Modena, Zuppiroli e Spill Out «Il jazz regala libertà»

Il contrabassista modenese in concerto con Succi e Monico «Musica non convenzionale, senza vincoli armonici»

MODENA. Il contrabbassista modenese Glauco Zuppiroli suonerà questa sera alle 21,30 allo Smallet jazz club presso l’Abate Road 66 di Modena nel trio "Spill Out", ovvero “caduti fuori”, in compagnia di Achille Succi al sax alto, clarinetto basso e flauti vari e Filippo Monico, alla batteria, percussioni e chincaglierie (biglietti acquistabili su eventbrite.it). Il concerto apre l'ItaClub Jazz festival degli Amici del Jazz di Modena, in collaborazione con l'associazione Italia Jazz Club. Glauco Zuppiroli, classe 1948, ha iniziato giovanissimo a “strimpellare” il basso elettrico, suonando rock. Poi ha scoperto il Jazz e il contrabbasso. Nella sua lunga carriera ha suonato con numerosi grandi artisti, per fare qualche nome per il jazz ha suonato con Franco D’Andrea quartet-septet, Marco Tamburini, Paolo Fresu, per il blues con Enrico Micheletti Quartet, Iskra Menarini-Gianmarco Gualandi Quintet e nella classica fa parte di varie orchestre tra cui l’Orchestra da camera “I Filarmonici di Modena” e l’Orchestra d’archi italiana. Nella sua carriera accompagnò dal vivo anche il grande regista e attore bolognese Leo De Berardinis in Lucrezio all'interno della rassegna “Musica e Poesia”.

Glauco Zuppiroli cosa ascolteremo stasera?


«Un jazz libero, non convenzionale che però non è free jazz e improvvisazione. I brani che presentiamo sono nostre composizioni strutturate che abbiamo creato partendo da standard classici ma poi elaborati secondo le nostre sensibilità e la nostra conoscenza approfondita della musica. La caratteristica interessante del nostro trio e di questo concerto è che non c’è il pianoforte. Abbiamo eliminato così qualsiasi tipo di vincolo armonico. Il risultato sono brani originali, con un tema e uno sviluppo che se proprio volessimo definirli guardano al jazz contemporaneo».

Lei ha iniziato come bassista elettrico rock cosa l’ha spinta al contrabbasso?

«Il mio insegnante di armonia al conservatorio di Mantova dove decisi di iscrivermi molto tardi. Mi sono diplomato infatti che avevo già 38 anni e durante quegli anni, mi avvicinai piano piano a questo strumento incredibile e me ne innamorai follemente. Da lì non l’ho più lasciato».

Nonostante lei si sia cimentato in vari generi musicali cosa le piace del jazz?

«Tutto, davvero tutto, il ritmo, le sonorità ma anche la libertà che ti dà questo genere musicale nella possibilità di improvvisare e sperimentare. Ultimamente è la strada che prediligo. Mi sono messo a costruire brani tanto e nel 2019 ho deciso di raccoglierli in un CD che è uscito alla fine del 2020 con il titolo “The Funeral of the Earth”».

Lei ha avuto infinite collaborazioni con grandissimi musicisti ce n’è qualcuna che ricorda particolarmente?

«Per esempio quella con Vinicio Capossela. Ho suonato con lui per 19 anni e insieme abbiamo registrato la maggior parte dei suoi dischi. Per me è stata un’esperienza meravigliosa a lui sono molto legato e di lui ho sempre ammirato l’eccletticità artistica. Poi ho registrato con il grande Vasco Rossi, I Nomadi, Cristina Zavalloni Open Quartet, Karen Aoki e tanti altri che nemmeno ricordo ahimè. Ma ogni occasione è stata importante perché mi ha dato l’opportunità di fare l’unico lavoro che potevo fare nella mia vita: il musicista».