Capodacqua e l’omaggio a Claudio Lolli «Con musica e parole dipingeva la realtà»

Poesia Festival oggi al teatro di Marano vedrà il chitarrista protagonista di un concerto omaggio al cantautore 

Laura Solieri

MARANO Concerto per Claudio Lolli, il maggior poeta della canzone italiana, interpretato da Paolo Capodacqua (chitarra e voce) è l’appuntamento musicale che viene proposto oggi nel teatro di Marano sul Panaro, subito dopo l’appuntamento con “La vita dirà la sua” (Incontri Editrice, 2020) di Lauro Venturi (vedi sotto), formatore, imprenditore e scrittore, che avrà inizio alle 17 all’interno del Poesia Festival, in dialogo con Roberto Alperoli e accompagnato da letture di Donatella Allegro.


Capodacqua che suoneràin trio con Giacomo Lelli (flauto) e Giuseppe Morgante (piano e sax) è stato per ventidue anni l'inseparabile chitarrista del grande cantautore bolognese. Chitarrista dal talento multiforme, in grado di esprimersi nella composizione di musiche per il teatro, nel giornalismo musicale e nella narrativa, Capodacqua ha tradotto le canzoni di Georges Brassens, ha musicato le poesie di Gianni Rodari e ha pubblicato diversi dischi.

Qual è il ricordo più caro che la lega a Lolli e quale l’eredità più grande che il cantautore bolognese ha lasciatoi alle nuove generazioni?

«È l’amicizia fraterna, quindi non un ricordo in particolare ma un continuo ricordo durato 22 anni su e giù per l’Italia, un viaggio soprattutto umano e di formazione sentimentale pieno di ricordi dove tutti hanno la stessa importanza. Il punto di vista divergente è la grande eredità di Claudio, la sua capacità di analizzare la realtà con intelligenza e sensibilità particolari, e trasporla in musica e parole, in un linguaggio mai banale, mai sciatto, che non cede mai alla rima facile ma pone di continuo difronte a soluzioni nuove. Lolli lascia in eredità un’analisi malinconica ma lucida della realtà, e la capacità di saperla trasporre in un linguaggio originale».

Ha avuto numerose collaborazioni con poeti e scrittori: Gianni D'Elia, Jarmila Ockajovà, Roberto Piumini, Stefano Tassinari, David Riondino. Come legge la realtà, tra musica e poesia?

«La musica ha sempre rappresentato l’altra faccia dell’esperienza umana, quella perlopiù connessa all’insieme di tutte le esperienze umane, dall’impegno politico all’amore alle individualità agli aspetti più intimi della persona. Questo riguarda sia la musica colta, quella solo strumentale, che in qualche modo muoveva gli affetti e sia la cosiddetta canzone d’autore sulla quale c’è un grande dibattito in questo momento e che per me resta quel tipo di canzone di levatura diversa rispetto alla canzone commerciale. La poesia resta per me un modo per approcciare la realtà a 360 gradi e riguarda la capacità empatica di entrare in sintonia con il mondo e poter rappresentare le emozioni e i sentimenti attraverso un linguaggio che sia in grado di farlo, magari prendendo spunto dai linguaggi poetici più evocativi che hanno attraversato la storia di questo Paese, da Leopardi in poi».

Lei viene dalla canzone d’autore, affrontata in tutte le sue sfaccettature: com’è stato approcciarsi alla scrittura di canzoni per bambini?

«Mi è venuto naturale scrivere con le modalità tipiche della canzone d’autore colta, cercando di non banalizzare né rendere elementare il messaggio ma trovare un canale comunicativo più affine al linguaggio dei bambini, analizzato dai grandi pedagogisti ma anche da poeti importanti come Gianni Rodari che incarna la figura del maestro, del pedagogo, del militante politico e del poeta e scrittore allo stesso tempo. La lezione di Rodari mi è servita molto perché riusciva a strutturare poesie cercando di stabilire un gioco di rime e assonanze accattivante per i bambini, veicolando attraverso questa musicalità del testo dei contenuti importanti».

Ferite & Feritoie è il suo ultimo album, uscito a dicembre 2019 poco prima della pandemia, ha ricevuto recensioni molto positive. L’origine di questo titolo evocativo?

«Mi piacciono molto i suoni della lingua italiana e questa allitterazione, oltre alla bellezza stessa della lingua che oggi è maltrattata a partire dai social. Mi piaceva il doppio senso della morte e della rinascita, la ferita per guardarsi dentro e la feritoia per guardare oltre, fuori e avere ancora un atteggiamento di speranza verso l’esterno, preservando la realtà da un punto di vista protetto. Il disco è attraversato da questi due termini che ricorrono in quasi tutti i brani». Evento a ingresso gratuito con prenotazione: 059 705751 - ada.pelloni@comune.marano.mo.it