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Un ricettario improbabile per il disordine della vita raccontato da Ugo Cornia

Lo scrittore modenese protagonista oggi a Ubik presentato da Beppe Cottafavi Piccole e grandi storie di “mitologia” padana sono cartina di tornasole del mondo



modena. Oggi, alle 18,30, Ugo Cornia presenta alla libreria Ubik di via dei Tintori «La vita in ordine alfabetico», (224 pagine, 20 euro, La Nave di Teseo). Con questo appuntamento, moderato dal curatore editoriale Beppe Cottafavi, si inaugura un nuovo ciclo di incontri promosso dalla libreria, «Ripartiamo da Modena» atto secondo, in programma ogni martedì di aprile. Si parte con un autore “glocal”, e cioè da uno scrittore che riesce nell’impresa di essere senza dubbio modenese, e, contemporaneamente, fra i più originali e apprezzati autori contemporanei. Con questo libro, dopo Sellerio, Feltrinelli e altre importanti case editrici nazionali, entra nel catalogo della Nave di Teseo. Nel testo piccole e grandi storie di “mitologia” padana trasformano un microcosmo di provincia nella cartina di tornasole del mondo. A tratti, anche se non c’entrano niente – anzi, forse proprio per questo – vengono in mente la palpastriga e il foionco, gli animali fantastici di Giuseppe Pederiali. Non nel merito ma nel mood, in quel sentire, anche un po’ lisergico, che sembra aver attecchito, senza mai mollare la presa, nell’humus della narrativa padana. A come automobili, recita poco più in là dell’ouverture questo dizionario, da sgranare quasi come un rosario (laico) dove stanno infilate tante stanze di vita quotidiana quante sono quelle che possono venire in mente.


E sulle automobili di Ugo Cornia, del tutto in controtendenza con quell’immaginario che ci vorrebbe tutti impegnati a sgasare nel circuito dell’automotive come cavie nella ruota, si sale, ma non si sfreccia, perché il più delle volte stanno ferme anche venti giorni senza che nessuno le porti a spasso. Oppure, restano abbandonate. E poi B come «balconi» , «bandiera italiana», o «birra», di cui ci sono più puntate. C come «caldo», che a Modena, come giustamente sta scritto a pagina 54, è un fatto “inevitabile”, ma anche come «carta moschicida» o «c’era una volta in America». Leggendo «Il dizionario alfabetico della vita» si fa presto ad accorgersi di una cosa: «È incredibile quanta roba ci stia in una vita. […] Ti arriva addosso di continuo qualcosa da dovunque e tutti questi qualcosa quasi sempre non hanno la minima infrastruttura logica che li armonizzi e li renda funzionali a una specie di destino».

Perciò, ecco, così si spiega benissimo questo domino a cascata di argomenti e situazioni, apparentemente, slegate fra loro. Queste «blatte tedesche» seguite da «cravatte di mio padre», «cimici» , «cravatte mie», «la centoventiquattro special del nonno», «la mia Lancia Dedra», «sogni fatti a Guzzano tra le 4 e le 6 di pomeriggio in un periodo felice» e così via.

Ugo Cornia: di questo libro si può dire che sia un’enciclopedia sentimentale, un inventario provinciale che sa essere universale, un ricettario improbabile del disordine della nostra vita. Come è riuscito a venirne a capo?

«Ho iniziato a scrivere dei pezzetti di diversa lunghezza su le prime cose che mi venivano in mente, un po’ con l’idea di fare una mia piccola vita ordinata come un’enciclopedia, per voci. E avevo scritto le prime il fine settimana prima che chiudessero le scuole. Dopo ho avuto più o meno tre settimane di vacanza completamente inaspettata, insegnando, e sono andato un po’ avanti. Poi quando è iniziato il periodo di reclusione rigida avevo questa cosa da fare che mi ha aiutato a passare due mesi in solitudine senza impiccarmi».

Non manca, (poteva mancare?) anche la voce coronavirus. 1,2,3,4,5. Però poi, da «Palettine per ammazzare le mosche» si passa a «Piccola avventura realmente vissuta in cui si mostra come talvolta anche la pornografia possa aiutare a aguzzare l’ingegno e a migliorare le proprie abilità meccaniche». Significa che la pandemia è un capitolo chiuso?

«Non lo so. Visto che c’è stato tutto e il contrario di tutto è molto difficile dirlo. Mi sembra che ci sia stata un’aria molto pesante. E spesso era un’aria che non mi piaceva. Però saranno credo dieci pagine in un libro di più di duecento. Tra l’altro uno dei pezzi sul covid è su un mio amico che era dovuto andare a piedi a fare bancomat all’altro capo della città, e a un certo punto gli scappava da pisciare e ha pensato che lì vicino c’era il bar dove andava di solito, è corso lì per andare in bagno, ma il bar era chiuso e gli è venuto in mente che i bar erano tutti chiusi, si è disperato per tre minuti, poi ha pensato che non c’era nessuno per strada e ha pisciato su una colonna. Per fortuna nella vita ci sono sempre delle scappatoie».

Le voci del suo dizionario alfabetico della vita arrivano fino a «Vigili urbani con un uso di buon senso e di libero arbitrio» e si concludono con «Zecche». 1 e 2. Se dovesse aggiungere un’appendice?

«In genere i libri, dopo che uno li ha finiti, purtroppo diventano completamente morti. O comunque succede così a me. È una specie di energia specifica che svapora completamente. Uno spera poi che gli venga in mente qualcos’altro. Quindi adesso son qui che spero che mi venga in mente qualcosa».

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