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Lombardi e il Purgatorio «In scena il testo di Dante cantica della speranza»

È in scena, questa sera, al Teatro Storchi “Purgatorio. La notte lava la mente”, lo spettacolo che Federico Tiezzi e Sandro Lombardi hanno realizzato per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri



MODENA.È in scena, questa sera, al Teatro Storchi (ore 20,30; poi domani, sabato, alle 19 e domenica alle 16) “Purgatorio. La notte lava la mente”, lo spettacolo che Federico Tiezzi e Sandro Lombardi hanno realizzato per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante, rielaborando uno storico loro allestimento di trent’anni or sono realizzato assieme a Mario Luzi, Edoardo Sanguineti e Giovani Giudici, ognuno dei quali adattò drammaturgicamente le tre cantiche della Divina Commedia. Un po’ strano, se vogliamo, che questa nuova operazione sia partita dal “Purgatorio”. «In effetti, convenzionalmente si parte con l’Inferno», ci ha spiegato Sandro Lombardi, al quale abbiamo chiesto di presentarci lo spettacolo: «dato il contesto pandemico, però, quando è stato il momento di scegliere, visto il momento di sofferenza, di solitudine, di dolore, ci siamo detti, Federico Tiezzi ed io, perché non partire con il Purgatorio che è la cantica della speranza? In fondo è la cantica in cui si racconta un oltre mondo più simile alla condizione umana, rispetto all’Inferno e al Paradiso che sono eterni, immutabili, ove le anime sono inchiodate: all’Inferno, in un girone; in Paradiso, in un cielo, e così per sempre. In Purgatorio, viceversa, c’è questa dimensione del viaggio, di un percorso, transeunte; è un luogo in cui, come scrisse Luzi, esiste il tempo, che diventa un refrain; un luogo in cui il sole sorge, poi tramonta, e pure la luna appare, per poi scomparire, in questa similitudine appunto con la condizione umana. Del resto le stesse anime non sono né dannate né beate, ma in corso di purificazione, di guarigione. Quest’ultima direi proprio che sia stata la parola chiave che ci ha convinto a ritenere maggiormente adeguato partire dal Purgatorio. A tutto ciò si è aggiunta la suggestione della montagna, per cui ci è venuta in mente la “Montagna incantata” di Thomas Mann: anche lì ci si trova in un sanatorio, si cerca di ristabilirsi, troviamo la speranza e l’attesa della guarigione; sostanzialmente ne è scaturito un luogo a metà strada tra il sanatorio, l’ospedale, la sala d’aspetto, la hall di un aeroporto. Suggestioni peraltro tutte sfumate, nessuna davvero definita poiché non volevamo creare dei riferimenti obbliganti, bensì solo suggerire in maniera discreta, come è discreta tutta la cantica, come è in punta di piedi tutta la dimensione del Purgatorio, negli incontri danteschi con i personaggi che sono principalmente musicisti, poeti e pittori. Così come si entra nella dimensione del ritrovare gli amici di gioventù, di un mondo che era appartenuto a Dante, quindi trattato con una certa familiarità».


«Ci sono poi un paio di aspetti – ha aggiunto Lombardi – che avevamo trascurato sia noi che Luzi nel 1990: la prima è il fatto che Dante nel Purgatorio si addormenta e sogna, per tre volte; di conseguenza la dimensione del sogno è divenuta suggerimento fortissimo, che si è potuto collegare al lavoro che Tiezzi ha svolto recentemente su Freud, sia mettendolo in scena direttamente, sia indirettamente quando ha letto in chiave freudiana sia il “Ritorno di Casanova” che “La signorina Else” di Schnitzler. Tuttavia anche questo della psicanalisi rimane un suggerimento estremamente discreto, non si pretende che venga colto dallo spettatore. Dovesse accorgersi del riferimento psicanalitico bene, altrimenti non avrà alcuna importanza».

In definitiva lo stesso sottotitolo, così formulato, sembra volersi allacciare ad una lettura psicanalitica

« Già a suo tempo era stato voluto da Mario Luzi, l’autore dell’adattamento drammaturgico del 1990. Quando peraltro avevamo trascurato un altro aspetto che ora riteniamo importante, ovvero quella vena di sorriso che qua e là fa capolino, ad esempio quando Forese Donati “sfotte” Bonagiunta Orbicciani e i versi all'antica di quest'ultimo, o quando Dante ride proprio incontrando il pigro Belacqua».

È bello questo fatto che gli artisti vengano associati a un momento di sorriso, lasciando intendere che dall’arte può passare la strada della speranza; un bel messaggio in questi giorni di cupezza in cui la cultura in generale è stata spesso relegata in un angolo.

«È esattamente così».