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Modena. Nozze d’oro per la Rinnovata agenzia di città la band modenese si regala album e concerto

Domani sera al Teatro Tempio il gruppo sul palco con i nuovi brani e cover d’autore Il chitarrista Daniele Sitta: «Dopo tanti anni di musica insieme il disco è venuto spontaneo»

Modena Le nozze d'oro del gruppo musicale modenese RAdC (Rinnovata Agenzia di Città), verranno festeggiate domani, alle ore 21, nel cortile del Tempio di via Viale Caduti in Guerra 192. Per l'occasione è stato organizzato un originalissimo concerto dove verrà presentato anche il nuovo cd “RadC”. Nell’ultimo periodo di questi 50 anni di inossidabile amicizia, i musicisti hanno sentito l’esigenza di sostituire l’adrenalina del rock con un nuovo percorso guidato dal piacere di mettere mano a testi e musiche, alcune anche non conosciutissime, del cantautorato italiano. La band è composta da Massimo Dammacco (voce, chitarra acustica, armonica), Paolo Canti (tastiere e voce), Lele Serradimigni (basso), Angelo Santimone (percussioni), Daniele Sitta (chitarra elettrica, mandolino, flauto e sax), Giorgio Benedetti (voce e violino).

La RadC proporrà alcune cover riarrangiate come “Vecchio frack” di Domenico Modugno e “L’ufficio in riva al mare” di Bruno Lauzi, ma soprattutto alcuni pezzi inediti, nati durante il periodo del lockdown. Al concerto prenderà parte la cantante cinese Lyu Jiawen (per il gruppo Margherita) che ha incisto anche un brano del cd. Al chitarrista Daniele Sitta, ex assessore all’epoca della Giunta Pighi, da sempre appassionato di musica, abbiamo chiesto di presentarci il disco.


Sitta, perché questa raccolta di canzoni?

« Perché dopo 50 anni che ci si conosce, ci si frequenta e si suona insieme, si pensa di avere qualcosa da dire agli amici che sono venuti ad ascoltarci in questi ultimi anni, da quando abbiamo smesso di fare i rockettari e ci siamo cimentati nel proporre canzoni d’autore italiane È stato per noi un nuovo viaggio, guidato dal piacere di mettere mano a testi e musiche stupende, a volte come semplici cover, altre volte anche con l’impegno a darne una interpretazione musicale nostra».

E stato un percorso impegnativo?

«Impegnativo ma anche bello perché ci ha costretti a mettere in soffitta i decibel degli amplificatori distorti e ritrovare il piacere delle sonorità dimenticate: di una chitarra acustica, di un pianoforte, di un mandolino, di un violino, di un flauto, delle loro armonie, degli accompagnamenti ritmici più raffinati e delle dinamiche orchestrali con le diverse intensità sonore e con i necessari silenzi».

Stavate trovando le vostre sonorità poi è arrivato il covid a bloccare tutto.

«E' stata una separazione forzata e dolorosa. Il tempo infinito da riempire ha fatto riemergere antiche passioni (perché già l’avevamo fatto quando eravamo giovani), come quelle di provare a tradurre in canzoni le sensazioni che stavamo vivendo. E’ stato il talento di Max l’anima ispiratrice di tutto. Sua la vena poetica dei testi e delle melodie. Noi, insieme a lui, abbiamo costruito gli arrangiamenti musicali che sono l’espressione delle emozioni che ci hanno suscitato i suoi pezzi e di quel sound della RAdC che, piaccia o non piaccia, è ormai la nostra caratteristica».

I brani hanno un loro filo conduttore?

«Non sappiamo se Max se ne è reso conto nello scriverli, ma è così. Le canzoni sono nate durante il lockdown, che ha creato situazioni nuove, ha imposto esperienze nuove, ci ha fatto riflettere sulle nostre vite, sui nostri problemi di ieri ed oggi e stimolato la nostra fantasia su cosa fare quando, finalmente, avremmo potuto riprenderci la nostra vita. Le canzoni parlano di questo»..