispirati all’anticorsetto di Paul Poiret, i primi pantaloni creati da Coco Chanel per le donne e molti altri ancora che hanno contribuito all’emancipazione, alla sovversione di paradigmi e canoni e alla liberazione dei costumi sociali.

«Habitus è ciò che noi indossiamo nei contesti differenti in cui viviamo – spiega Manuela Rossi, direttrice dei Musei – Nella moda ci sono momenti che hanno a che fare con la libertà e la moda stessa fa scatti in avanti con capi divenuti poi iconici e attenzione anche al “rinnovabile”».

Ad Alberto Caselli e Luca Panaro il compito di illustrare le variegate declinazioni di cui ogni capo, e ogni immagine, sono impregnati. Si va da pezzi cult, come la felpa Best Company, fino alla t-shirt Blumarine, passando per le immagini che fanno bella mostra di sè di mostri sacri quali Franco Vaccari e Beppe Lopetrone. «Uno degli aspetti più interessanti è l’alternarsi di fotografie che ritraggono soggetti in momenti di quotidianità e altre più patinate”, rivela Luca Panaro.

«Una connessione tra capi che svela gli stessi meccanismi che stanno alla base della cultura, che parlano di una donna a tratti più libera, a tratti più soggetta a inibimento», rimarca Alberto Caselli Manzini.

«La mostra, in primis, vuole rappresentare il cuore e l’anima della nostra città – aggiunge la vicesindaca e assessora alla promozione economica Stefania Gasparini – Una città che ha fatto della moda il proprio centro, ora con la mostra, la moda diventa anche promozione della città stessa. Voglio fortemente ringraziare anche tutti gli imprenditori carpigiani che hanno contribuito con i loro pezzi. La mostra colpisce anche perché si inserisce nell’attuale dibattito sul significato che i vestiti hanno per la libertà delle donne, come ci insegna la vicenda afghana, ma non solo».

«Questa mostra ha un forte legame con il territorio – sottolinea l’assessora al Bilancio Mariella Lugli – e il suo distretto manifatturiero».

Gli orari in cui è visitabile l’esposizione, durante il Festival Filosofia sono: oggi dalle 10 alle 23. Domani dalle 10 alle 20, con ingresso gratuito su prenotazione. Da martedì 21 settembre a domenica 6 marzo, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13. Mentre sabato, domenica e i festivi dalle 10 alle 18. Biglietto intero: 8 euro, ridotto, 5 euro.