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Modena, il futuro dell’arte è da Mazzoli con 9 giovani di New York

Rassegna d’avanguardia organizzata da Francesco che segue le orme del padre Anche materiali trovati e oggetti tecnologici in disuso nelle opere, dai vari linguaggi

Michele Fuoco

Tutti giovani i nove artisti (Robert Bittenbender, Jeffrey Joyal, Valerie Keane, Bradley Kronz, Jason Matthew Lee, Maggie Lee, Win McCarthy, Willa Nasatir, Ben Schumacher) che Francesco Mazzoli ha portato nella galleria di via Nazario Sauro 62. Francesco segue le orme del famoso padre Emilio che, in passato, ha saputo esplorare l’arte d’avanguardia a New York per proporla nel suo spazio espositivo a Modena. E non si può non citare, tra gli artisti “scovati” nella Grande Mela, Jean-Michel Basquiat, le cui opere vengono ora battute all’asta a decine di milioni di euro, che Emilio presentò a Modena (prima mostra in Europa) nel 1981, quando il grande genio della street art aveva 21 anni. Ora le sue opere vengono battute all’asta a decine di milioni di euro. Anche a Francesco piace attingere dalle nuove generazioni. E quel suo viaggio a New York, poco prima della pandemia, è stato illuminante per conoscere meglio, verificare il senso dell’audace cultura visiva contemporanea, di cui la metropoli americana è il centro. “Ho scelto autori – spiega Francesco - al di fuori degli schemi dell’ufficialità. Hanno tenuto le prime mostre non in gallerie famose, ma “casalinghe”, in luoghi spesso non deputati alle esposizioni, dove sono loro stessi a curare l’allestimento, con proposte radicali, a sorvegliare le opere e a stabilire contatti con i visitatori. I linguaggi sono diversissimi tra loro, sostenuti da una forte carica eversiva”. A coniare il titolo della mostra “A Faust(o)ian Bargain", è Jason Mattew Lee, con “riferimento – dice il curatore Alexander Shulan – ad un barbiere newyorchese frequentato da molti artisti, e naturalmente al celebre personaggio di Goethe”. Non si inneggia al progresso tecnologico. L’attitudine degli artisti è di impiegare spesso materiali di scarto, oggetti tecnologici in disuso, vecchi, raccolti anche per strada, a cui dare nuova vita attraverso, talvolta, una manipolazione personale. C’è un grande lavoro di reinvenzione degli oggetti per assicurare all’arte quella spinta indispensabile alla propria continuità, alla conoscenza della cultura del nostro tempo. Di macerie, materiali “trouvés”, disegni che si connotano i lavori di Bittenbender che vuole esprimere la sua opposizione a tutto ciò che New York offre di costruito. Ricorre ad assemblaggi, sculture, disegni e stampe Jeffrey Joyal per mettere in luce, con ironia, i linguaggi privati di certe reti online, la circolazione di immagini e idee nelle reti controculturali. Costruite con lunghe spine metalliche, elementi in perspex, metallo e vetro, che richiamano grattacieli incombenti, lampadari o strani oggetti, le installazioni di Valerie Keane si offrono come frammenti di un paesaggio assurdo, inquietante, da presagire anche per il futuro. Ritratti familiari, dimenticati, evocano le opere con assemblaggi, le sculture e i lavori su carta, con materiali effimeri, di Bradley Kronz che esplora anche se se stesso e la sua memoria culturale, nonché classi sociali ed economiche. Nel campo multimediale si svolge la ricerca di Maggie Lee che fa acquistare a “Select Video Salad”, il valore di documento della sua vita d’artista e di ciò che ruota attorno a lei che utilizza anche il collage, per un diario di emozioni e un omaggio alla famiglia e ai suoi amici. I telefoni di una volta, quelli dei luoghi pubblici, recupera Jason Mattew Lee per rievocare un’epoca ormai surclassata dall’invasione della tecnologia digitale. E’ un richiamo a modi di comunicazione perduti. Rigorose, alla parete, le sculture lineari, di impianto geometrico, di Win MacCarthy che “esamina – scrive Shulan – le strutture sociali più importanti che costituiscono il suo mondo e le vite delle persone intorno a lui”. La dimensione onirica, con rimandi a figure, possibili ritratti di amici, e a nature morte, è da cogliere nei quadri ad acrilico di Willa Nasatir che porta la rappresentazione tra figurazione e astrazione. La mostra, aperta fino al 27 novembre, si conclude con Ben Schumacher, canadese che da New York si è spostato a Berlino. Nelle sue opere in alluminio anodizzato, plastica, collage, o ad olio su tela l’artista, che gode di notevole notorietà, sviluppa scene storiche o del nostro tempo, con ornamenti tecnologici personali. I suoi lavori trovano un continuo sistema di relazioni.