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Maranello, le storie di Stefano Massini: «Affreschi sulla fragilità dell’essere umano»

Mercoledì in scena con il suo «Alfabeto delle emozioni», sette lettere sorteggiate per raccontare mondi, atmosfere, situazioni che riguardano tutti noi e i tempi in cui viviamo 

Definito da Repubblica «il più popolare raccontastorie del momento», Stefano Massini è uno scrittore che narra dal vivo. Si potrebbe dire che le storie che scrive gli escono dalla bocca con la stessa naturalezza con le quali sono state messe in fila sul foglio, nero su bianco.

Sarà lui, con il suo stile unico, ad inaugurare la stagione teatrale all’auditorium Enzo Ferrari di Maranello curata da Ater Fondazione. Con il suo «Alfabeto delle emozioni», da lui scritto, diretto e interpretato. Organizzato in collaborazione con l’Amministrazione comunale, andrà in scena martedì 23 novembre, alle 21.


In un immaginario alfabeto in cui ogni lettera è un’emozione (P come Paura, F come Felicità, M come Malinconia…), l’autore, drammaturgo, regista e narratore Massini, trascina il pubblico in un susseguirsi di storie, con il solo obiettivo di chiamare per nome ciò che ci muove da dentro.

In scena vanno la forza e la fragilità dell’essere umano, due facce di una stessa moneta che chiunque è chiamato, un po’ a vivere, un po’ a spendere, in un’alternanza di visi, ritratti, nomi, situazioni.

I suoi sono affreschi narrativi. Possiamo chiamarli così?

«Sì, perché l’affresco è una tecnica pittorica composta di immagini sovrapposte, non è mai monotematico. Vale per tanti capolavori, dove ci sono più immagini, più momenti. In questo spettacolo racconto tante storie quante sono le lettere dell’alfabeto che io sorteggio, in genere sette per ogni spettacolo. Ho costruito un sistema narrativo che porta lo spettatore in molti mondi, a respirare molte atmosfere».

Attraverso il suo lavoro, e una sua personalissima attitudine creativa, personaggi, storie quotidiane e fatti di cronaca dialogano con gli stati d’animo dell’essere umano.

Accade in teatro ma anche sul piccolo schermo, come ad esempio nei suoi interventi televisivi su La7 nel programma «Piazzapulita», o da padrone di casa con Andrea Delogu in «Ricomincio da Rai tre» o nelle colonne del quotidiano «La Repubblica» dove tiene anche le rubriche «Manuale di sopravvivenza» (su Robinson) e «Parole in corso» (pillole video giornaliere su Repubblica.it).

Che linguaggio è quello del raccontastorie?

«Un linguaggio che parte dal presupposto di andare a snidare qualcosa che non sia noto al grande pubblico. Si racconta davvero quando si colma una zona d’ombra. Il valore narrativo sta tutto nella sorpresa. Nel rivelare ciò che non è ma stato considerato da quel punto di vista. Lo sguardo del narratore deve essere obliquo. Mai frontale».

Partiamo dalla lettera F. «La felicità, passata da essere un lusso, poi una possibilità, e infine un diritto, oggi è diventata un obbligo…»

«È una di quelle lettere che nello spettacolo hanno una valenza doppia. Che suggeriscono più di un’emozione: F come Felicità ma anche come Frustrazione. Sembrano stati d’animo lontani ma non è così. La felicità dura un attimo».

Dalla S di stupore alla R di rabbia. Dell’uomo, quindi, non si butta via niente?

«La R porta a parlare di un’emozione vittima di una scorretta interpretazione. L’ira è stata sempre assimilata alla rabbia, ma è diversa. È un sentimento d’attacco contro qualcuno. La rabbia è un sentimento che si può provare anche in modo solitario. É un sentimento umano. Senza rabbia non si è esseri umani. E sì, dell’essere umano non si butta via niente. Tutto quello che è umano è qualcosa di irrinunciabile»

Lei ha dichiarato di essere un curioso nato, un onnivoro.

«Non solo di testi, ho letto tanto ma non è quello che mi interessa mostrare. Io sono sempre stato un onnivoro di storie. Le storie sono gigantesche metafore dove ritrovarsi, però bisogna addentrarsi anche in quelle che non ti riguardano a vicino. Io ho sete, è questo che mostro nello spettacolo, anche di scienza, di sport, che è una grande mitologia collettiva, di musica, di politica. Racconto storie senza recinti, senza spocchia, senza snobismi ».

Qual è stata una fonte di ispirazione?

«Luca Ronconi, che mise in scena un alfabeto della violenza. L’alfabeto delle emozioni, in fondo è una necessità, è un trucco che uso per mettere in scena sette sfide narrative e teatrali. Ogni spettacolo sorteggio sette lettere, la narrazione dura un’ora e mezza. E ogni volta il doppio delle lettere sorteggiate resta fuori. Lo spettatore, ogni volta, assiste solo a un terzo di quanto ho scritto. Questo rende la performance una cosa sempre unica. Forse un giorno farò uno spettacolo che metta insieme tutte le lettere dell’alfabeto in una sola messa in scena».

Info biglietti.La biglietteria a Maranello sarà aperta mercoledì dalle 10 alle 12.30 e da due ore prima dello spettacolo; online sul circuito Vivaticket www.vivaticket.it Prenotazioni via e-mail Le prenotazioni si possono effettuare scrivendo una e-mail all’indirizzo auditoriumferrari@gmail.com

I biglietti prenotati dovranno essere tassativamente ritirati entro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, pena l’annullamento.