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Modena, Roberto Ciufoli in scena al Michelangelo

Da questa sera in scena “Il test”, una commedia che diverte e fa riflettere 

“Il test” di Jordi Vallejo, per la regia di Roberto Ciufoli, in scena da stasera a giovedì, alle 21, è lo spettacolo di apertura della nuova stagione di prosa del Teatro Michelangelo di Modena. In scena Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli, Simone Colombari, Sarah Biacchi. Hèctor e Paula, una coppia con qualche problema economico, devono affrontare la scelta che gli propone il vecchio amico Toni, in attesa che li raggiunga per cena Berta, la giovane fidanzata psicologa di successo. Una decisione apparentemente semplice: accontentarsi di una piccola ma immediata fortuna o aspettare lunghi anni per decuplicarla? Il dilemma che inizia come un semplice e teorico test di personalità, in un clima di divertita amicizia, diventa sempre più causticamente feroce, e mette progressivamente a nudo i caratteri, i pensieri reconditi e i delicati segreti dei quattro commensali. Fra battute di spirito al vetriolo e sferzanti dialoghi, i protagonisti vengono spinti a prendere decisioni che nell’arco di una cena cambieranno radicalmente le loro vite, forse per sempre.

«I test appassionano, la ricerca della giusta risposta per mostrare di essere intelligenti, acuti, pronti, à la page, ha mantenuto un fascino intramontabile - spiega il regista Ciufoli - Qualunque sia lo scopo di un test, il risultato finale sarà sempre una scoperta o la conferma di un comportamento che addirittura può sconvolgere chi viene “testato”. E’ il nostro caso. I protagonisti della nostra storia vengono letteralmente travolti dagli esiti di quello che all’apparenza è solo un inoffensivo test comportamentale: preferisci la voracità del morso qui e ora o la pazienza dell’attesa di un futuro piatto più sostanzioso?».


Il test è una commedia che in Spagna ha avuto molto successo.

«Il pubblico spagnolo ha fatto la fila per quattro stagioni teatrali per goderselo. Anche in Italia è stata accolta molto bene e speriamo di superare il successo spagnolo. E' una commedia intrigante e per questo piace tanto anche al pubblico italiano».

Lo spettacolo parte da un intrigante quesito dai chiari risvolti psicologici.

«Tutto parte da una domanda all'apparenza inoffensiva: è meglio un uovo oggi o una gallina domani? Sembra tanto facile rispondere ma in realtà la domanda è molto più complessa perché prevede una serie di ragionamenti sul presente, sul futuro e sulla personalità. Questo mette in crisi due coppie di amici che si incontrano a cena, a casa di una delle due coppie. Si generano dinamiche di confronto e di contrasto e fra le persone succede un patatrac di coppia e personale. E' una commedia divertente ma anche un po' cattiva».

C'è un messaggio per il pubblico?

«Né più né meno come gli altri spettacoli, ma questa volta la platea prova a mettersi nei panni dei protagonisti. Riflette, discute, si pone l’interrogativo e molte coppie si mettono in discussione».

Spesso la storia ha mostrato che il piacere dell'attesa è molto più grande della realizzazione stessa.

«L'attesa alla preparazione all'evento è sempre interessante. E' importante però considerare anche il viaggio oltre che il raggiungimento della mèta».

Basta una domanda per rompere un'armonia acquisita nella coppia?

«Le relazioni possono essere molto solide oppure meno stabili, specialmente se dietro la maschera delle persone si nascondono altre personalità come nel nostro caso. Ne vengono fuori dei fatti che sono scatenanti da quella domanda che sembrava inoffensiva facendo emergere dinamiche inaspettate».

I personaggi come ne escono?

«Diversi dall'inizio della storia. Non ne escono bene perché tutti alla fine abbandonano, per un verso o per l'altro la loro patina di bontà. Alla fine ci si accorge che non sono delle belle persone. Anche questo è un argomento che lascia pensare. Pirandello diceva: nella vita incontrerai milioni di maschere e pochi volti».

Ciufoli, il ritorno in scena?

«Siamo stati ingiustamente tenuti lontano dai teatri per troppo tempo. Dico ingiustamente perché si potevano mettere in piedi altri mezzi per creare le condizioni per poter lavorare. Siamo rimasti lontano dalle scene anche quando gli altri luoghi erano affollati. La cosa importante è che quel momento stia passando perché il nostro scopo è quello di portare il pubblico a teatro».