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Capossela e 32 anni di bella musica: «Tanta Modena nelle mie canzoni»

Il concerto. Domani al Pavarotti-Freni  proporrà il meglio del suo repertorio

Modena. «Fresca era l'aria di giugno e la notte sentiva l'estate arrivar» descrive così, la “sua” Modena, Vinicio Capossela, citando due versi di una sua canzone “Ultimo amore”, composta proprio a Modena trent’anni fa. Ci tornerà domani sera, alle 21 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, per esibirsi nel concerto “Round one thirty five. 1990-2020 Personal Standards”. A 32 anni di distanza dall’uscita del suo album d’esordio “All’una e trentacinque circa”, Capossela ripercorrerà la storia dei brani degli album dei primi 20 anni della sua carriera. Sul palco con lui ci saranno gli amici e colleghi musicisti Enrico Lazzarini (contrabbasso), Antonio Marangolo (sassofono) Giancarlo Bianchetti (chitarra) e Zeno De Rossi (batteria). Di origini irpine, Vinicio Capossela nasce in Germania ma cresce tra Scandiano e Modena. Il suo primo album “All’una e trentacinque circa” è un tributo al “Pjazza” di Bellaria Igea Marina, locale ch frequentava negli anni ’80.

Vinicio Capossela, possiamo dire che scorre un po’ di Modena nel suo sangue?


«Sicuramente. Il mio rapporto con questa città nasce nel periodo delle scuole superiori, quando frequentavo l’istituto Enrico Fermi. Abitando a Scandiano, facevo il pendolare ogni giorno. Successivamente, sono andato ad abitare in via Vignolese, grazie alla complicità dell’amico Enrico Lazzarini, che proprio domani sera sarà sul palco con me con il suo contrabbasso. Lì ho composto molte delle canzoni che sono poi finite in quel primo disco. E sono molto felice di tornare a Modena proprio nella ricorrenza del trentesimo anniversario dall’uscita di “All’una e trentacinque circa”. Tra l’altro, molti dei musicisti che conobbi all’epoca e con cui poi mi trovai a suonare, provenivano proprio da quelle zone. Insomma, sia nella scrittura delle canzoni che nella loro composizione questa città ha avuto indubbiamente un ruolo. Molte mie canzoni, come “Che cos’è l’amor” e “La regina del Florida, sono ambientate proprio al Florida di Modena. E tutti questi brani costituiscono il repertorio di questo concerto».

Quali emozioni le provoca suonare di nuovo quei brani?

«Sono brani ben scritti (ride). Non è che mi faccio i complimenti, ma riconosco che sono stati scritti e arrangiati in una maniera davvero chiara e questo mi permette di continuare a lavorarci sopra, di modificarli volendo».

Si riconosce ancora ?

«Assolutamente sì. Poi certo, le cose che si scrivono da più giovani sono spesso legate all’esperienza biografica, si tende a scrivere partendo dal proprio vissuto. Andando avanti, mi è capitato di scrivere su cose che non erano legate direttamente alla mia vita ma che toccavano corde forse più universali. Le canzoni giovanili contengono comunque una loro verità. E quando questa verità c’è è possibile ritrovarla, anche andando avanti nel tempo».

Progetti futuri?

«Sto scrivendo molto. L’ultimo disco che ho fatto, “Ballate per uomini e bestie” presentiva in qualche modo tutta una serie di cose e conteneva una sorta di deriva neo-medievale. È un disco di poesia, filosofia e denunzia. E anche ora il mondo non sta andando meglio di prima. Per cui la situazione attuale influisce sul mio modo di scrivere. Assistiamo a una sorta di oscuramento della ragione,».

La pandemia ha inciso in questa visione?

«No. Sicuramente ha rappresentato un momento collettivo molto duro. Però mi ha permesso di radunare molte idee che sono poi finite nel libro “Eclissica”, che è stato frutto anche di questa esperienza. L’idea che una eclissi avesse oscurato la realtà, così come l’avevamo sempre conosciuta, nasce anche a fronte di tutto quello che abbiamo vissuto, specialmente nel primo confinamento. Ora dobbiamo confrontarci con questo orrore insensato della guerra, molto più difficile da decifrare».