Pavullo, “La vita davanti a sè” Il teatro che emoziona con Silvio Orlando in scena

PAVULLO La nuova stagione teatrale del Mac Mazzieri di Pavullo si apre con uno degli attori italiani più amati: Silvio Orlando che martedì 23 novembre ci conduce nel romanzo di Romain Gary “La vita davanti a sé”. Uno spettacolo imperdibile, Orlando con la leggerezza e l’ironia del bimbo protagonista, Momò, si immedesima, con naturalezza, nel dramma di quel bambino. è la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea. Un romanzo che racconta di vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di un’improbabile storia d’amore. Raccontare la storia di Momò e Madame Rosa nel loro disperato abbraccio contro tutto e tutti è necessario e utile. Un autentico capolavoro dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro . Lo spettacolo si avvale delle musiche dal vivo musiche dal vivo conl’’ensemble dell’Orchestra Terra Madre Un testo che, come ha raccontato Silvio Orlando a giugno, in occasione della replica a Mirandola, «è di una straordinaria bellezza dalla sconcertante attualità, benché sia un testo degli anni Settanta. - ha detto Orlando - Poi è arrivato il Covid. Il primo lockdown è stata l’occasione per farlo mio, scriverne una riduzione e memorizzarlo. Ne è uscito uno spettacolo che accompagna il pubblico nelle pagine del libro con la leggerezza e l’ironia di Momò, il protagonista di dieci anni, dove cerco di immedesimarmi, con naturalezza, in quel bambino nel suo dramma. Il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie e sbrigative soluzioni il tema dei temi contemporaneo: la convivenza tra culture, religioni e stili di vita diversi. Raccontare la storia di Momò e Madame Rosa mi è sembrato necessario e utile. Le ultime parole del romanzo di Gary dovrebbero essere uno slogan e una bussola per chiunque: “Bisogna volersi bene”».

E la grande sfida di questo spettacolo è rappresentata dal vedere l’esistenza con gli occhi di un bambino «Non è stato facile , ma mi sono lasciato guidare dalle parole di Gary che delineano Momò come un fanciullo che non può che regolarsi sulle sue forze. - ci ha raccontato lo scorso giugno - Se da un lato deve fare i conti con la vita da extracomunitario nelle banlieue parigine dove la convivenza tra razze è davvero complessa, dall’altra c’è la sua singolare vicenda umana di bambino orfano che ha la necessità di risolvere quel conflitto materno di una madre, peraltro morta. Nel romanzo ci sono allora due donne con il quale Momò si rapporterà: Madame Rosa, una vecchia ebrea , poco mamma alla quale però lui si aggrapperà per non affogare e poi Nadine, giovane donna che invece lo guiderà verso una prospettiva reale e nuova di vita. Credo che proprio in queste due figure femminili di riferimento stia la classicità di quest'opera».