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Modena. Le dodici «Ragazze mese» uscite dalla matita di Molinari

Il calendario della Società del Sandrone: «Omaggio alla bellezza, ricordando il grande artista»

Modena. In un mondo dove la lotta agli stereotipi di genere è all’ordine del giorno, per la storica Società del Sandrone di Modena il calendario per il prossimo 2022 – anche se legato alla tradizione e a un notissimo personaggio modenese – è donna.

Anzi è femmina, nella sua declinazione, avrebbero detto una volta, più ardita. Quella delle pin up vestite, pardon, svestite, anche da carnevale, dodici splendide «Ragazze mese», uscite dalla matita di Mario Molinari, sinuose e delicate figure femminili, riproposte, a vent’anni di distanza, a un pubblico di collezionisti, simpatizzanti, curiosi e a tutti coloro che amano le care vecchie cose di Modena.


Il calendario, che andrà in omaggio ai soci, sarà disponibile da Natale, al prezzo di € 10,00 in alcune edicole del centro (l’elenco sarà pubblicato sul sito della Società nei prossimi giorni). Il ricavato andrà in beneficenza. Mario Molinari, 1909-1966, che aveva cominciato facendo le caricature del maestro e dei compagni di classe, finì per firmarle per «La Settimana modenese», «Il Sandrone» e «Mò chè Ghegna». Di lui, oggi, resta un angolo di centro storico, una piazzetta minuscola, ancorché ricca di fascino, fra via Taglio e piazza Mazzini, dove passano in tanti, ma che conoscono in pochi.

Per chi non lo conosce, l’artista che negli anni Cinquanta fu autore di vignette e caricature per «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta dell’Emilia», «Il Corriere dello sport», «Momento sera», «Il Guerrin Sportivo», «L’Asso Sportivo», «Il Tempo» e «il Tifone», era uno fatto così. Interrogato dalle autorità sul perché non portasse la camicia nera – era l’aprile del ’45 – rispose, un po’ in italiano, un po’ in dialetto modenese, che in famiglia erano in 4 fratelli ma la camicia nera era una sola. E che quella mattina si era alzato per primo suo fratello Gino. Questo episodio, che si deve, come altre chicche della vita culturale cittadina, a Roberto Armenia, racconta, forse meglio di tante altre parole, Mario Molinari. Ha fatto le caricature di politici, di tipi modenesi, come le pettinatrici, la tabaccaia, i giocatori di dadi, ha ritratto grattacapi calcistici e immortalato bersaglieri, demolizioni urbane, i passatempi della domenica e luoghi storici, come la manifattura tabacchi. Ha raccontato un mondo, che non c’è più, che solo gli occhi possono ancora sentir raccontare. In questo calendario gennaio ha gli occhi da gatta, febbraio da mascherina, marzo da ballerina, aprile da modella, maggio dialoga in deshabillé con una primavera di rane, giugno è tutto roncola e galletto dei campi, luglio un bagno a mare con i pesci, agosto si va a caccia, settembre è un mese equestre, ottobre la vendemmia, a novembre si va di nuovo a cavallo e dicembre, alla sua maniera, è un bianco mese di Natale.

La Società del Sandrone, passati i 150 anni dalla sua fondazione, resta fedele allo spirito con il quale è nata: organizzare il Carnevale, promuovere il divertimento e l’ironia per fare beneficenza.

«Lo storico calendario del Sandrone non va buttato il 31 dicembre di ogni anno – ha detto il Presidente Giancarlo Iattici – è, viceversa, un oggetto da conservare. Su ognuno di questi segnatempo, da 25 anni a questa parte, sono state riprodotte immagini della storia di Modena o di modenesi Doc. Per il 2022 abbiamo pensato di riproporre le 12 ragazze mese di Mario Molinari, già protagonista di calendari precedenti. In passato, tra gli altri, abbiamo ricordato Antonio Bacchini (Back ), Geminiamo Benatti, Ugo Preti, Bruno Urbini, Beppe Zagaglia e pubblicato foto di Modena di una volta e dei Carnevali Modenesi».

Sandrone, grazie alla storica associazione costituitasi in corso Canalgrande al civico 30 sotto la presidenza del conte Guidelli, da testa di legno è diventato una figura in carne ed ossa. Una magia, come quella che fece Collodi con Pinocchio. E ancora oggi, grazie alle iniziative di cui continua a farsi promotrice – conferenze e dibattiti sulla storia di Modena, focus sul folklore e le tradizioni geminiane – anche gli artisti della Modena che non c’è più, soprattutto i loro tratti caricaturali, restano fra noi.

Bella responsabilità …

«Sì, è così. Tra gli scopi della nostra associazione c’è quello di mantenere in vita le nostre tradizioni e la nostra lingua. Teniamo molto al mantenimento delle radici senza le quali non ci sarebbe un futuro».

Temete la cancel colture che nel terzo millennio si è presa la briga di dare un colpo di spugna a storia e contesti storici buttando giù statue, rinnegando autori e opere d’arte?

«Le figure femminili che abbiamo scelto sono per chi riesce a vedere, nei contorni di un disegno d’artista, un inno alla bellezza, firmato dal pittore e pubblicitario modenese che ha fatto dell’ironia e dell’irriverenza la sua cifra stilistica. Non sono nient’altro che un’opera d’arte».

C’è chi ha detto che a Modena, una volta, si rideva a colpi di matita. E sono diverse le mostre che in passato le maggiori istituzioni cittadine hanno dedicato a questa forma d’arte, come «Ghigno e sorriso», dedicata alle caricature del '900, organizzata dal Museo civico, che ha compiuto una rigorosa ricerca in un universo popolato da tante riviste umoristiche, testate dai nomi fantasiosi come «Marchese Colombi», «Duca Borso», «Sciarpa d’Iride» e «Gatto bigio». O il contemporaneo allestimento dedicato a Umberto Tirelli.

La vostra società si farebbe promotrice di una iniziativa come questa?

«Ma certo. La tradizione caricaturale della nostra città è importantissima, non possiamo che sostenerla».

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