«La poesia può aiutare il mondo di oggi se avremo attenzione al nostro prossimo»

Francesca Serragnoli ospite oggi del festival a Vignola parla del ruolo della scrittura nella società contemporanea

Laura Solieri

VIGNOLA Poesia Festival prosegue con un nuovo appuntamento autunnale sabato 23 ottobre al Teatro Cantelli di Vignola, ore 16.30, con i poeti Francesca Serragnoli, che leggerà sue poesie e dialogherà con Marco Bini, Luigia Sorrentino in dialogo con Guido Monti, e Massimo Morasso in dialogo con Andrea Gibellini.


Abbiamo incontrato in anteprima Francesca Serragnoli (Bologna, 1972), che ha lavorato presso il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna e pubblicato le raccolte “Il fianco dove appoggiare un figlio” (Bologna 2003, Raffaelli 2012), “Il rubino del martedì” (Raffaelli Ed. 2010), “Aprile di là” (LietoColle 2016), “La quasi notte” (MC Edizioni, 2020). Suoi testi sono stati tradotti in numerose lingue e sono apparsi in varie riviste e antologie italiane ed estere.

Serragnoli, qual è l’urgenza maggiore che la poesia ha necessità di raccontare oggi?

«Qualsiasi forma di interesse per la società e per gli altri è prima di tutto un interesse per se stessi. La prima forma di rispetto è sempre per sé e il proprio sentire; una volta che uno ha preso coscienza del proprio sentire, riesce a percepire eventuali urgenze rispetto a chi ha davanti e magari raccontarle in poesia. Il prossimo è la persona più vicina a noi; è l’attenzione a chi si ha vicino che permette di allargare il cerchio della propria attenzione, non credo infatti ad un’attenzione astratta. Se uno non si accorge che il proprio vicino di casa sta male o ha fame, dubito che possa avere interesse per la fame nel mondo... Un avvenimento, un’urgenza, fermentano e danno luogo a un verso, una frase, una parola: occorre essere presenti e attenti per fare la guardia a questa epifania».

Poesia e pudore: che rapporto hanno queste due dimensioni e come si fa a preservare il proprio pudore in poesia, pur raccontandolo?

«Bisogna che il pudore permanga, rimanga, ci sia. Nell’epoca social e non voglio dire sociale, che manca solo una “e” ma manca tantissimo, questo pudore pare che sia completamente scomparso, anzi vince chi ha la possibilità di esporsi in qualsiasi forma, la mancanza di pudore è quasi una maschera. Con la poesia il pudore è qualcosa di paradossalmente conservato, perché la poesia ha la caratteristica di essere un contenitore di cristallo, che tutela il contenuto perché prezioso, perché c’è ancora una certa reverenza, almeno di scolastica memoria, verso di essa. Il testo, poi, è una realtà altra: sono io con quello che ho visto, incontrato, vissuto che si è trasfigurato in quei versi».

Dal suo osservatorio, come sta la poesia contemporanea nel 2021?

«La poesia richiede sempre un suo tempo contemplativo. Credo che tanti scrivono perché la scrittura ha in sé la vocazione a diventare arte, la parola scritta, o che in generale utilizziamo, ha la vocazione a essere bella. Questo non vuol dire che si riesca sempre a renderla tale, ma questa rimane la grande vocazione; la piccola vocazione, invece, che spero si restringa sempre di più, è quella della visibilità ovvero del tentativo di realizzarsi attraverso l’arte in maniera borghese, realizzarsi come persone nella società, come ruolo, come riconoscimento che è la scelta più semplice e peggiore perché di per sé non esiste, a mio parere, una movida letteraria in cui uno si sente protagonista... Il riconoscimento umano di chi racconta la poesia è quello di chi ci sta vicino ed è già un bel miracolo essere riconosciuti da chi abbiamo accanto». Ricordiamo che l’evento a ingresso gratuito e con Green pass, con prenotazione: WhatsApp 329 2103713 .