A Modena arriva CrossOpera, uno spettacolo internazionale: «Sarà la solidarietà a salvare l’uomo»

Venerdì al Teatro Pavarotti-Freni debutta il progetto che unisce teatri di tre paesi diversi: Italia, Austria e Serbia

Modena. «L'umanità è in crisi, e non c'è altra via d'uscita da questa crisi che la solidarietà tra le persone», scriveva Zygmunt Bauman e in questa sua frase sembra concentrarsi tutto il significato e il progetto di “CrossOpera – diversità, paura e scoperta”, lo spettacolo che andrà in scena in prima assoluta venerdì alle 20 e domenica alle 15,30 sul palco del Pavarotti Freni di Modena (biglietti ancora disponibili sul sito del teatro).

Crossopera è un progetto vincitore del bando di cooperazione internazionale dell’Unione Europa “Creative Europe 2018” e unisce tre teatri d'opera di tre paesi diversi: Il Comunale di Modena, il Landestheater Linz (Austria) e il Teatro Nazionale Serbo di Novi Sad (Serbia). Sia Linz che Novi Sad sono città gemellate con Modena. La finalità è stata quella di coprodurre una nuova opera i cui tre atti hanno sviluppato storie brevi commissionate a tre diversi compositori appartenenti ai tre paesi del progetto che hanno sviluppato ciascuno un atto dello spettacolo lavorando su temi comuni quali “la diversità, la paura e la scoperta”, che contraddistingue il fenomeno delle recenti immigrazioni verso i Paesi dell’Unione Europea. L'opera è cantata nella lingua locale di ogni atto (serbo, tedesco e italiano) con soprattitoli nella lingua in cui essa viene eseguita. Il cast vocale si compone di sei giovanissimi cantanti, due per ogni nazionalità, mentre un narratore accompagna il pubblico nell’intreccio dell’opera parlando nella lingua locale. Dopo Modena lo spettacolo partirà in Tournè (Covid permettendo) con recite negli altri due teatri coinvolti nel progetto. Per l’atto Italiano le musiche sono del noto compositore e regista contemporaneo Luigi Cinque, mentre il libretto del giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto. La regia è di Gregor Horres.


«Crossopera è un progetto meraviglioso – ha commentato Cappelletto- i tre Paesi coinvolti sono vicini sia geograficamente che per un vissuto storico comune benché in passato furono acerrimi nemici. L’idea del mio libretto è nata dalla persuasione di esercitare la memoria dedicando la mia opera al grande giornalista e storico Angelo del Boca, che per primo ha voluto indagare su cosa accadde realmente al tempo delle colonie occupate dagli italiani: un passato che ci riguarda, che ci permetterebbe di capire anche molte tematiche legate ai fenomeni migratori odierni, ma con il quale facciamo ancora tanta fatica ad avere un atteggiamento di coscienza critica ed autocritica. Da lì poi - continua l’autore- l’intreccio dell’opera si sviluppa fino ad arrivare al presente attraverso due figure che ho immaginato fossero perfette per guidarci in questo viaggio: l’ex presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, che riteneva il debito e la povertà degli africani non come la loro condizione naturale ma la conseguenza di tante scelte sbagliate della politica internazionale, e Nelson Mandela, grande leder sudafricano che nonostante i suoi 27 anni di carcere non ha mai odiato nessuno ed è riuscito a portare fuori il suo paese dall’apartheid. L’atto si chiude con l’immagine dei leader del mondo chiamati ad avere delle grandi idee e iniziative per vincere malattie, miseria, fame, discriminazioni e povertà».

«Anche dal punto di vista musicale è allora un’opera che si compone di meravigliosi frammenti- specifica il compositore Luigi Cinque- la partitura è concepita sulla base e la linea del libretto e risulta essere una sorta di “promenade”, che attraversa il testo con diversi stili musicali che vanno dal ventennio fascista del novecento alla dimensione contemporanea. Sarà allora divertente per il pubblico ripercorrere qualcosa di conosciuto, che appartiene alla storia di tutti, ma in chiave decisamente nuova e inconsueta. Dal Reggae Time al Jazz, dal popolare al minimalismo americano degli anni Cinquanta- Sessanta, fino al puntillismo, ma con una riflessione generale finale che richiama il tema dei Quartetti di Verdi, riveduti naturalmente sulla nostra forma. In questo lavoro, immenso soprattutto per il valore del suo progetto- ha concluso Cinque- ho potuto inserire infiniti frammenti delle mie esperienze a tal punto che potrebbe eseguirsi anche al contrario. Un bell’excursus storico che sono certo il pubblico apprezzerà all’interno della storia della musica del nostro tempo».