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Poesia Festival/ «Charles Baudelaire come un funambolo sul filo della dolcezza affacciato sul baratro»

Gianni D'Elia svela i segreti de «I fiori del male»  Questa sera a Castelnuovo per il Poesia Festival 21

CASTELNUOVO RANGONE. La poesia, se maledetta, tiene banco. Per secoli, per sempre, perché contiene un germe, rivoluzionario, che consente ai posteri di attraversare, come si attraversa un ponte, il proprio tempo. La poesia accademica è destinata a sfiorire, ma il poeta maudit, oscuro, macabro, decadente e in certi casi, perfino preveggente, sarà come una luce, nonostante la notte dei suoi versi. Questo il filo conduttore dell’evento «Baudelaire-Debussy», vita e poesia dell’inventore della modernità e musiche del “compositore dei poeti”» in programma per Poesia Festival venerdì 24 settembre, alle 21, a Castelnuovo Rangone, allo Spazio Glicine. Narrazione e letture sono affidate a Gianni D’Elia. Poeta, scrittore, libero docente e traduttore dal francese, saggista, critico letterario, paroliere. Un eclettico nel panorama culturale italiano, un profondo conoscitore dell’opera del poeta francese, che svelerà i segreti de «I fiori del male», capolavoro di uno dei poeti più importanti di sempre, come dice lui stesso, inserendolo, insieme a Dante, Leopardi e Pasolini fra i quattro cardini della poesia di tutti i tempi.

Professor D’Elia, come possiamo definire «I fiori del male»?


«Un messale laico, che è anche mistico. Un vangelo d’Amore, e di odio. Un grande racconto, un romanzo in versi, in cui il protagonista è il poeta»

Baudelaire, «l’Alighieri francese»

«La Francia non ha avuto Dante: perciò Baudelaire è l’Alighieri francese. Leggerò alcune poesie che ho tradotto io stesso, pubblicate su «Taccuino francese», (Edizioni Barbablù, 1990) cui ne aggiungerò altre. A cominciare da «Il sole», che considero il mio titolo interiore, dato che, in fondo, si tratta del sole che al tramonto di un’epoca, di una stagione, illumina la poesia nel presente, ma soprattutto, nel futuro».

Continuiamo

«Parlerò della musica, come la intendeva Baudelaire, e poi del viaggio, senza trascurare «La morte degli artisti» con cui ha chiuso la prima edizione del 1857. Leggerò anche «l’epilogo», testo bellissimo anche se incompiuto. Come tutti i grandi poeti, Dante in primis ma anche Leopardi, per il quale è stato necessario aspettare il riconoscimento, largamente postumo, di De Sanctis, Baudelaire ha avuto un ruolo fondamentale, riconosciuto dalla critica solo molto tempo dopo la sua morte. Cosa che è successa anche a Pasolini che io associo a questi grandi seguendo Mario Richter, il più importante studioso di Baudelaire, seguendo il quale si possono affermare due cose: questo libro inventa la modernità e dà una visione fino a quel momento inedita degli ultimi».

In qualche modo, un libro in divenire

«Rispetto alla prima edizione, quella del ’61, con 26 poesie in più, cambia completamente l’opera. C’è la pietà, lo sguardo verso gli ultimi, affiora l’odio, espresso in immagini che sono allegorie dell’orrore. Leggerò anche «A una passante» e «Il viaggio». Unico, poetico, sentimentale, una fotografia fondata sul sentimento del vero, non solo su quello del bello».

Cosa dire dell’ultima parole, «nouveau»

«È una porta attraverso la quale passare, si trova anche in Rimbaud, Apollinaire e in Leopardi. Baudelaire sceglie di non mostrarci soltanto una parte, le fa vedere entrambe. Ne «L’albatro», l’uccello che in cielo è un principe, a terra è uno storpio, appesantito da grandi ali che gli impediscono di camminare. Una figura tragica e comica. Il pensiero vola, la vita striscia. Questa parola rende il libro unico».

Come possiamo definire Baudelaire?

«Un flaneur, un pittore vagabondo, che non fa una pittura di studio ma di strada, un raffinato cercatore di assonanze, anche semantiche, fra le parole messe in rima. L’autore di quello che può essere definito il quinto Vangelo, da leggere come un poeta vivo».

Che cosa rappresentano le «fredde lumache» e i «rospi imprevisti» de «Il tramonto del sole romantico»?

«I letterati e i poeti che non appartengono alla sua scuola, allude allo stato della letteratura sotto Napoleone III, che lui chiama «il primo venuto», fa un discorso politico, esprimendo tutto il disgusto di un poeta rivoluzionario. Un disgusto che va oltre la morte: «Andiamo a vedere — dice — non abbiamo paura della notte».

C’è musica in Baudelaire?

«A un mendicante dai capelli rossi» è una poesia che potrebbe essere anche un pezzo di Leonard Cohen o di De André»

Che musica suona un verso di Baudelaire?

«Una musica rotta, zoppa e fluida allo stesso tempo, in accordo con l’andatura del poeta, che camminava in maniera spezzata, la voce impostata. Era un funambolo, sul filo della dolcezza, affacciato sul baratro».

La serata in caso di maltempo si terrà all’Auditorium Renzo Bavieri (Scuole Medie Leopardi), Piazza Brodolini. Al pianoforte eseguirà musiche di Debussy, Claudio Cozzani. L’ingresso, come per gli altri appuntamenti in programma, è gratuito con posti limitati e debitamente distanziati in conformità con le normative anti Covid. Per accedere occorre presentare il green pass. Prenotazione obbligatoria, in questo caso bisogna fare un WhatsApp al 348 2489134.