L’obiettivo sull’uomo in transito sopra i ponti

La fotografia simbolica di Marco Lombardo una personale alla galleria Ranarossa

Michele Fuoco

Il ponte come elemento simbolico del transito, dell’aspirazione verso nuovi traguardi, del bisogno conoscitivo è il tema che Marco Lombardo affronta con le sue fotografie esposte alla galleria Ranarossa 3.0, in via Montevecchio 21.


Il visitatore non può che leggere i collegamenti tra opera e opera negli accostamenti trasversali delle immagini con la presenza dell’uomo che non ha identità, perché il volto sembra vivere nell’oscurità. Solo cinque le opere alle pareti, ma sufficienti per verificare il senso del cammino delle figure che il fotografo ha colto in Corsica, a San Martino di Castrozza, Bressasone e Bologna.

Le persone non sono statiche, ma si muovono in ambienti di silenzio. Camminano, sono in bicicletta, osservano.

I luoghi, i palazzi che le circondano assumono una trasparenza d’immagine. Un’immagine collocata su una solida base incorniciata su cui l’artista ha posto una rete su cui dipinge di nero alcune parti delle figura. Un’operazione delicata con interventi di focalizzazione e travisamento delle figure umane. È un modo diverso di procedere nel campo creativo, rendendo visibili certi segni e messaggi e oscurandone altri, con la volontà di analisi e di comunicazione.

L’abilità narrativa sta in questo gioco variato di corrispondenze che coinvolge l’essere umano. Da qui il titolo della mostra “Qualcosa di noi”.

L’artista ama indagare l’accadimento, perché interessato a tutto ciò che è vita, in un diverso recupero di immagine.

“ Il suo lavoro - nota Federica Manzoli - apre la porta al dialogo con chi le guarda attraverso l’uso una tecnica mista che, fatta di reti e applicazioni, crea degli strati. Strato dopo strato, a una storia se ne sovrappone un’altra. E così, nell’atto di scegliere su quale soffermarsi, chi guarda diventa protagonista della propria, con un possibile prima e un possibile dopo, con cose e persone che si sono lasciate e altre che si troveranno, concretezze e insicurezze, nel bene e nel male”.

Per l’artista bolognese Il senso dell’opera è quello di sottolineare e far riflettere sulle emozioni e gli stati d’animo che si provano quando si lascia qualcosa di certo, per approdare verso l’ignoto. “Tutte le figure si muovono, attraversano ponti, escono da luoghi sconosciuti o si incrociano andando in direzioni opposte”.

Le scene evocano esperienze colte nella loro unicità e diversità. La mostra è aperta fino a sabato.