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Cinema Modena, quei classici del passato che raccontano anche l’oggi

Dal 15 dicembre all’Astra prende il via il Cineforum del Consorzio Creativo

Torna dopo la lunga pausa pandemica la rassegna cinematografica promossa dal Consorzio Creativo (www.consorziocreativo.it) con Bper Banca, con il patrocinio del Comune di Modena, «Cineforum: la Rabbia e la Memoria. Violenza e nostalgia nel cinema della nuova Hollywood come in quello di questi anni», cancellata nel marzo 2020, proprio alla vigilia del primo lockdown. Si tratta di quattro proiezioni, al cinema Astra, a ingresso libero, alle 20.45. Si parte il 15 dicembre con «Boxcar Bertha», film del 1971 di Martin Scorsese, seguito il 12 gennaio da «Sugarland Express», un film di Steven Spielberg del 1974, e da «Il braccio violento della legge», di William Friedkin del 1971 programmato per il 16 marzo, fino a «Chinatown» la celebre pellicola di Roman Polanski del 1974 che chiuderà la rassegna il prossimo 13 aprile. Il ciclo è a cura di Marco Barozzi, presente per una breve introduzione.

Come è nato e dove vuole condurre il pubblico questo nuovo appuntamento ?


«Ho pensato a una rassegna sul cinema americano degli anni ’70 dopo aver visto a Venezia «The Joker», di Todd Philips. La carica di tensione dello spettatore procede di pari passo con il graduale percorso di destrutturazione psichica del personaggio principale. Il suo disagio è il riflesso di una società malata, ipocrita e violenta, inserita all’interno di un tessuto urbano che gronda miseria morale e materiale. Le vicende sono ambientate nei primi anni ’80, ma i richiami all’attualità appaiono chiari ed espliciti. Anche nella società odierna c’è un profondo distacco fra la classe dirigente e il popolo, che reagisce dando sfogo ai suoi più bassi istinti; da qui la sensazione di insicurezza, la malevolenza verso l’altro, l’odio contro chi è diverso, che sfociano in esplosioni di violenza individuali o di gruppo . «Boxcar Bertha», è basato sul personaggio immaginario Bertha Thompson, protagonista del romanzo «Sister of the Road», di Ben L. Reitman. Durante la grande depressione, Bertha Thompson, un’orfana, incontra su un treno merci il sindacalista Big Bill Shelly e se ne innamora, per esserne poi abbandonata subito dopo. Successivamente diviene complice di un baro; compiranno insieme una serie di rapine, con motivazioni antischiaviste sottotraccia, nel gorgo, terribile, della grande Depressione».

Perché rivedere oggi un film come questo?

«Non c’è momento significativo come questo. Ampie frange della popolazione si ribellano e non accettano le indicazioni dell’autorità costituita. Mentre i giovani, per quanto riguarda il cambiamento climatico, ad esempio, non parlano neppure più la stessa lingua. Penso che siamo agli albori di un nuovo periodo di ribellione giovanile. Questo film vagheggia un mondo che non c’è più, intriso di sangue e violenza, ma anche animato da un senso selvaggio di libertà. La sensazione di solitudine e di abbandono determinata dalle disuguaglianze, la sfiducia nel futuro, minaccioso ed incerto, le conosciamo anche ora. Questo è ciò che apparenta il periodo socioculturale che stiamo vivendo con quello che diede i natali alla Nuova Hollywood».

«Sugarland Express», secondo capitolo. Interpretato da Goldie Hawn, William Atherton, Ben Johnson e Michael Sacks, ispirato a eventi realmente accaduti in Texas nel 1969, ha segnato il debutto di Spielberg come regista. Sullo sfondo la vicenda (vera) che ha riguardato l'ex detenuto Robert Dent e la moglie Ila Fae, fuggiti a bordo di un'auto dopo aver sequestrato l'agente James Kenneth Crone. Una fuga terminata a Wheelock dove i Dent speravano di ricongiungersi con i figli».

Film girato quasi cinquant’anni fa che richiama vicende di cronaca, anche recenti

«L’uomo è solo, all’interno di una società massificata e violentemente repressiva in cui l’autorità mostra spesso lo stesso cinismo, la stessa corruzione, gli stessi metodi violenti delle organizzazioni criminali».