Torna la storica “Vetrina 7Bis” chicche per il grande schermo

Dodici film d’autore, molti dei quali in prima visione, ogni martedì e mercoledì Debutto con “Marx può aspettare” la nuova pellicola di Marco Bellocchio 

MODENA. Una dozzina di film d'autore, molti dei quali in prima visione, costituisce la imperdibile rassegna “Il cinema invisibile”, nota anche come “Vetrina 7BIS” del Filmstudio 7B di via dell'Abate a Modena.

«Ogni martedì e mercoledì sera, dal prossimo 19 ottobre al 26 gennaio 2022, alle ore 21, viene proposto un film di sicuro interesse e qualità. Si tratta della prima parte di una iniziativa che vede l'apporto fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, oltre al patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune. - spiega la nota del cinema - La seconda parte andrà da febbraio ad aprile 2022. Tema unificante di questa prima parte di rassegna è quello della Memoria, condivisa o meno, che resuscita dolore, gioia, sentimenti e passioni».


Si inizia il 19 e 20 ottobre con “Marx può aspettare”, il recente documentario di Marco Bellocchio in cui il regista ripercorre, assieme agli altri componenti della famiglia, la tragedia del suicidio nel 1968 del fratello gemello Camillo.

È il tentativo straordinario di trovare nelle immagini una forma di comprensione, guarigione e rivoluzione. Il 26 e 27 ottobre è la volta di “Maledetta primavera” di Elisa Amoruso: anche in questo caso la regista, con tatto, luce e sincerità, prende pezzi e quadri della sua memoria, e sceglie di ambientare il suo film a cavallo tra gli anni '80 e '90, soffermandosi su un delicato momento di passaggio adolescenziale da parte di una ragazza. Anche “Estate '85” di François Ozon (2 e 3 novembre) è ambientato negli anni '80, e racconta la passione d'amore tra due ragazzi di diversa estrazione sociale, all'interno di un dramma annunciato e di una stagione stordente, l'ultima spensierata e innocente prima dell'inverno e dell'HIV.

Da non perdere il doc “Jodorowsky's Dune” di Frank Pavich (9 e 10 novembre), che ricostruisce, anche qui, la memoria del progetto abortito negli anni '70 del grande regista surrealista di una prima riduzione cinematografica del romanzo SF di Frank Herbert: un progetto straordinario che coinvolgeva Orson Welles, i Pink Floyd, Salvador Dalì, Mick Jagger, con gli storyboard di Moebius e i bozzetti di Giger. Il 16 e 17 novembre è la volta di “Il gioco del destino e della fantasia” del giapponese Ryusuke Hamaguchi, Orso d'argento e Gran Premio della Giuria a Berlino, tre episodi sui sentimenti d'amore colti con sguardo malinconico e distaccato capace di scolpire i palpiti e le esitazioni, lo stesso sguardo del recentissimo “Drive My Car” dello stesso regista. Da non perdere il 23 e 24 “Dau, Natasha”, in cui Ilya Khzhanovskiy ha riunito centinaia di persone in un enorme studio set ucraino per raccontare la storia del regime sovietico dal 1930 al 1968 a partire dalla vicenda di un fisico nucleare: è soltanto il primo episodio di una saga appassionante che vedrà altri capitoli. “Io, lui, lei e l'asino” di Caroline Vignal (30 novembre e 1 dicembre) racconta la trasformazione di una donna da passiva a padrona del proprio destino, quando si mette sulle tracce del suo amante, il padre di una sua alunna, mentre sua sola compagnia in una vacanza nel sud della Francia è un asino. “Amazing Grace” di Sydney Pollack (14 e 15 dicembre) è un meraviglioso documentario su un concerto tenuto nel 1972 in California da Aretha Franklin e la sua band, filmato dal grande regista americano e solo di recente recuperato alla visione. Chiude l'anno 2021 un altro eccezionale documentario, “La Cordigliera dei sogni” di Patricio Guzman (21 e 22 dicembre), in cui il grande cineasta cileno conclude la trilogia cosmologica sulla memoria del suo popolo devastato dalla dittatura di Pinochet, a partire questa volta dalle Ande come deposito di dolore.

Il 2022 si apre l'11 e 12 gennaio con “La terra dei figli” di Claudio Cupellini, tratto dall'omonima graphic novel di Gipi, un film distopico in cui il collasso della società ha portato violenza e solitudine, e prosegue il 18 e 19 con “Boys” di Davide Ferrario che, con musiche di Mauro Pagani, parla di amici di oggi, sessantenni che un tempo suonavano, ma soprattutto di uomini, di vite tenute insieme con lo scotch della memoria. E a proposito ancora una volta di memoria, la prima parte di “Il cinema invisibile” si chiude in modo quanto mai opportuno il 25 e 26 gennaio, proprio in occasione della Giornata della Memoria, con “L'occhio di vetro” di Duccio Chiarini, che vi racconta la scoperta del passato fascista di parte della sua famiglia, mescolando rari materiali di repertorio alla riflessione di fronte alle reticenze dei parenti. Ingresso per tutti a soli 6 euro e 5 euro per gli Under 30.