Contenuto riservato agli abbonati

Modena, De Rosa: «Dall’esperienza del lockdown il racconto del teatro senza spettatori»

«La solitudine dei Campi di Cotone» è stata l'ispirazione per l’originale messa in scena in arrivo al Teatro Storchi



MODENA. Andrea De Rosa, premio Hystrio alla regia 2021, si confronta con “Nella solitudine dei campi di cotone”, il testo più famoso di Bernard-Marie Koltès, drammaturgo franco-maghrebino tra le voci più significative degli ultimi cinquant’anni del panorama teatrale. Lo spettacolo è atteso domani e mercoledì alle 20.30 al Teatro Storchi di Modena. Scritto nel 1986 e allestito l’anno successivo da Patrice Chèreau, Nella solitudine dei campi di cotone è stato portato in scena per la prima volta in Italia nel 1992. Koltès (1948-1989) fonda giovanissimo una sua compagnia teatrale e scrive diverse pièce che dirige lui stesso. Nella sua breve vita visita molti paesi nei due emisferi e scrive moltissimo, alcuni suoi testi diventano patrimonio fondamentale del teatro europeo: da “Negri contro cani” a “La notte prima delle foreste”, da "Il ritorno al deserto" all’ultimo "Roberto Zucco". Le sue opere, in edizione integrale, sono pubblicate da Arcadiateatro Libri in tre volumi. «Nella solitudine dei campi di cotone due persone si incontrano casualmente per strada a notte inoltrata – racconta il regista De Rosa- uno (Il Dealer) ha qualcosa da vendere, l’altro (Il Cliente) si mostra interessato all’affare e dice che forse comprerà. Ma nulla è come sembra, i due mentono, si mascherano in un’atmosfera di ambiguità e insinuazioni. Non viene rivelato l’oggetto né la ragione della transazione. È un mercato misterioso, condotto alla fredda luce artificiale, fatto di allusioni».


Il regista sceglie per i due ruoli di Dealer e Cliente un’attrice, Federica Rosellini, e un attore, Lino Musella accompagnati dalle Variazioni Goldberg di Bach.

De Rosa come è arrivata l’idea di portare in scena questo testo?

«Ho riletto La solitudine di Koltès durante il primo lockdown. In quei giorni pensavo spesso, a volte in modo ossessivo, ai teatri chiusi: vuoti, bui, freddi, silenziosi. Era un’immagine che allo stesso tempo mi attraeva e mi spaventava, come quando ero bambino e non riuscivo a capacitarmi del fatto che la mia casa continuasse a esistere anche quando al suo interno non c’era più nessuno. Che cos’è una casa quando non c’è più nessuno che la abita? Che cos’è un teatro vuoto? Continua a esistere per chi? Così ho immaginato il luogo dove si svolge Nella solitudine dei campi di cotone come un teatro vuoto. Ho immaginato il personaggio del venditore come un’attrice dimenticata su un palcoscenico e il cliente come un uomo che viene da fuori».

Una delle caratteristiche del testo è che Koltès non identifica quale sia la merce oggetto dello scambio tra il venditore e il cliente.

«Proprio così, e questo è semplicemente meraviglioso perché lascia aperta la possibilità a chi lo mette in scena di identificare oppure no l’oggetto della misteriosa trattativa. Proprio per come è nata l’idea dello spettacolo e per il mistero che avvolgeva i teatri lasciati vuoti a causa del lockdown, Ho pensato a quell’usanza diffusa nei teatri del Nord Europa dove non vengono mai spente tutte le luci in teatro: viene sempre lasciata accesa una piccola lampadina sul palco per ringraziare gli spiriti della scena per quel luogo sacro e magico che preservano, da sempre necessario al genere umano. Così ho immaginato che la merce intorno alla quale si conduce la trattativa tra i due personaggi fosse il teatro stesso perché era quel qualcosa di estremamente prezioso per l’umanità che in quel momento storico avevamo eccezionalmente perduto».

L’originalità della sua messa in scena vede per la prima volta interpretata da una donna la figura del venditore.

«Proprio così. Del resto nel testo di Koltès non ho trovato una indicazione precisa sul sesso dei protagonisti. Nel pièce però è racchiusa una evidente attrazione di morbosa sessualità tra i due che mi sono sentito libero di interpretare attraverso figure di sesso opposto. Ho sentito potente la femminilità del venditore ed ho seguito questa mia sensibilità».

Lo spettacolo è praticamente un debutto. Ma quali sono state le prime reazione del pubblico?

«Dovevamo debuttare nel 2020 ma poi tutto si è fermato per le ragioni che sappiamo, lo abbiamo allora portato in scena non appena è stato possibile nel 2021 ma rivedendolo secondo tutti gli accorgimenti del distanziamento ma poi di nuovo ci siamo dovuti fermare. Ora ci riproviamo e siamo fiduciosi ma abbiamo ripristinato tutto il contatto fisico con il quale era stato creato lo spettacolo perché è assolutamente necessario. Per il pubblico Nella solitudine dei campi di cotone è allora un viaggio che si concede di fare nella lingua meravigliosa di Koltès».

© RIPRODUZIONE RISERVATA