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Quelle cartoline dalla Grecia nella crisi: racconti da un paradiso in cambiamento

Il giornalista e scrittore Carlo Gregori ha pubblicato in versione fa-da-te un libro che è un piccolo caso editoriale

INTERVISTA

CRISTIANA MINELLI


Il tempo in cui si scrivevano cartoline risale all’era precedente a internet, dunque, più o meno, al medioevo della comunicazione. Non se lo ricorda più nessuno, a parte i collezionisti. Di cartoline e di ricordi. E i nostalgici per vocazione.

Carlo Gregori, giornalista della Gazzetta di Modena e scrittore, che non fa parte né del primo, né del secondo gruppo, le cartoline, in un certo senso, se le è mandate da solo dal 2011 all’anno scorso per raccoglierle in un libro «Cartoline dalla Grecia (e una dalla Germania). La lunga crisi in Europa vista dal Paese più colpito» appena mandato in stampa. Anzi che è già alla seconda ristampa.

«In novanta pagine ho riassunto un decennio di incontri e riflessioni su un Paese che amo – ha detto – ho pubblicato il libro in linea con la nuova tendenza del self publishing che io, pur senza gli strumenti di nuova generazione, avevo già cominciato a sperimentare vent’anni fa. Al libro ha collaborato Alessandro Jumbo Manfredini che ha seguito progettazione, grafica e produzione». Le prime settanta copie di questo libro interamente autoprodotto sono andate bruciate in un soffio. Le cento della seconda tiratura pure. «So che non sarà un best seller – ha aggiunto – ma non mi interessava fare un libro-merce, ma un libro pronto a invecchiare».

Carlo, che libro è?

«È una raccolta di brevi testi scritti durante i miei viaggi estivi in Grecia a partire dal 2011, quando sono tornato a Corfù dopo 25 anni e mi sono accorto che la Grecia non era assolutamente più la stessa. Volevo tentare di afferrare il cambiamento vasto, rapido e spesso violento di un Paese che conoscevo bene».

La prima volta in Grecia?

«Nel 1976, a quattordici anni. Avevo vinto un viaggio premio per il miglior tema scolastico d’Italia. Ci sono andato insieme a mio padre con una comitiva anglo-americana».

È cominciata così questa storia d’amore con questo Paese da poco uscito dalla dittatura, poi proseguita negli anni giovanili e che ancora continua. Un viaggio lungo, fatto con occhi disincantati, capaci di bearsi di un tramonto (appunto) da cartolina, ma anche di fotografare l’impoverimento di una nazione travolta da due grandi crisi, quella economica del 2008, che ancora insiste come un fardello pesantissimo sulle spalle del popolo greco, e quella pandemica che, come accaduto nel resto del mondo, anche qui ha stravolto un sistema. Culturale, economico e sociale.

Da turista tout court ti sei trasformato in turista-osservatore

«Sì, in un osservatore mimetizzato tra i turisti. Ho cercato di descrivere la crisi così come veniva vissuta dal basso, parlando con tanrti greci, mescolando appunti di reportage giornalistico con una visione in prospettiva, anche a lungo raggio, per cercare di dare una lettura più oggettiva e più profonda di quello che stava accadendo».

Sullo sfondo un Paese sfibrato, profondamente stravolto da turismo di massa e speculazione. Un caso di specie e tuttavia paradigmatico di quanto, allo stesso tempo, è avvenuto in Italia e in Europa. È per questo che c’è anche una cartolina dalla Germania?

«Al termine di un viaggio con mia figlia e mia madre sul Mar Baltico e a Lubecca ho scritto una lettera dalla Germania, l’unica, nella quale elencavo gli stessi problemi che avevo visto ad Atene ma dal punto di vista del Paese più ricco d’Europa. Un rovesciamento di prospettiva. Ciò che mi interessava era tenere chiaramente le distanze per vedere meglio cosa non funziona nell’Unione Europea».

Dalla spiaggia che non c’è più all’esodo dei profughi siriani, dai panorami invasi da case, hotel e resort alle conseguenze di un modello di arricchimento fuori controllo, ai rifugiati invisibili nel campo profughi, fra fantasmi di ieri e lo spettro di un collasso globale annunciato, un libro a portata di clic. I lettori possono prenotare una copia all’indirizzo cartolinedallagrecia@gmail.com .

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