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Danilo Rossi e New Gipsy Project: «Il fascino della musica zingara»

«Per "L’altro suono" partiamo da brani di autori romantici come Dvorják, Brahms e Bartók  che si sono ispirati a quella tradizione e li trasformiamo in qualcosa di diverso»

MODENA Un appuntamento con la musica gitana, colta e popolare, quello dell’Altro Suono Festival previsto per martedì 10 maggio alle 20.30 al Teatro Comunale di Modena. Protagonisti, Danilo Rossi, fra i più noti violisti italiani, e il New Gipsy Project, formato da Albert Florian Mihai alla fisarmonica, Marian Serban al cymbalom e Nicolae Petre al contrabbasso. Lo stesso giorno alle ore 18, al Ridotto del Teatro, con ingresso libero, Danilo Rossi che abbiamo intervistato in anteprima, con lo psicoterapeuta Massimo Botti, presentano il loro libro “In cima alla scala. L’educazione dell’incoscienza per raggiungere i traguardi del proprio talento”, una scala che non è “solo” il teatro milanese, ma la vita di un musicista e quella di ognuno di noi quando si trova davanti a una decisione.

The New Gipsy Project: cosa la entusiasma di più della commistione artistica che sperimenta in questo progetto e spettacolo?


«Si tratta di un progetto che avevo in testa da un sacco di anni grazie ai miei viaggi in giro per il mondo e volevo fare anche una scelta sociale, perché abbiamo tanti preconcetti su tutti, figurarsi sui cosiddetti zingari. È un progetto nuovo e in divenire anche per noi, una commistione azzeccata perché partiamo da brani di autori romantici che si sono ispirati alla tradizione zingara, gipsy e zigana e poi lo facciamo diventare qualcosa di diverso. La formazione attraversa in modo versatile e originale un repertorio che testimonia le affascinanti contaminazioni della tradizione balcanica. Tra gli altri, brani di Dvorják, Brahms e Bartók, tre pilastri della storia della musica accomunati dal fascino verso il ricco repertorio folkloristico della tradizione gitana. Ho voluto capire il mondo rom e mi sono fatto affascinare dai racconti di questi tre zingari perché fra loro si chiamano così, in barba agli stereotipi. E oggi ambisco a farmi eleggere zingaro ad honorem!».

È la prima viola solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano ed è stato il più giovane strumentista nella storia del teatro milanese ad aver ricoperto questo ruolo. Richiamando il titolo del libro, come si sta in cima alla scala?

«Non penso di essere arrivato su nessuna cima ma dallo scalino in cui mi trovo continuo questa scala che va su, va giù, divertendomi e credendo in quello che faccio. Della mia vita ciò che apprezzo di più sono gli incontri: ho avuto la fortuna di incontrare i più grandi in ambito musicale, teatrale, culturale che mi hanno ricambiato stima e affetto in tante situazioni, spaziando nei generi musicali attraverso numerose collaborazioni con grandi artisti nell’ambito jazz o pop, vivendo la musica nella sua completezza, senza alcuna barriera».

Come ha “educato” la sua incoscienza nel tempo?

«Educare qualcosa di insondabile come l'incoscienza sembra un ossimoro però in realtà si può, perché se gestita bene, essa è slancio verso le novità, verso qualcosa di più rischioso e pericoloso. Quello che mi ha sempre guidato è la curiosità e nella musica questo significa fare un sacco di cose diverse, anche le più lontane dalla propria preparazione accademica. Sbagliare, fallire, è altrettanto importante per la costruzione del talento. E tutto questo va tenuto insieme con l'umiltà, che devi mettere ogni giorno in quello che fai, per migliorare».

Info per i biglietti: www.teatrocomunalemodena.it - 059 2033010.