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Modena, Michela Lucenti: «Portiamo in scena un affresco umano dei nostri tempi»

La coreografa e regista presenta «Figli di un Dio ubriaco» nuovo allestimento della compagnia Balletto Civile

MODENA. “FIgli di un Dio ubriaco” è il nuovo allestimento del Balletto Civile di Michela Lucenti che sarà in scena questa sera alle 20. 30 e domani alle 19. 00 al Teatro Storchi di Modena. Una produzione che conta un cast numeroso di età compresa fra i 9 e i 76 anni per una piéce che ingloba la partitura dei Madrigali di Claudio Monteverdi e si ispira alla musica barocca, solo in apparenza lontana dal nostro presente.

«Abbiamo cominciato a ragionare tra il rapporto che c’è tra queste composizioni e la società contemporanea – spiega la coreografa e regista Michela Lucenti, fondatrice del Balletto Civile, progetto artistico nomade animato da una forte tensione etica – La straordinaria attualità del Barocco consiste in una spregiudicata libertà di un’arte capace di sperimentare all’infinito e in tutte le direzioni la propria potenza significativa. Questo ci appare di sorprendente attualità rispetto alla complessità delle dinamiche proprie del progetto contemporaneo e dell’epoca storica che stiamo vivendo».


Come è nato lo spettacolo?

«Da una commissione del Teatro Ponchielli di Cremona che mi ha chiesto di realizzare una piéce sui Madrigali seicenteschi, in particolare quelli di Monteverdi, cercando di attualizzarne il più possibile la lettura. All’inizio non posso negare di essermi trovata disorientata, spesso tendiamo erroneamente a dare a questo periodo artistico una connotazione negativa impregnata di esagerazione e ridondanza facendoci percepire il Barocco come qualcosa di estremamente lontano dalla nostra vita attuale. Ma, grazie alla ricerca fatta con Balletto Civile, abbiamo trovato un articolo dal titolo “Il Barocco e la bellezza dei corpi vivi degli ultimi” dove l’autore Tommaso Montanari mette in evidenza come la cultura del Seicento in realtà ci parli del corpo moderno, regalandoci “la sensualità delle vite disperate”, verso questo della canzone “Un gelato al limon” di Paolo Conte. Questa lettura mi colpita e da lì è iniziato il processo creativo, diventato inarrestabile, grazie anche alla preziosa collaborazione con il direttore musicale Antonio Greco».

Quindi come si è sviluppato il processo creativo?

«Mettendo quel corpo in movimento, fulcro del Barocco, al centro. Un corpo umano e insieme titanico, imperfetto, fragile e dinamico, che diventa la dismisura narcisistica di tutte le cose e che è in continuo cambiamento. Abbiamo volto lo sguardo sulla complessità del mondo fatto di eroi umani. In scena ci sono i rappresentati di diverse classi sociali: un imprenditore, operai, un nonno con la nipotina… di cui ne abbiamo ritratto le nevrosi, i sogni, le miserie e le speranze della quotidianità».

Perché il titolo “Figli di un Dio ubriaco”?

«Perché è un affresco umano del nostro presente generato da un dio fragile, imperfetto, dionisiaco, che ci unisce tutti nella continua sperimentazione al cambiamento. Lo spazio scenico è bianco, solo i corpi testimoniano il presente. Le storie che i danzatori raccontano rappresentano un’epopea breve, poco epica, di una comunità attraversata da piccole e inesorabili avversità. I temi pastorali, amorosi e guerrieri, tipici dei Madrigali, si piegano all’urgenza di questi personaggi le cui storie si intrecciano, mentre sono alla ricerca di un proprio centro. Sullo sfondo il lavoro (tema caro anche a Monteverdi) non alienante ed ostile ma che fa da collante sociale, necessario a confermare l’ineluttabilità della vita e del nostro istinto di sopravvivenza».

Oltre a questo spettacolo, lei con Balletto Civile portate a Modena il progetto 1”0 Di/Versi | Madrigali Contemporanei”, che parte da interviste con gli abitanti del territorio.

«Si, e lo faremo a partire da questa domanda che rivolgeremo alla gente comune “Perché pensi che la tua vita possa essere un’opera d’arte? ” Sarà questa la domanda che faremo alla gente comune che affronterà questo percorso con noi. I contributi daranno vita a un workshop di creazione fisica, musicale e testuale, tra coreografia e slam poetry, che vedrà una restituzione al pubblico nel corso di questo autunno».