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Giacobazzi: «Io, contastorie dai mille volti svelerò le nostre maschere»

Il 3 e 4 maggio tutto esaurito al Teatro Storchi per lo spettacolo del comico romagnolo: «Qui a Modena mi sento a casa, gli spettatori sono speciali»



MODENA Tutto esaurito per lo spettacolo “Noi, mille volti e una bugia” di Giuseppe Giacobazzi, in scena il 3 e 4 maggio, alle 21, al Teatro Storchi di Modena e che vede la regia di Carlo Negri. I biglietti per le due serate sono stati “bruciati” in pochi giorni e sono tanti i fan che non potranno applaudire il comico romagnolo. Andrea Sasdelli alias Giuseppe Giacobazzi, ovvero l’uomo e la sua maschera. Un dialogo, interiore ed esilarante, di 30 anni di convivenza a volte forzata. 30 anni fatti di avventure ed aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, sempre spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle “app” per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone; il tutto vissuto dall’uomo Andrea e raccontato dal comico Giacobazzi. Come in uno specchio, o meglio come in un ritratto (l’omaggio a Dorian Gray è più che voluto), dove questa volta ad invecchiare è l’uomo e non il ritratto. Sono proprio questi i Noi che vediamo riflessi nei nostri mille volti (i rimandi letterari non mancano, dal già citato Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby), convivendo, spesso a fatica con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte.


«Andrea racconta il suo rapporto con la maschera Giacobazzi – spiega il comico romagnolo - Abbiamo litigato molto, poi ci siamo riappacificati e adesso siamo una coppia di fatto in equilibrio assodato».

Sono 30 anni che l'uomo convive con il comico?

«Sono anni passati troppo in fretta. Ricordo quando ho cominciato con il Costipanzo Show ed il mio personaggio ha preso fisionomia. Se ci penso non mi sembra vero. Devo ringraziare anche il pubblico che non mi ha abbandonato nonostante il cambiamento che c'è stato. Pensavo che la gente facesse fatica a dimenticare il primo personaggio ed invece mi sono dovuto ricredere».

E' uno spettacolo che con ironia e semplicità cerca di rispondere a una domanda: dove finisce la maschera e dove inizia l'uomo?

«A saperlo sarebbe un bel vantaggio. A volte non te ne accorgi e indossi la maschera senza saperlo. E' proprio perché siamo abituati a rapportarci con gli altri a volte è difficile capire quale sia il confine, siamo molto borderline. L'importante è cercare di essere il più scoperti possibile con le persone che ti vogliono bene, e che tu vuoi bene».

Questa volta ha proprio esagerato: ha scritto una canzone inerente al tema dello spettacolo.

«Stavolta ho veramente esagerato perché non mi hanno ancora picchiato. Addirittura ho fatto una serata all'Ariston di Sanremo e mi hanno urlato bravo, bravo. Il brano tratta del momento in cui mi sono reso conto che la maschera aveva preso il sopravvento su di me. Era giusto che mi ricordassi chi c'era sotto la maschera e di riportarla alla sua funzione, a quella che doveva essere una maschera da palcoscenico».

Lei non si è mai considerato un comico ma un racconta storie.

«Io non sono un battutaro tanto per iniziare. Non riesco in due minuti a condensare una storia che possa far sorridere. Io ho bisogno dei miei tempi, essendo forse anziano. Parlo essenzialmente di episodi della mia vita ed ho bisogno di tempo per raccontarli. Sono veramente un racconta storie».

In teatro lei ha sempre dato qualcosa in più, forse anche per ringraziare gli spettatori che la vengano a vedere?

«Ti fai sempre prendere un po' la mano. Quando sei a teatro c'è molta empatia con il pubblico, forse perché si riconosce in quello che racconto. La mia vita non è diversa da quella di altre persone, ma bisogna vedere come si raccontano queste storie. Abbiamo tolto due blocchi a questo spettacolo da quando lo abbiamo scritto, e dura sempre due ore. Parlare mi è sempre piaciuto e fortunatamente piace anche alla gente che mi viene a vedere».

C'è uno spettacolo nuovo che sta preparando che dovrebbe portare in giro nel 2023. Può anticipare qualcosa?

«Parlerà di scacchi. La vita verrà vista come una scacchiera ed ognuno ha il suo ruolo: chi pedone, chi regina, chi cavallo. Questa è l'idea di fondo ma ancora non è sicuro che rimarrà questa».

Il suo legame con Modena?

«C'è un rapporto intimo e particolare. Io dovrei baciare tutti gli spettatori che mi vengano a vedere in teatro perché l'affetto che Modena mi ha sempre regalato è stato straordinario. Ricordo una serata alla Festa dell'Unità: con una pioggia battente il pubblico rimase nell'arena fino al termine dello spettacolo. Un ideale abbraccio a tutti».

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