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Cazzullo a Modena «Noi, destinati al Purgatorio Intanto con la pandemia abbiamo avuto un assaggio

Aldo Cazzullo domani pomeriggio ospite al Forum Monzani intervistato da Giuliano Albarani presenterà il libro “Il posto degli uomini” che rilegge la seconda parte della Divina Commedi

l’intervista

ARIANNA DE MICHELI


«Mio papà ha lavorato per sette anni a Modena, tornava a casa soltanto nel fine settimana. Ed io spesso andavo a trovarlo quindi conosco bene la città. Modena è un luogo un po' magico, uno di quei posti dove succedono le cose. Pavarotti, Vasco, la Ferrari…tutte eccellenze così come lo stesso Forum Monzani».

Parola di Aldo Cazzullo inviato ed editorialista del Corriere della Sera che, reduce dal notevole riscontro ottenuto con “A riveder le stelle. Dante il poeta che inventò l’Italia”, domani sera alle 18 in compagnia di Giuliano Albarani, presenterà il suo ultimo libro sempre edito da Mondadori. Torna infatti il sommo poeta ed esordiscono gli uomini di ogni epoca. “Il posto degli uomini. Dante in Purgatorio dove andremo tutti” riguarda infatti ognuno di noi, senza (o con rarissime) eccezioni. Dobbiamo farcene una ragione: una volta trapassati niente pace dei sensi, semmai possiamo contrattare su qualche annetto di patimento. Perché a detta dello stesso autore, «i nostri nemici andranno all’Inferno; le mamme in Paradiso; ma a noi un po' di Purgatorio non ce lo leva nessuno».

Come è stato il primo incontro di Aldo-studente con la Divina Commedia?

«Sin da ragazzo l’ho amata molto anche se temevo che, una volta preso in mano il Purgatorio, mi sarei annoiato parecchio. Ed invece la seconda cantica della Divina Commedia si è rivelata una gradita sorpresa. L’inferno è cupo, il Purgatorio è luminoso, cangiante come la vita. Rappresenta “il quasi”, l’attesa della felicità che di per sé è già una forma di felicità».

Pensa che sia la cantica più “compatibile” con la natura umana?

«Il Purgatorio è una terra di mezzo ed ha il fascino di una città di confine. Senz’altro rispetto all’Inferno, ed anche al Paradiso, risuona più nelle nostre corde, rasenta il livello umano. Dante qui incontra personaggi noti, ma ancor prima scherza con il proprio vicino di casa considerato pigro, ritrova in una sorta di tregua il condottiero suo nemico e viene abbracciato dalla pietas di Pia. Quella stessa Pia dé Tolomei che, uccisa dal marito, è la sola a preoccuparsi per il ritorno di Dante, per il suo riposo. “Quando ti sarai ripreso dal lungo viaggio- gli dice - ricorditi di me”».

Nel Purgatorio la libertà è voler fare quel che si deve fare, nel rispetto delle regole. Sembra tutto fuorché un riferimento casuale al nostro attuale quotidiano…

«Con l’avvento della Pandemia abbiamo vissuto il nostro Purgatorio in terra ed ora, al pari di Dante, siamo puri e disposti a riveder le stelle. Noi italiani ci siamo comportati piuttosto bene anche se all’inizio eravamo impreparati. Sono stati commessi alcuni errori da parte del Governo ma ora ne stiamo uscendo. Tornando però alla libertà: è il più grande dono che Dio abbia fatto all’uomo. Il che non significa che ciascuno può comportarsi come crede, è infatti sempre possibile scegliere tra il bene ed il male. Quindi, in seconda battuta, ci si può pentire, come è accaduto a Manfredi, consapevole di quanto “orribil furono i peccati miei”».

Anche l’amore nel Purgatorio ha molto da spartire con il libero arbitrio. È così?

«L’amore muove ogni essere vivente ma ognuno di noi possiede il libero arbitrio, custode del nostro cuore. Ci sono “buoni e rei amori”, amori giusti e amori sbagliati. Nel Purgatorio assistiamo al superamento “dell’amor ch’a nullo amato amar perdona”. Amore che non consente ad alcun riamato di non riamare a sua volta. Ecco il motivo per cui Francesca è relegata all’inferno. L’amore è un labirinto di specchi dove le immagini sono replicate all’infinito»

La Divina Commedia, Purgatorio in testa, regala spunti di sorprendente attualità. L’invettiva del sommo poeta nei confronti di un’Italia “serva” sembra pronunciata l’altro ieri.

«Il potere politico è indispensabile perché l’uomo, la cui anima nasce semplicetta e ignara, ha bisogno di leggi certe. Che però già ai tempi di Dante non venivano fatte rispettare o cambiavano in continuazione, come accade con gli odierni dpcm. Noi italiani non riusciamo ad avere un rapporto maturo né con la politica né con gli uomini politici. Subiamo la fascinazione del leader del momento che prima viene blandito e vezzeggiato quindi abbattuto e gettato nel fango».

Parliamo di perdono. Dante, grazie al protomartire Stefano che perdona i propri aguzzini, ci insegna molto. Ma tu stesso ricordi un grande lezione della nostra storia recente: le parole di perdono del giovane Giovanni Bachelet.

«Il padre di Giovanni, Vittorio, era un giurista. Fu ucciso nel 1980 dalle Brigate Rosse. Giovanni spese per gli assassini parole di perdono ed io ne rimasi a dir poco colpito. Mi chiedevo: che cosa sta succedendo nel mio paese? Un ragazzo orfano di padre ha ribadito la forza della democrazia».

In principio Virgilio sembra molto a disagio in Purgatorio, una figura dolente che non può aspirare al paradiso. Eppure…

«Eppure Virgilio nell’Eneide, nei panni di lampadoforo, sembra profetizzare l’era cristiana. Tanto che Stazio, seppur in modo nascosto, decide di convertirsi al cristianesimo proprio grazie a Virgilio»

E Beatrice? Sul momento non sembra ben disposta nei confronti Dante.

“Sì, ma lo perdona nonostante, a suo dire, Dante l’abbia tradita con altre donne. Beatrice arriva ma il poeta non la vede. Però ne intuisce la presenza e dice a Virgilio: non ho goccia di sangue che non stia tremando, conosco i segni dell’antica fiamma. E poi scoppia a piangere». Quanto conosciamo noi della vita del sommo poeta?

«A settecento anni dalla sua morte ci sentiamo tutti esperti».

E invece?

«Invece non ne sappiamo nulla. Sappiamo soltanto quel che il poeta ha voluto mettere in piazza. E questo grazie appunto alla Divina Commedia che di fatto è la sua vera autobiografia. Grazie alle cantiche conosciamo ad esempio il suo maestro Brunetto Latini e una buona parte di coloro che hanno lasciato un segno nella sua vita».

A quale cornice del Purgatorio pensa di essere destinato?

«Quella dei golosi».