Emma, talento del Vecchi-Tonelli nell’Orchestra giovanile di Fiesole

Importante traguardo per la giovane flautista toscana che studia a Modena «La musica è emozione e viverla dentro a un gruppo così grosso non ha prezzo»

ELENA PELLONI

Non solo è entrata nell'Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole ma ha anche già suonato come primo flauto in un concerto tenutosi a dicembre al teatro Maggio Fiorentino. Parliamo di Emma Longo, classe 2001, studentessa di flauto dell’Issm Vecchi-Tonelli, già laureata al Conservatorio G. Puccini di La Spezia con la valutazione di 110, lode e menzione speciale di onore al Miur. Sono già numerosi i traguardi raggiunti da questa giovane flautista pistoiese, come la partecipazione da accademista per la Puccini Academy, il conseguimento del primo premio assoluto al concorso Alberghini di Bologna e ha già in programma un fitto calendario di concerti e incisioni discografiche. «Ho deciso di proseguire gli studi di alto perfezionamento a Modena per due semplici ragioni – spiega Emma Longo – E sono Michele Marasco e Andrea Oliva, due nomi giganteschi del panorama musicale internazionale. È grazie alla guida di questi due maestri incredibili che sto raggiungendo grandissime soddisfazioni».


Emma, l’orchestra giovanile italiana di Fiesole è una delle più prestigiose. Cosa significa farne parte?

«Ci speravo tantissimo ed è stata un’emozione incredibile. Lo sono ogni volta che mi ritrovo in mezzo a quella possente orchestra, composta da tantissime promesse del mondo della musica e da giovani che, come me, hanno un’unica grande passione. Ma l’ingresso nell’Ogi non è un punto d’arrivo. Al contrario, uno slancio per guardare al futuro con ancora più ottimismo».

Che differenza c’è tra un’orchestra giovanile e una, diciamo così, “regolare”?

«Le giovanili italiane, del livello dell’Ogi, sono meno di 6 in tutta Italia. Si tratta di realtà prestigiose che per i giovani musicisti come me rappresentano un trampolino di lancio, o meglio, una palestra per prepararsi alla vita da orchestrale. Ogni mese si allestiscono circa 2 o 3 produzioni. A ogni musicista viene assegnata una borsa di studio. Possiamo quindi dire che è una sorta di avviamento al lavoro dedicata ai ragazzi dai 18 ai 27 anni. È molto professionalizzante, i ritmi sono frenetici e incalzanti, come nelle orchestre vere e proprie».

Quando è nata questa tua passione per il flauto?

«A circa 9 anni. Prima studiavo pianoforte. Ma i maestri d’allora mi dicevano che non avevo molto talento. Poi un giorno ho sentito il suono del flauto e mi sono letteralmente incantata. Ogni volta che sentivo il suono di quello strumento sentivo un vuoto allo stomaco e una grande emozione . Ed è ancora così. In realtà per me la musica è questo: un’emozione capace di emozionare».

Una dedizione così assidua toglie spazio alla vita privata o è possibile raggiungere un equilibrio?

«Assolutamente sì. L’unico momento in cui ho un po’ sofferto è stato durante il liceo. Vivevo in un paesino di montagna, in provincia di Pistoia e non avevo modo di uscire spesso con gli amici. Un po’ per la musica e un po’ per la distanza. Ma avevo un obiettivo e non mi è pesato stringere i denti. Ora è tutto in equilibrio. Ho amicizie solide, sparse in diverse città e sono felice».

Tra i progetti futuri: diventare direttore d’orchestra?

«Da piccola mi sarebbe piaciuto. Ma da quando ho sperimentato cosa significa vivere l’orchestra, starci dentro, ho capito che quello è il mio posto. È il musicista che crea l’orchestra e l’emozione di condividere quei momenti con gli altri strumentisti è unica. Ci si sente parte di una cosa più grande che non si riduce a un personalismo. Tra i grandi sogni la Berliner Philharmoniker. Ma raccoglierò ogni sfida. L’importante è la musica, il dove e il come si vedrà».