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Modena, quando la realtà è solo un’illusione: al Nuovo Diurno la mostra che sorprende

Il percorso espositivo, attraverso le diverse installazioni, si propone di indagare su come la percezione sostenga il nostro modo di vedere 

MODENA. Quello che percepiamo corrisponde alla realtà? Quanto le tecnologie digitali sempre più ci portino a confondere il confine tra virtuale e reale si può sperimentare attraverso le postazioni interattive della mostra “Illusion: niente è come sembra” che si inaugura oggi alle 16 in due sedi, presso il Nuovo Diurno di piazza Mazzini e il laboratorio Aperto (ex AEM) di via Buon Pastore 43. È stata realizzata in collaborazione con gli assessorati alla cultura e promozione turistica del Comune nell’ambito delle iniziative di Modena città creativa Unesco. La mostra, i cui allestimenti sono curati da Laura Genovesi, propone uno sguardo all’interno della mente umana attraverso l’esplorazione delle motivazioni e dei meccanismi dell’inganno sensoriale. Prodotta dalla Science Gallery of Ireland e dal Trinity College di Dublino, è costituita da 18 installazioni, di cui 15 allestite presso il Nuovo Diurno e 3 presso il laboratorio Aperto realizzate da artisti stranieri provenienti da Regno Unito, Irlanda, Stati uniti, Francia e Sudafrica: nasce, come ha precisato Fabrizio Palai, dalla collaborazione con Laboratorio Aperto e Opificio Innova sul cui sito sono visibili i dettagli della mostra (https://illusion.opificioinnova.it/).

L’esposizione, come ha sottolineato Andrea Bortolamasi, assessore alla cultura, è anche l’occasione per dare visibilità agli spazi del Nuovo Diurno, di recente riqualificati anche con l’obiettivo di diventare luogo di accesso turistico alla città soprattutto in considerazione della loro centralità.


Il percorso espositivo, attraverso le diverse installazioni, si propone di indagare su come la percezione sostenga il nostro modo di vedere, sentire, pensare e capire il mondo mostrandoci come ciò che percepiamo, invece, sia spesso diverso dalla realtà.

Ci sono illusioni uditive, come quella dell’installazione “Significant Birds” dell’inglese Nye Parry del 2013, che si concentra sulla teoria uditiva e la percezione del suono: qui l’ascoltatore si trova di fronte a dodici gabbie di uccelli, ciascuna con un piccolo altoparlante. Da ognuno di questi esce un semplice “cinguettio”, che in realtà è un’unica onda sinusoidale estratta dalla registrazione di una voce umana: quando sentiamo una voce, l’orecchio la scompone in singole frequenze che sono ricostituite dal cervello nel suono comprensibile che sentiamo.

Oppure illusioni ottiche come dimostra la postazione “Cubes” dell’olandese Jennifer Townley del 2013, una scultura cinetica, meccanica, basata su un motivo geometrico di rombi, che realizza l’illusione ottica di sei cubi, mentre in realtà i cubi percepiti risultano semplicemente dalla giustapposizione delle tre forme romboidali. I rombi di alluminio sembrano collegarsi sempre a un altro cubo, così da avere un impercettibile effetto ipnotico su chi li osserva.

L’installazione “Delicate Boundaries” dello statunitense Chris Sugrue del 2007 vuole invece esplorare la comprensione e le aspettative dell’uomo rispetto alle interfacce e all’interattività, utilizzando immagini reattive e comportamenti realistici in un ambiente giocoso. Dentro il monitor di un computer si muovono e si concentrano piccoli organismi che sembrano insetti fatti di luce: quando si tocca lo schermo, questi piccoli insetti sciamano verso il punto del contatto e si ha l’illusione che escano dallo schermo stesso.

Nell’installazione “Typographic organism” delle francesi Adrien M e Claire B (Claire Bardainne e Adrien Mondot) realizzata nel 2011 per la mostra “XYZT, Les paysages abstraits” allestita ai Champs Libres di Rennes, si vedono bianche forme fluttuanti su un fondo scuro: i loro movimenti suggeriscono che si tratti di minuscole creature ma in realtà sono fatte di lettere. Il loro andirivieni unisce in modo poetico la semantica del linguaggio e del movimento. L’installazione sfrutta il principio del fantasma di Pepper, una tecnica illusionistica dell’Ottocento, che permette agli oggetti di galleggiare a mezz’aria, sparire, diventare trasparenti o trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.

La mostra sarà visitabile fino al 20 settembre: al Nuovo Diurno dal martedi alla domenica dalle 9 alle 20 e al Laboratorio Aperto dal lunedi al venerdi dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

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