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Modena. Pievani svela ai ragazzi il genere umano «Il futuro? Stiamo attenti a natura e nazionalismi»

Doppio appuntamento in città per l’accademico ed evoluzionista Ospite di Passa la parola e del Museo Civico 



Per chi è appassionato di storia dell’umanità e di evoluzione del genere umano non può assolutamente perdersi l’incontro dedicato alle famiglie (da 0 a 99 anni) di sabato alle 11, 30 in piazza Mazzina a Modena con il filosofo, accademico e evoluzionista Telmo Pievani. L’occasione del suo arrivo in città e il festival "Passa la parola" e un ulteriore suo intervento sull’evoluzione dell’Homo Sapiens è in programma già domani sera alle 18 presso il Museo Civico.


Telmo Pievani quali saranno i punti che toccherà nel suo intervento a Passa la parola?

«Darò un aggiornamento sulle scoperte più recenti che riguardano l'evoluzione umana, con un linguaggio idoneo per i ragazzi. In particolare sottolineerò che sono esistite tante specie umane diverse, che hanno vissuto insieme e soprattutto a come cambia la nostra idea di diversità alla luce delle nuove teorie evoluzionistiche. Quello che è sorprendente è che abbiamo scoperto che noi esseri umani in realtà siamo una specie molto giovane, nata in Africa e abbiamo incontrato altre umanità nel nostro passato tanto da incrociarci e mescolarci. Quindi siamo di fronte ad un quadro evoluzionistico nuovo, diverso da quello che la maggior parte di noi ha studiato a scuola. Inoltre metterò a fuoco il rapporto che da sempre intercorre tra uomo e natura, capendo cosa effettivamente ha decretato il nostro successo sulla quest'ultima, nel bene e nel male. Da sempre l’uomo modifica l’ambiente ma da un decennio a questa parte questa relazione è andata in crisi tanto da rendere lo sfruttamento dell’ambiente insostenibile».

Cosa l’ha spinta a dedicarsi alla divulgazione filosofico scientifica verso il mondo dell’infanzia?

«In realtà lo percepisco come un dovere che mi hanno insegnato i miei maestri. Lavorando negli Stati Uniti ho fatto mio un principio fondamentale e cioè che tutto quello che si fa nella ricerca poi è necessario divulgarlo a chi non ha alcuna conoscenza scientifica, a partire dai bambini. Del resto la ricerca scientifica è finanziata con i soldi pubblici ed è una questione di trasparenza nei confronti di tutti».

Cosa ancora oggi non finisce di stupirla nei bambini che si trova di fronte?

«La loro curiosità e la plasmabilità dei loro cervelli che possono apprendere in modo sorprendente. Può sembrare strano ma in realtà, il modo di ragionare dei bambini è molto più simile di quanto non si pensi alla tipologia di ragionamento utilizzata dagli scienziati creativi. I mille perché così come lo stupore nell’osservazione della natura sono meravigliosi tanto da renderli in grado di apprendere concetti difficili con una facilità incredibile» .

Lei è anche attore. Quale è la forza del teatro per la divulgazioni di temi scientifici?

«La potenza della narrazione attraverso una forma d’arte. Nel caso dell’evoluzione poi, la drammatizzazione della storia si presta in maniera sorprendente. Nel mio stile di divulgazione io adoro affidarmi all’arte, anche alla musica per esempio. Sono un profondo sostenitore del fatto di raccontare la scienza attraverso tutte le forme di linguaggio disponibili: dall’arte, al teatro, alla letteratura, ma anche attraverso la musica, i podcast, la radio e la televisione. Piero Angela e adesso il figlio Alberto sono i maestri per eccellenza della ricerca di nuovi linguaggi per la divulgazione della scienza che ha immensi vantaggi tra cui quello di incontrare fasce di popolazioni diverse che altrimenti non si sarebbero mai accostate al pensiero scientifico».

Nell’incontro di domani al Museo civico invece quale sarà l’argomento che tratterà?

«Cercherò di dare una risposta al fatto che da 32 mila anni il sapiens è l’unico appartenente al genere Homo presente sulla terra. Ma questo lo possiamo definire un punto di approdo alla fine di tentativi lineari e imperfetti o è un prodotto di una complessa storia evolutiva? La risposta è la seconda ed essere consapevoli che siamo un frutto imperfetto ci permette di guardare l’umanità tutta con un occhio decisamente diverso, nuovo più consapevole e tollerante».

E del genere umano di oggi cosa pensa dal punto di vista evoluzionistico?

«Domanda difficile. Io dico solo questo: noi esseri umani non dobbiamo sottovalutare due cose fondamentali: in primo luogo la nostra dipendenza dalla natura e dagli eco sistemi e la seconda di poter pensare che l’uomo possa vivere in un contesto pacifico e democratico senza difficoltà. Purtroppo nel nostro percorso evolutivo abbiamo dei retaggio molto pericolosi, come il tribalismo, il conformismo di gruppo, il nazionalismo che riemergono continuamente. Certe conquiste che abbiamo avuto a caro prezzo come la democrazia, la libertà o la laicità non sono una volta per tutte ma vanno difese a caro prezzo e continuamente, proprio perché hanno dei nemici che sono annidati dentro la nostra testa».