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Carpi, Sonia Bergamasco alla prova di Martha: «Un ruolo che entra nel cuore»

Da stasera al Teatro Comunale di Carpi la popolare attrice tra i protagonisti di «Chi ha paura di Virginia Woolf?»  

Paola Ducci

CARPI. La prosa torna al Comunale di Carpi stasera e domani alle 21 e domenica alle 16, con il celeberrimo dramma del drammaturgo statunitense Edward Albee “Chi ha paura di Virginia Woolf?” per la regia di Antonio Latella. Fra i protagonisti sulla scena Sonia Bergamasco che sarà affiancata da Vinicio Marchioni, vale a dire due fra i più bravi attori italiani del momento, insieme ai giovani Ludovico Fededegni e Paola Giannini. Rappresentato per la prima volta a New York sessant’anni fa, il dramma è qui proposto nella nuova traduzione di Monica Capuani e torna al Comunale di Carpi, giusto 36 anni dopo (era il 14 gennaio 1986) la memorabile versione firmata da Mario Missiroli, su traduzione di Franco Brusati, interpretata da Anna Proclemer e Gabriele Ferzetti.


Sonia Bergamasco finalmente questo spettacolo ha debuttato.

«Proprio così e ora sono felice di essere per la prima volta nella mia vita sul palcoscenico del Comunale di Carpi. In realtà avremmo dovuto debuttare l’anno scorso ma poi sappiamo cosa è successo. Ora si è ripartiti finalmente. Il debutto a Spoleto è stato un vero successo, il degno proseguimento di un lungo percorso di prove accompagnate dall’abbraccio del maestro Latella che ha saputo condurre il nostro quartetto in quella notte folle ed estrema in cui una coppia, che vive una profonda solitudine e disperazione mette in gioco, nella direzione del massacro coniugale, la sua tenuta fisica e psichica attraverso la relazione con una coppia di giovani che invitano per cercare di tenersi a galla, facendo emergere però che tra i primi esiste in realtà una profonda relazione d’amore».

Martha è la protagonista femminile del dramma. E’ la prima volta in questo ruolo?

«Si, nella mia carriera questo è il primo incontro che ho con questo personaggio pazzesco e posso dire che è stato un incontro del cuore. Non ci si può non innamorare di lei perché è immensa, sa mettersi in gioco fino alla fine, si offre totalmente fino a sperperarsi. Come attrice interpretare questo personaggio è stato a dir poco fantastico, ho avuto l’occasione per uno scatenamento totale di me, addirittura catartico e ciò permette anche al pubblico che lo vede di vivere una sorta di esperienza catartica”.

Come ha trovato questa nuova traduzione di Monica Capuani?

«Moto ben fatta, con una lingua agile, secca ed estremamente contemporanea che però ben aderisce ad personaggi originali. E’ molto efficace tanto che è stata questa traduzione del testo a spingere Latella a firmarne la regia».

E a proposito di Antonio Latella: per cosa si caratterizza la sua visione di regia? «Sicuramente per il gioco che è stato il tema centrale attorno al quale si muove tutto e grazie a quello si è potuto creare qualcosa di nuovo: il gioco della vita così come quello dei quattro attori sulla scena in quella notte folle. Noi quattro attori abitiamo così uno spazio che è in parte astratto, a tratti onirico, ma con elementi essenziali tipici della borghesia americana dell’epoca ma che incredibilmente vivo come la casa del cuore».

Dove sta secondo lei l’attualità del dramma di Albee?

"Nel rapporto profondo di amore che la coppia riscopre attraverso il rispecchiamento nella giovane coppia. Questo li conduce al non arrendersi alla fatica e alla disperazione causati dagli errori ma li porta a riuscire a tenersi ben saldi lo stesso".

Oltre al teatro ci sono progetti importanti che la vedono coinvolta sul grande schermo?

«Ho appena terminato di girare con Riccardo Milani “Buon viaggio ragazzi”, un film davvero interessante, che mi ha visto ancora una volta a fianco di Vinicio Marchione, Antonio Albanese e Fabrizio Bentivoglio. Nell’imminente sono invece impegnata in un altro meraviglioso progetto in teatro in cui protagonista è la musica di Mozart. Sarò infatti in scena il 17 gennaio con “Paolina Leopardi racconta Mozart” al Teatro Bibiena di Mantova. Peraltro proprio in quel teatro Mozart fece tappa da piccolo e suonò durante il suo viaggio in Italia».

E per concludere "Teatro e Covid": quali riflessioni ?

«Penso che mai come oggi è difficile poter fare il mio mestiere. Ogni giorno mi sento di ringraziare il pubblico che sceglie di venire a teatro. La pandemia ci ha insegnato che questa preziosa relazione non è per nulla scontata».