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Modena Recupererà la sua antica bellezza la chiesa di San Carlo restaurata

I lavori avranno inizio fra qualche mese. Il progetto è dell’architetto Gentilini “Per il gioiello dell’Avanzini analisi dettagliate, utilizzando anche un drone”

Modena Avranno inizio, fra qualche mese, i lavori di restauro della chiesa di San Carlo, nel cuore della città. Il progetto è dell’architetto Francesco Gentilini che prevede un intervento complessivo sulle facciate del monumento, in evidente stato di emergenza, per bloccare il degrado che si è accumulato in 400 anni di esposizione agli eventi meteorologici di tutti i tipi, e per mettere in luce il valore storico, artistico e culturale che le vicende della chiesa hanno determinato nei secoli, come specchio della vita del Collegio San Carlo e delle persone residenti.

Perché questa chiesa è un monumento di rispetto?


«Fa parte del Collegio dei Nobili, l’importante struttura educativa del ‘600 a Modena, città che da borghese andava trasformandosi in città cortigiana e culturale. Nata su progetto dell’architetto ducale Bartolomeo Avanzini, la chiesa si caratterizza per un maggior numero di grandi finestre sulle pareti della navata centrale, per un’ampia volta a botte e per una grande cupola impostata sullo spazio centrale, che crollò nel 1770, provocando danni ingenti. Desta meraviglia il fastoso apparato plastico che Antonio Traevi ideò attorno al grande dipinto dedicato a S. Carlo Borromeo. La chiesa è stata aperta al culto nel 1667.

Di cosa ha tenuto presente, in particolare, nel concepire il progetto di restauro?

“Innanzitutto dei paramenti interni ed esterni da sottrarre a un degrado che si va moltiplicando, specialmente per la struttura e la corrosione esterna. Si è elaborato un progetto di intervento e uno studio, supportato da indagini preliminari a livello di rilievo storico-archeologico e stratigrafico, di cui si può tener conto, a seconda delle esigenze, in fase esecutiva, durante le diverse tappe del restauro».

E quali le forme di degrado più difficili da individuare e da combattere?

«In particolare l’apparecchio murario portante può manifestare fessurazioni, discontinuità o fratture murarie a causa di cedimenti».

Quale sarà la metodologia di lavoro?

«Le facciate, costituite essenzialmente da paramento in mattoni a vista, anche con elementi sagomati, sono caratterizzate sotto il profilo del degrado da dilavamento e erosione. Tale degrado si manifesta in maniera immediata con la decoesione dell’intonachino originale probabilmente presente su tutte le superfici. Si procede ad un ciclo di pulizia generalizzata mediante lavaggio con acqua deionizzata e spazzole morbide. Per ottenere il consolidamento si prevede la rimozione e la sostituzione dei mattoni, causa di possibili cedimenti statici. Per le fessure si eseguono profonde iniezioni di malte a base di calce naturale leggermente espansive. La rifinitura esterna ad intonachino sara applicata con una tecnica che imiti quella originale, stuccatura colorata a raso».

Per il restauro verranno impiegati materiali particolari ?

«La reintegrazione delle porzioni, in cui l’intonaco non è più presente, sarà fatta selezionando materiale simile a quello originale la cui composizione si è potuta determinare grazie ai risultati emersi dalle analisi geologiche, di tipo qualitativo e quantitativo, operate su campioni del materiale originale. Da ultimo, si procederà ad un trattamento cromatico superficiale. L'obiettivo finale sarà l'esecuzione di un restauro conservativo che permetta di mantenere la finitura superficiale eseguita nel 1670, consentendone, per quanto possibile, il mantenimento nel tempo».

Ci potrebbero essere delle sorprese durante il restauro?

«No. E’ stata compiuta un'analisi dettagliata con metodi fotografici a grande risoluzione di tutte le parti delle facciate con un drone di ultima generazione e indagini materiche, con indagini di laboratorio sulla composizione chimica degli intonaci e delle pitture originali».

In che misura si tiene presente il contesto storico in cui nasce la chiesa?

«Il contesto, ovvero il sito e gli edifici che prospettano la chiesa hanno subito dal 1640 ad oggi notevoli cambiamenti, dovuti all'evoluzione urbanistica, stilistica ed economica della città. La chiesa non fa parte di questo processo: è nata con l'attuale forma architettonica, in quasi quattro secoli. Ha perso solo la pelle esterna che la proteggeva e metteva in evidenza le raffinate armonie geometriche dei disegni di facciata che il tempo con meteo e smog ha cancellato».

E’ solo il tempo a determinare la rovina di un edificio storico, o anche con restauri non sempre idonei?

«La chiesa di San Carlo non ha mai subito interventi di restauro delle facciate. Gli unici interventi sono stati effettuati per la sostituzione e restauro delle orditure lignee strutturali della copertura».

Come si protegge un monumento?

«La casistica è infinita, l'unica vera protezione di un monumento la si può attuare solo con la consapevolezza che il monumento è un documento della nostra civiltà. L’operatore, il professionista dovrà possedere una particolare sensibilità e riverenza, documentarsi con la storia e gli aspetti dell’opera chiarendo i punti oscuri non documentati, formulare ipotesi e confutarne l’attendibilità, in modo tale da stabilire un dialogo con l’opera architettonica. Una “romantica” definizione della parola “Restauro” viene espressa dall’insigne architetto Piero Sanpaolesi per il quale, prima di intervenire, bisogna “conoscere quanto più è possibile non solo la forma, ma la materia stessa dell’edificio e con la materia la personalità, la pelle esterna e le strutture insieme, cioè infine l’edificio intero vivo, in corpo e spirito».l