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Davide Enia a Nonantola: «Con Maggio ’43 racconto l’orrore di una guerra»

L’attore porta al Troisi lo spettacolo che narra di come i bombardamenti hanno segnato profondamente la città di Palermo e la vita dei suoi abitanti

Nonantola. Domani alle 21 sale sul palco del teatro Troisi di Nonantola Davide Enia con lo spettacolo “Maggio ‘43”, per il quale ha ottenuto il Premio Le Maschere del Teatro 2021 come “miglior autore di novità italiana”. L’autore-attore accompagnato dalla musica di Giulio Barocchieri, racconta il 1943, anno tragico per Palermo e la sua gente, colpita dai bombardamenti che distrussero la città prima dello sbarco degli alleati. La violenza di quel bombardamento provocò, in meno di venti minuti, la distruzione di gran parte del centro storico di Palermo e più di 1.500 vittime. Questo nuovo allestimento di “Maggio ’43” ha debuttato nel 2020 al Piccolo Teatro di Milano co-prodotto da Fondazione Sipario Toscana e Accademia Perduta/Romagna Teatri, e nel 2021 si è aggiudicato il Premio Le Maschere del Teatro. Attore, regista, romanziere tra i grandi narratori della nostra memoria e storia collettiva e autore teatrale di fama, Enia, che abbiamo intervistato per l’occasione, tra i tanti premi ricevuti vanta il Premio Hystrio, Premio Ubu, Premio Tondelli.

Cosa l’ha spinta a raccontare questo pezzo di storia?


«Io sono di Palermo e la mia città praticamente fino a ieri è stata disseminata dei resti dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Fino a poco tempo fa, attraversare la città significava avere un confronto continuo con questo sedimento storico e mi sono reso conto che le macerie mie erano macerie familiari e a un certo punto ci si deve porre dei perché. In questo lavoro, si incrociano dati di un’indagine storica con la memoria collettiva e quella personale dei miei nonni, zii, parenti, dei giorni della guerra e dei bombardamenti. C’è quindi una componente autobiografica: tutte quelle che sono le ansie, le paure e le scoperte di quell’assurdità sono confluite nel protagonista che ha 12 anni e quasi tutto quello che è raccontato si appoggia su esperienze concrete e reali. Gran parte della storia si appoggia sulle esperienze della mia famiglia da parte materna; quasi tutti i nomi sono nomi reali di persone esistite e le storie raccontate ricalcano più o meno le vicende che hanno attraversato, le ferite e i lutti riportati».

Il lavoro trae linfa da una serie di interviste a persone che subirono quei giorni del maggio ‘43, e ne uscirono miracolosamente illese. Come ha condotto l’indagine sul campo?

«Ho condotto di persona le interviste, questo perché l’incontro e ascolto delle persone ha un ruolo determinante quando si recuperano le fonti: la comprensione del tono della voce, la visione della postura del corpo, l’intonazione del rilascio delle frasi sono elementi fondamentali per costruire il lavoro teatrale. Poi, lavorando su una realtà assolutamente geolocalizzata come quella di Palermo, gran parte delle interviste è avvenuta in dialetto che riporta nella sua immediatezza a ricostruire una memoria viva. Da questa narrazione e dai frammenti di memoria raccolti nasce l’elaborazione drammaturgica, che scompone, intreccia e rielabora queste testimonianze, per poi incastonarle in un’unica storia, quella di Gioacchino, dodicenne testimone di quell’orrore».

Sulla pagina Facebook del Troisi e di Ater Fondazione, sul canale Youtube di Ater e sulla piattaforma www.teatrinellarete.it è inoltre disponibile il webinar con Davide Enia nell’ambito de “I raccontatori di storie”, ciclo di incontri online sulla storia del teatro di narrazione italiano, condotti da Nella Califano.

Per informazioni e prenotazioni per lo spettacolo a Nonantola: 059 896535 - teatrotroisinonantola@ater.emr.it, anche su www.vivaticket.it.