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Mirandola. «Le “Baccanti”, una tragedia che ricorda i nostri tempi...»

Stasera a Mirandola. lo spettacolo tratto da Euripide diretto da Laura Sicignano  «Un testo che affascina e che può aiutarci in questa società così confusa»

Laura Solieri

MIRANDOLA. Con la rivisitazione in chiave contemporanea di una delle tragedie greche più misteriose e ricche di suggestioni, “Baccanti” di Euripide, messa in scena dal Teatro Stabile di Catania per la regia di Laura Sicignano, prosegue stasera la stagione teatrale dell’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, curata da Ater Fondazione con l’amministrazione comunale. La traduzione e l’adattamento del testo sono della stessa Sicignano che abbiamo intervistato in anteprima, e di Alessandra Vannucci; interpreti dello spettacolo Aldo Ottobrino, Manuela Ventura, Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano, Alessandra Fazzino, Antonio Alveario, Franco Mirabella e Silvio Laviano con musiche eseguite dal vivo da Edmondo Romano.


Sicignano, cosa la colpisce di più di questa tragedia e su quali aspetti si è maggiormente concentrata, insieme a Vannucci, nella sua rivisitazione?

«Colpisce il suo mistero arrivato fino ad oggi nei millenni in quanto insondabile, è una tragedia che sembra scritta in qualche modo nei giorni nostri. Si parla di una società senza più certezze, senza più un centro valoriale, una società esplosa e attraversata da pulsioni brutali di vita e di morte deflagranti, una società molto confusa dove non si capisce più dove sia il giusto e lo sbagliato, l’ordine e il disordine e la divinità è principio di caos e non più principio ordinatore. Tutto questo la rende una tragedia molto moderna perché viviamo oggi in una società davvero disintegrata e confusa: “dov’è la verità?” è la grande domanda che ci poniamo oggi».

Il teatro come grande espediente, motore di ricerca della verità. In che modo?

«Il teatro è incontro tra persone, si fa in presenza, di fronte a una platea con la quale ci si guarda negli occhi senza la mediazione di un display. La presenza fisica è il valore che ha fatto sì che il teatro proseguisse nei millenni perché le persone hanno bisogno di relazioni umane, che si fanno in presenza. A partire dai giovani: se i giovani perdono il teatro nella loro esperienza di crescita, perdono una dimensione, come se diventassero bidimensionali mentre noi siamo esseri tridimensionali. Sarebbe come perdere delle parole, una facoltà, perché il teatro è una parte della vita».

La sua lettura di “Baccanti” evidenzia come punto più interessante quello della potenza femminile presente in questa tragedia.

«Queste baccanti sono donne potentissime, non perché hanno potere ma potenza, sono in grado di essere in comunicazione con le forze della terra e del cielo e sembrano essere dotate di una forza sovrumana. Affinché il mistero e gli interrogativi di questa tragedia arrivino al pubblico di oggi, lo spettacolo è pensato per il pubblico di questo millennio e quindi come uno spettacolo veloce, forte, intenso, visivamente molto ricco, elegante e con la componente della musica dal vivo che era presente anche nella tragedia classica più di 2500 anni fa».

“Baccanti”, tra l’altro, è il suo ultimo spettacolo da direttrice del Teatro Stabile di Catania. All’orizzonte, anche un progetto che la porterà nel territorio modenese, giusto?

«Dopo questa esperienza, Genova, la mia città di origine, mi accoglierà con nuove, interessanti avventure produttive. E poi sì, sto lavorando a un progetto teatrale sul tema dei Treni della felicità che ha molto a che fare con il vostro territorio. Dopo “Baccanti” mi dedicherò a questa storia meravigliosa, anche qui fatta da donne protagoniste, donne forti».

Per info: 053522455.