«Resistenza verde» Così la Natura ci insegna a salvarci dai danni dell’uomo

Da oggi in libreria il «Manuale di autodifesa ambientale» scritto dal modenese Del Vecchio con Francesco Ferrini

cristiana minelli

Dopo il successo de «La terra salvata dagli alberi» (pp. 192, € 16,00) — primo manifesto letterario e scientifico scritto a difesa dei giganti verdi da Francesco Ferrini e Ludovico Del Vecchio — arriva ora in libreria, sempre edito da Elliot, «Resistenza verde. Manuale di autodifesa ambientale», (pp. 255 € 18.00) con il quale gli autori, più agguerriti che mai, invitano cittadini e istituzioni a passare dalle parole ai fatti, a sporcarsi letteralmente le mani di terra per contrastare per quanto più è possibile gli effetti devastanti derivati da inquinamento e cambiamento climatico. La palla “green” è passata di mano in mano, dai partiti politici ai movimenti, per fare tappa, di recente, nella squadra capitanata da Greta Thunberg & C. Il fatto che, proprio adesso, un professore universitario, considerato un esperto mondiale di verde urbano, si metta a comporre insieme a uno scrittore un manuale di resistenza verde destinato non a una platea ben definita, ovvero a chi fa politica o ai tecnici, ma a tutti, mostra un deciso cambio di prospettiva. E la soluzione più efficace, secondo gli autori, è piantare alberi. Sapendo, però, quali scegliere, dove, come e quando farlo, riflettendo sul proprio comportamento e sulla sostenibilità delle azioni quotidiane di ciascuno. Un volume ricco di informazioni utili, un libro appassionato che ci fa capire come ognuno di noi possa fare la propria parte.


Ludovico Del Vecchio, dovessimo dirlo in due parole?

«Occorre sperimentare un approccio diverso alla vita, sia immersi nella natura, sia nei centri urbani del futuro. Per questo abbiamo pensato a un manuale di “resistenza ambientale”, a regole ecologiche, e di buon senso, indirizzate a tutti.

Professor Ferrini, cosa sono i «futuri climatici»?

«Secondo l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate siamo di fronte a un vero e proprio “codice rosso per l’umanità”. Per invertire la rotta dobbiamo ridurre le emissioni di carbonio, evitando così un pericoloso aumento del riscaldamento globale, pari a circa 1,5 gradi Celsius entro i prossimi due decenni. Si possono ipotizzare cinque diversi percorsi originati dalle emissioni di CO2, con differenti “futuri climatici” collegati a ognuno di essi. Per riuscire a vincere una battaglia come questa, per disegnare un futuro climatico sostenibile, ognuno di noi, nel suo piccolo, deve contribuire a questo cambiamento».

Quindi, Ludovico Del Vecchio, non resta che piantare alberi, come ha fatto lei con le sue otto querce in un parco di Modena?

«Sì, ma non basta. Occorre anche mantenerli in buona salute e difenderli dagli incendi, così come dalle avversità meteo e dai parassiti. Introdurre sin dalla più tenera infanzia l’insegnamento scolastico dell’importanza dei giganti verdi. C’è tanto da fare».

Professor Ferrini, si dice anche verde speranza…

«È un colore vivo, da sempre associato a un’idea di natura; nel verde vivono animali, piante e alberi, che producono ossigeno, depurano l’aria, mitigano il riscaldamento urbano e proteggono il suolo dal dilavamento. Lo fanno in silenzio, muovendosi a velocità non percepibili dall’essere umano, comunicando tra loro in modi diversi dai nostri. Piantare alberi significa pensare al futuro, perché chi pianta un albero, pianta la speranza».

Una domanda per entrambi: c’è ancora un futuro per gli alberi su questo pianeta? E per l’uomo?

«Robert Lamb, nel libro «World Without Trees», ha scritto che gli alberi, storicamente, hanno sempre recuperato le posizioni perse durante glaciazioni o altri stravolgimenti climatici. A poche decine di migliaia di anni dall’invenzione dell’ascia, e neanche a cento dall’introduzione della prima motosega, invece, le terre occupate dagli alberi coprono meno di un terzo del pianeta. L’effetto che il progresso umano ha avuto sulla popolazione arborea – soprattutto negli ultimi 200 anni – ha superato di gran lunga i danni causati dalla peggiore era glaciale immaginabile. L’adozione di scelte politiche valide dal punto di vista ecologico (ed economicamente sostenibili), potranno garantire ancora un futuro di benessere per l’ambiente globale; questo, però, accadrà soltanto se saremo capaci di attribuire un valore assoluto alla protezione di tigli, platani, cedri, frassini, abeti, sequoie, baobab, araucarie e di tutte le altre specie arboree del pianeta».

Dagli alberi di strada alle urban food forest, dalla gente degli alberi – chi li alleva, li cura, li conserva, chi progetta il verde –, al rapporto dei giganti verdi con il cinema. In 22 capitoli il nostro ieri, oggi e domani in una prospettiva di resistenza, verde, gentile.