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Modena, Ert, il direttore Malosti sale sul palcoscenico «In scena con la potenza delle parole di Levi»

«Raccontiamo l’uomo del campo di Auschwitz e quello tornato a casa dilaniato dal ricordo di quella esperienza»

MODENA. Valter Malosti, nuovo direttore Ert da aprile, debutta in casa con “Se questo è un uomo”. Da stasera a domenica, infatti, lo spettacolo scritto da Malosti e Domenico Scarpa per la stagione 2019, farà ritorno sulle scene, partendo dal Teatro Storchi ( stasera e domani alle 20.30, sabato alle 19 e domenica alle 16). Un debutto e poche repliche, poi il lockdown: è stato questo il percorso compiuto da “Se questo è un uomo”, opera teatrale che celebra e ripropone le parole di uno dei testimoni più importanti sulle crudeltà della Seconda Guerra Mondiale, Primo Levi. «Questa tournee doveva partire nel 2019, siamo riusciti a fare solo un paio di date a causa del Covid – spiega Valter Malosti – Abbiamo ripreso lo spettacolo solo ora»

La novità è che Ert entrerà tra i produttori di questa edizione


«Esatto. Mi sembra, tra l’altro, un ottimo biglietto da visita come primo spettacolo portato in scena in quanto direttore della stessa Ert. In questo modo, i due nomi gireranno insieme ed è una grande emozione debuttare allo Storchi».

Cosa dobbiamo aspettarci?

«La difficoltà di questo lavoro sta nelle parole, il vero centro dello spettacolo. Si tratta di parole antiche, difficili da rimettere in circolazione in un corpo moderno. Anche per questo grande merito va dato alle scenografie, o meglio, installazioni artistiche di scena di Margherita Palli. Oltre alle luci di Cesare Accetta e al progetto sonoro di Gup Alcaro. Parliamo infatti di uno spettacolo scabro ma estremamente potente dal visivo e sonoro. Grazie a questa scelta stilistica, le parole di Primo Levi scorrono su un vero e proprio letto sensoriale, capace di veicolarle, nonostante la durezza del racconto».

Sul testo, lei e Domenico Scarpa avete fatto un grande lavoro di selezione dei testi scritti da Levi.

«Ho conosciuto, se così si può dire, la potenza delle parole di Levi una decina di anni fa, lavorando allo spettacolo “Il segno del chimico. Dialogo con Primo Levi”. Il potenziale acustico della lingua utilizzata da Levi è emblematico. Anche per questo la trasposizione scenica della sua letteratura è un mezzo potente per far arrivare la profondità di questo personaggio, estremamente colto e sensibile. Tutte le parole che reciteremo sulla scena appartengono a Levi. Abbiamo selezionato passi non solo da “Se questo è un uomo”, ma anche da “La tregua” e da alcune sue poesie, scritte al ritorno dal campo di annientamento».

Quindi, il vostro Primo Levi non sarà soltanto l’uomo di Auschwitz ma anche l’uomo tornato a casa da quel campo.

«Questa doppia immagine di uomo è fondamentale. L’uomo tornato a casa è dilaniato dal ricordo del campo: è come se quell’esperienza rivivesse nella memoria del Levi salvo. Teatralmente è molto interessante, perché si crea un doppio canale interpretativo. Con lo studio dei suoi testi ho capito la profondità di quel “tiepide case”: un’espressione che Levi riferisce anche a sé stesso. È come se lui stesso fosse diventato una casa tiepida, all’interno della quale dimoreranno per sempre i ricordi gelidi della vita trascorsa in quel lager».

Un evento dedicato allo spettacolo, in questa prima tournee modenese, sarà dedicato alle scuole. Perché? «Perché parliamo di testi universali. “I sommersi e i salvati” è un testo che dovrebbero leggere tutti gli studenti. In quelle pagine lui torna alla sua esperienza ma quello che dice vale anche per l’oggi. Quando abbiamo immaginato questo spettacolo, nel 2019, la situazione politica italiana era piuttosto accentrata attorno alla questione migratoria. L’odio razziale, l’antisemitismo di ritorno sono sentimenti che non muoiono mai. Questo Levi lo aveva immaginato e temuto parecchi anni fa».

Direttore, come stanno andando questi primi mesi alla guida di Ert?

«Stiamo progettando il prossimo triennio e tra le eredità che ho ricevuto dalla precedente direzione e la grande squadra che compone Ert, sono molto contento. Su una cosa stiamo puntando soprattutto: offrire al pubblico un lavoro di qualità. Anche per questo motivo non siamo affannati dall’idea del sold out. Quest’anno sarà un anno di ritorni e noi vogliamo che avvengano nel modo più naturale e sereno possibile».