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Il personaggio Un modenese a Venezia con maxi galleria d’arte

La Gallery di Michele Barbati è in Campo Santo Stefano.Successo della prima mostra con le opere di Kelly Akashi

Ha iniziato alla grande l’attività di gallerista a Venezia Michele Barbati che ha presentato, come primo appuntamento, l’opera dell’americana Kelly Akashi Non una piccola galleria, ma uno spazio di centinaia di metri quadrati, dove proporrà nomi eccellenti e d’avanguardia. 
Lui è giovane e pare avere il necessario entusiasmo e le capacità per immettersi, come protagonista, nel mondo del mercato dell’arte e trovare una propria operatività e identità. 
 
 
Certo, Michele che ha soltanto 32 anni, non è un avventuriero. Le sue esperienze sono già tante e di tutto rispetto: laurea in marketing all’Università di Modena e Reggio Emilia, un master Londra, una vita movimentata, già da bambino, tra Modena, Venezia e Los Angeles, e una conoscenza diretta, anche in ambito familiare, proprio nel campo dell’arte.
Senza contare uno specifico lavoro nel settore, svolto per alcuni anni in America. 
 
 
Michele Barbati, nonostante la sua giovane età la sua pare la vita di un veterano…
«Sono nato a Modena, ma dai due ai 15 anni sono vissuto a Venezia con mia madre, Ludovica Barbieri, che ha aperto una galleria d’arte per alcuni anni, per poi trasferirsi a Milano per lavorare, in società, con la Galleria Massimo De Carlo che ha spazi espositivi anche a Parigi, Hong Kong... A Modena sono tornato per studiare all’Unimore. Dopo la laurea in marketing a Reggio Emilia, sono partito per Los Angeles, dove per otto anni, dal 2013 al 2021, ho gestito il settore vendite per la Galleria David Kordansky». 
 
Quando ha inaugurato la galleria “Barbati Gallery” a Venezia?
«In aprile scorso, in Campo Santo Stefano 2949. Si chiama Barbati Gallery che occupa lo spazio di circa 700 metri quadrati su due piani dello storico cinquecentesco Palazzo Lezze. Per la prima mostra ho invitato la trentaseienne Kelly Akashi, di Los Angeles. La giovane artista è stata a Murano oltre un mese per lavorare il vetro nella fornace di Gambaro Tagliapietre. Le sue opere sono realizzate in vetro e bronzo: in bronzo l’artista raffigura parti del suo corpo, mentre in vetro esprime forme libere. Una sorta di connubio tra figurazione e astrazione. La mostra è piaciuta molto ai visitatori e sono soddisfatto per le vendite».
 
 
Quali sono i suoi progetti?
«L’idea è di portare cinque artisti l’anno. Artisti, senza limiti di età, che non abbiamo mai esposto a Venezia. Punto sul contemporaneo nelle varie forme: pittura, scultura, fotografia, video. A settembre ci sarà la mostra di un sudafricano, Phumelele Tschbalala. Come progetto, anche l’apertura, entro il 2023, di una mia galleria a Los Angeles per presentare pure artisti italiani ed emergenti».
 
Il mercato dell’arte, passati i momenti non facili legati alla pandemia, ora sta rispondendo e bene?
«Credo ci sia molto spazio per il mercato. E’ tornata, con prepotenza, la pittura. I clienti sono americani, asiatici, alcuni europei e pochi italiani. Gli americani sono più portati ad investire in arte. Una mentalità diversa e poi c’è una maggiore disponibilità finanziaria. Il loro orientamento, negli acquisti, è più vicino alla contemporaneità, alle sperimentazioni».
 
 
Quanto è stata importante per lei dal punto di vista professionale l’esperienza americana?
«E’ stata fondamentale, per i contatti sia con gli artisti che con i collezionisti. Ciò mi permette di vivere in Italia e fare cose più “rischiose”. Sono rimasto affascinato dall’America, dai suo musei, dai suoi artisti. Vivo un mese a Venezia e 15 giorni a Los Angeles».
 
Ha fondato le sue conoscenze anche su studi specifici?
«Devo dire che ho studiato tanta arte. Ho fatto un master a Londra, immergendomi anche nell’arte concettuale. Aiuto i collezionisti nella scelta delle opere. Non è di poco conto aver ammirato tante opere d’arte, quando mia madre ha avuto per cinque o sei anni la galleria in casa a Venezia, in zona Accademia, dove vivevo con lei. All’inaugurazione, in aprile scorso, della personale di Kelly Akashi sono venuti a trovarmi tanti amici di studi. Naturalmente, erano presenti anche i miei genitori». 
 
Qual è ora la situazione delle gallerie?
«Resistono bene le gallerie storiche, ma manca il ricambio generazionale. Pochi i giovani galleristi».
 
E gli artisti?
«Credo ci sia una nuova generazione di artisti che si muove, va all’estero, soprattutto a Berlino e Londra. Potrebbe diventare migliore di quella precedente. Tanti giovani artisti stanno crescendo…» 
 
Un giovane come lei, con formazione sul campo, cosa potrebbe consigliare?
«Pensare in grande, amare il rischio e fare più esperienze possibili. Lo si può fare anche da giovani». 
 
Lei vive e lavora a Venezia. Come si muove nell’ambito degli affetti?
«Vado a trovare mia sorella Mariaelena e, quindi, mia madre a Milano. Anche a Modena ci sono spesso: vi abitano i miei due fratelli Andrea e Antonio e mio padre Aldo. E numerosi amici». l
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