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Modena. Il rock, il diavolo e l'acqua santa Solieri: «Vi racconto la mia storia»

Non solo Vasco nella vita di Maurizio da Concordia, tra i migliori chitarristi

i Cristiana Minelli

Modena A Modena può succedere di tutto. Anche che il rock – la musica del diavolo – abbia messo radici all’ombra di un seminario. È lì che Vasco ha conosciuto Sergio Silvestri, il tredicenne di Concordia che frequentava con lui il collegio dei salesiani che poi gli ha presentato Maurizio Solieri, uno dei migliori chitarristi italiani. Che a sessantanove anni è ancora, orgogliosamente sulla scena: il prossimo 22 giugno esce il suo nuovo album, «Resurrection», di cui sono già usciti i singoli «Tommy» e «Rock 'n' Roll Heaven» e ha appena scritto un libro, «Questa sera rock'n'roll. La mia vita tra un assolo e un sogno», (pp. 216, € 20,00, Vololibero Edizioni), insieme a Massimo Poggini, uno dei più noti giornalisti musicali italiani. Disponibile anche in e-book – a scaffale in edizione aggiornata con quattro capitoli inediti e un rinnovato inserto fotografico – sarà presentato il prossimo 17 giugno a La Lista Bistrot, in piazza XX settembre 12 a Modena. La carriera: ha suonato per oltre trent’anni con Vasco Rossi, firmando – tra gli altri – brani immortali come «C’è chi dice no», «Lo show», «Canzone», «Dormi, dormi», «Ridere di te», è stato uno dei componenti della Steve Rogers Band e collaborato come musicista, autore, produttore, compositore anche con altri artisti, tra cui Skin, Dolcenera e Bianca Atzei. La prima volta che Vasco lo ha sentito suonare, nel ’77, ha detto che con lui «era nato il nuovo rock italiano». Maurizio Solieri, nel libro scrive: «Il mio primo lavoro a Punto Radio fu cambiare i nastri di notte, dalle due alle sei del mattino».


È iniziato tutto da un’antenna piantata in cima a una montagna?

«Direi da una grande passione, nutrita fin da piccolissimo, da una curiosità insopprimibile, anche per l’immagine stessa del rock. Allora non era facile entrare in contatto con la musica, non c’era internet, rare le trasmissioni dedicate, pochissimi i giornali specializzati. La musica era un sogno. L’incontro con Vasco, e l’esperienza di Punto Radio, hanno poi segnato, certamente, uno momento importante».

Le radici di un percorso durato tutta la vita: un pacco di vinili dall’America, Elvis Presley, i Ventures, Little Richard, Fats Domino, ma anche il primo disco dei Beatles, e Mina, Celentano, Gino Paoli…

«Mia sorella Giuliana tornò da Parigi con il primo vinile dei Beatles. Fu una folgorazione. Un colpo molto forte. Gli altri artisti erano quelli che i miei fratelli ascoltavano in casa, pezzi che hanno fatto epoca, la cui aura, ancora, non è tramontata».

Era il tempo dei Puntautori, un mash up fra Punto e cantautori…

«Vasco Rossi, Sergio Silvestri e Riccardo Bellei. A Punto Radio facevamo un programma in cui si trasmettevano i pezzi dei cantautori e poi si commentavano i testi. Poi cominciammo a fare canzoni e pezzi nostri da suonare anche dal vivo. Ricordo che a Zocca arrivavano pullman carichi di persone che volevano dare una fisionomia alle voci che sentivano in radio. Eravamo, in qualche modo, già dei personaggi».

Lei, in quanto medico mancato, è la pecora nera della famiglia ….

«I miei fratelli e le mie sorelle sono tutti laureati e hanno intrapreso una professione. Io amavo il disegno, la recitazione e ovviamente, la musica. Ho fatto il liceo classico e poi tre anni di medicina. Ma ho preso tempo colmilitare e non ho continuato. Sono diventato chitarrista, non c’è stato nulla da fare».

La prima chitarra, a 10 anni, una Eko da 8 mila lire, poi una lontana imitazione di una Fender Stratocaster, e una Fender Telecaster acquistata firmando un pacco di cambiali dal chitarrista di un gruppo di Concordia che si chiamava Le Volpi, I ferri del mestiere…

«Non conservo più nemmeno una di quelle prime chitarre. All’epoca non potevamo permettercene più di una alla volta. Capitava che cedessimo la vecchia per avere la nuova. E, magari, per andare in pari, si firmavano ancora un po’ di cambiali».

Le estati alla Bat Caverna di Riccione, alla Quinta Dimensione di Rimini, e a Concordia c’era La Lucciola… «Locali dove si esibivano i migliori gruppi stranieri e italiani. Che andavamo a sentire, col registratore in mano. Un tempo che non c’è più, ma una musica che dentro di me suona ancora».l