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A Bomporto. «“Graces”, quando la danza riesce a creare in scena dei piccoli miracoli»

Laura Solieri

BOMPORTO. Prosegue questa sera alle 21 la stagione del Cinema Teatro comunale di Bomporto, curata da Ater Fondazione in collaborazione con l’Amministrazione comunale, con lo spettacolo di danza contemporanea “Graces” coreografato e interpretato da Silvia Gribaudi. Un progetto di performance ispirato alla scultura e al concetto di bellezza e natura che Antonio Canova realizzò tra il 1812 e il 1817: le tre figlie di Zeus (Aglaia, Eufrosine e Talia) erano creature divine che diffondevano splendore, gioia e prosperità. Sul palco con Silvia Gribaudi, che abbiamo intervistato, i danzatori Siro Guglielmi, Matteo Marchesi e Andrea Rampazzo, per un’opera scultorea che simboleggia la bellezza in un viaggio di abilità e tecnica che li porta in un luogo e in un tempo sospesi tra l’umano e l’astratto.


Gribaudi, la sua poetica trasforma le imperfezioni elevandole a forma d’arte in cui non ci sono confini tra danza, teatro e performing arts. Qual è il suo concetto di bellezza e imperfezione?

«Nello spettacolo apriamo delle domande e ognuno in base al proprio sguardo decide che cos’è bello: per me la bellezza è una grande libertà, che cambia in base alla persona. In questo senso, uso sempre meno la parola imperfezione perché apre una relazione rispetto a qualcosa che è perfetto e invece sul corpo possiamo parlare solo di forme differenti, che in campo artistico possono essere valorizzate per essere qualcosa da scoprire».

In questa coreografia cosa ha voluto valorizzare?

«La relazione tra spettatore e performer, il dialogo, il fatto che la danza è un giocare insieme nel senso più profondo del termine, per creare una azione/reazione di complicità. Ho voluto esplorare il concetto di grazia e di armonia tra i corpi, giocare insieme al pubblico sul valorizzare il piacere di creare armonia».

Negli ultimi 10 anni si è interrogata molto attraverso la danza sugli stereotipi di genere, sull’identità del femminile e del maschile. Quanto questo linguaggio artistico aiuta a riflettere, più di altri, sul tema?

«La danza crea dei piccoli miracoli, ha la capacità di creare armonie al di là di maschile e femminile, lungo largo, con essa qualsiasi fisicità e genere inizia a dialogare, a creare uno spazio libero di espressione. In questo momento storico la danza ha la grande missione di far riscoprire i corpi e le bellezze, il contatto, andando oltre il genere: ci sono solo creature che si esprimono e comunicano. In questo spettacolo, il bianco del marmo del Canova è il bianco della scena dove i corpi vengono fuori nella loro carnalità, nelle loro tinte e fisicità, dialogando su cosa vuol dire oggi l’armonia tra fisicità differenti».

Lei ama definirsi “autrice del corpo”: come?

«Penso che tutti noi siamo autori del nostro corpo, ognuno può farne quello che vuole. Nel corpo rimane una memoria di tutto quello che siamo e viviamo, è per noi un’importante guida nelle sue trasformazioni, e una delle più grandi rivoluzioni che possiamo fare è essere quello che siamo presentando il nostro corpo nella sua verità e onestà».

Graces è realizzato grazie allo sguardo registico e visivo di Matteo Maffesanti (regista, formatore e videomaker) che ha seguito con Silvia Gribaudi tutto il processo artistico che si è sviluppato con tappe di lavoro che comprendevano laboratori con cittadini sui materiali coreografici. Biglietto intero 10 euro per prenotazioni: teatrocomunalebomporto@ater.emr.it - 059 800776