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Il presepe di Fornaciari racconta l’amore e la dignità violata dell’uomo

Esposta in Municipio a Lama Mocogno la “Natività” dello scultore di Vignola. In terracotta scene di migranti, disperazione e miseria 

LAMA MOCOGNO. Il presepe è familiare a Marco Fornaciari. Ma è anche molto ammirato dal pubblico e dalla critica, tanto che l’artista ha sempre primeggiato nei concorsi, persino internazionali, dedicati al presepe, che portano il nome di “Premio Begarelli”. E fino al 9 gennaio lo scultore di Vignola, formatosi al Liceo e all’Accademia di Bologna, lo presenta a Lama Mocogno nella Sala della Musica del Municipio. Non è solo l’eleganza formale a determinare la bellezza delle varie figure, ma anche l’equilibrio e la naturalezza delle immagini in terracotta a verificare, nella dolcezza degli sguardi e nei gesti semplici, la tenerezza di stati d’animo, sentimenti carezzevoli.

C’è sentimento religioso, ma è quello umano che prevale, perché la sua opera si misura con la dimensione interiore dell’uomo. E ogni scena viene condotta ad un realismo quotidiano che il presepe manifesta nella figura di Maria con il bambino, di Giuseppe, dei pastori, dei Magi. In mostra, a cura di Sandro Malossini, pure l’annuncio ai pastori, la visita di Maria ad Elisabetta, la presentazione al Tempio e la Fuga in Egitto.


E quella storia antica diventa attuale e viene ancora vissuta con una forte partecipazione affettiva. Tutto è sostenuto da una intensa fede in cui l’artista fa vivere, con una efficace rappresentazione, ogni azione delle sue creature, mettendo in luce anche le dolorose vicende di oppressione, di emarginazione, di sfruttamento, nel nostro tempo: dalla scena della guerra, della fame, ai migranti che chiedono aiuto, alle strage di innocenti nel Mediterraneo. C’è consapevolezza di questo stato di disperazione, di miseria in cui versano ancora tanti popoli. «La ricerca sul presepe e sulla contestualizzazione nell’attualità è ormai – rivela Marco - quasi trentennale, è senz’altro una parte importante del mio lavoro. Ma è una parte. Parte che però, a mio parere, sottende anche a tutti gli altri filoni di ricerca».

Il lavoro attinge al sentimento del tempo e la ricognizione dell'artista, che ha forti radici morali, si svolge su piani differenti, nell'intreccio tra episodi religiosi del passato collegati ad assurde situazioni di inaudita violenza, di negazione della dignità umana, nell'età contemporanea. A ciò risponde il recente gruppo scultoreo “Strage degli innocenti” e “Fuga in Egitto”, al cui centro domina la famiglia che, nella sua avventura, con Maria che stringe a sé il bambino, sull'asinello guidato da Giuseppe, pare procedere, quasi spinta dal vento. Ma c'è pure la scena di un naufragio che riporta alla memoria il difficile approdo di tanta povera gente a Lampedusa; e quella che rimanda ai profughi fuggiti dalla guerra in Siria, Afghanistan, Ucraina, Libia, Gaza… Cè ancora il presepe a richiamare l'uomo alla fraternità, all'ansia di speranza, ad animarlo di un fervore di ordine spirituale.

La sua scultura riesce sempre a dare significato ad ogni esistenza in una energia figurale che privilegia l'accadimento.

Ciò accade anche nelle opere pubbliche, come l’arredo scultoreo per la nuova chiesa dedicata a S. Giovanni Battista in bronzo, a Mercatale Ozzano Emilia (Bologna, con la statua del Battista in bronzo, “L’Ultima cena” in terracotta per l’altare, Fonte battesimale e Acquasantiera in pietra serena, “Via Crucis” in terracotta; Madre Teresa di Calcutta a grandezza naturale collocata presso la chiesa parrocchiale di Rubbiara (Modena); il monumento per ricordare l’eccidio di Pratomaggiore nei pressi di Vignola; monumento alla Famiglia, o “Sacra Famiglia” per la Pieve di Vignola; quattro tondi in terracotta a bassorilievo, raffiguranti gli Evangelisti per la cappella dell’aeroporto militare di Piacenza; Grande Presepe (11 pezzi) per la chiesa parrocchiale di San Lorenzo in Collina (Bologna).

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