Contenuto riservato agli abbonati

Giuseppe Graziosi maestro senza tempo e vero cantore della civiltà contadina

Interessante mostra alla Galleria Decò di Vignola: sono esposti anche nudi femminili e paesaggi 

VIGNOLA. C’è gioia, per il visitatore, nel vedere le opere di Giuseppe Graziosi (Savignano 1879 – Firenze 1942) che non finisce mai di stupire. Uno stupore che nasce non da stravaganze di linguaggio e di stile, che spesso offrono artisti del nostro tempo, ma dalla sobrietà, dall’equilibrio permanente della composizione nel rispetto dei canoni classici, capaci di determinare un mondo di vita, di presenza e di conoscenza. “Classico” vuol dire per il maestro di Savignano, far rivivere nella propria opera quel culto dei valori formali espressi dalla buona tradizione. Ma la sua ricerca ha attraversato esperienze differenti (l’impressionismo, dopo il viaggio a Parigi nel 1903) che hanno educato e raffinato il suo modo di vedere, anche durante gli anni di insegnamento all’Accademia di Brera a Milano, a quella di Napoli e di Firenze. Senza dimenticare la Biennale di Venezia, a cui ha partecipato ben 19 volte fino al 1942, dove ha avuto la possibilità di rendersi conto delle nuove tendenze. E’ sul piano della figurazione, come approccio diretto alla realtà, si fondano la sua pittura, scultura e grafica da ammirare, fino all’8 gennaio, alla Galleria Decò di Vignola, diretta da Margherita Franchini.

Nelle sue opere si configurano scene di vita agreste, come quella della “donna nella stalla con mucca”, con un appagamento di esistenza non solo umana. Una scena intimistica, in cui balza evidente la realtà umana. Per Graziosi l’esperienza estetica è soprattutto esperienza di vita, di luoghi di lavoro umile, di fatica quotidiana, del mondo rurale come bene esprimono, ad olio e nei colori ad acqua, le cascine d’inverno, i casolari, le fascine e, nelle targhette in bronzo, donna con maiale e tacchini. E pure, nei disegni, donna sul carro e contadino con i buoi e, persino nelle incisioni, la battitura del grano, il pascolo, massaia con buoi.


L’umanità s’impone nelle figure attraverso la semplicità che nasce della spontaneità e schiettezza dei gesti, e viene espressa da un’arte squisitamente educata perché si presenta sempre in forma controllata, di impianto solido, di impostazione strutturale che conferisce, nei bronzi, una fisionomia ben determinata ai nudi femminili, all’automa, alla gatta con i gattini. Un persuasivo equilibrio d’insieme che Graziosi trova anche in un nudo ad olio, nella processione a Vignola e nel mercato in piazza Grande a Modena (acquaforte), dove Il segno e il colore sembrano seguire le sottili variazioni dell’anima. Nell’accorta misura compositiva, con preziosi elementi che sembrano recuperare la profondità di memorie, si presentano i quadri ad olio con impressioni romane, l’interno di chiesa, Caldine, l’abside di Santa Maria Novella, Assisi, le incisioni raffiguranti il Duomo di Modena e il Castello di Vignola. Graziosi, che manifesta una padronanza tecnica con uno schema narrativo perfettamente equilibrato e un incessante stile analitico di equilibrio permanente, sa porsi in un rapporto di vivificante congenialità con il tutto, rivendicando alla creazione artistica un impegno integrale di conoscenza, non esclusa quella inerente alla dimensione del sacro, di cui la mostra offre alcuni esempi, come Madonna e due stazioni della Via Crucis: Gesù cade la terza volta e Gesù muore in croce.